Per un’etica costituzionale. La passione civile di Rodotà

Sicuramente Stefano Rodotà, fine giurista e filosofo, è stato , ed è, tra i più forti critici del berlusconismo politico-morale. Questo libretto, uscito per i tipi di Laterza, dal titolo “antico” Elogio del moralismo (pagg. 96, € 9,00) rappresenta, infatti, una piccola “summa” dell’alternativa morale e “costituzionale” al berlusconismo che ha fatto da padrone nel nostro Paese per troppi anni.
L’autore si definisce, con un certo richiamo di berlingueriana memoria, un “vecchio incallito, mai pentito, moralista. La parola mi piace, perché richiama non una moralità passiva, compiaciuta, contemplativa, ma una attitudine critica da non abbandonare, una tensione continua verso la realtà, il rifiuto di uno storicismo da quattro soldi che, riducendo a formula abusiva l’hegeliano ‘tutto ciò che è reale è razionale’, spalma di acquiescenza qualsiasi comportamento pubblico e privato”. Non è quindi inazione (come quello delle “anime belle”), anzi, quello di Rodotà, è un richiamo forte all’azione: “Il moralista (…) esce allo scoperto e non è frenato dal timore di essere sgradito o sgradevole. Non si fa incantare dal realismo di chi invoca la natura ferrigna della politica come un salvacondotto che legittima qualsiasi azione, anche quando il tornaconto personale è l’unica molla”.
Basterebbe questo pensiero per collocare con chiarezza l’orizzonte di Rodotà. Il libro, invece, ci offre altri spunti (tra l’altro sono ripubblicati interessanti articoli apparsi agli inizi di “Tangentopoli” che ci offrono una analisi lucida di quegli anni catastrofici per il nostro Paese.).
L’autore,così, prende di mira quella pericolosa deriva di questi anni pesanti del “berlusconismo rampante” ovvero “la privatizzazione della sfera pubblica non solo attraverso il brutale impadronirsi delle risorse comuni per soddisfare interessi privatissimi, ma anche, e forse soprattutto, perché le istituzioni vengono intensamente piegate al tentativo, mai abbandonato, di creare una rete di protezione rinnovata e più resistente a tutela di corrotti, corruttori, immorali”. Ed è questa logica perversa di “decostituzionalizzazione”, così la chiama l’autore, della politica e delle istituzioni che nel nostro Paese ci sono state leggi ad personam. Una mostruosità giuridica inaccettabile per uno stato di diritto. Questo è il frutto, anche del venire meno di un principio cardine di tutta la politica, almeno di quella praticata nelle moderne democrazie, del principio di responsabilità politica. Un principio, se attuato con rigore, porta con sé gli anticorpi per la salvezza della politica e della sua legittima autonomia (ovviamente non dall’etica). In questi anni, invece, si è assistito a pericolose litanie del tipo: “non si può cedere al moralismo” (si è sentito spesso in questi anni, da parte di qualche giornalista ciellino, fare questo tipo di affermazione delirante), oppure l’altra variante, anche questa deleteria, “non è penalmente rilevante” (su cui si sono basati gli “adoratori” di una privacy assai discutibile). Contro questo “relativismo” etico, questo si che è “relativismo”, Rodotà contrappone l’etica costituzionale delle virtù repubblicane.
Centrale in questa sua riflessione è la proposta di una “moralità costituzionale” così come è delineato dall’art. 54 della nostra Costituzione (ovvero quel richiamo alla “disciplina e all’onore” cui sono chiamati i cittadini che ricoprono incarichi pubblici). Insomma la “rispettabilità non è parola vuota. Ma anzi è il simbolo, se non diventa vuota ostentazione gattopardesca, di una trasparenza rigorosa per l’uomo politico. Cui Rodotà ricorda, all’uomo politico, una “ridotta aspettativa di privacy”. Questo non significa azzeramento della sfera privata, significa invece “enfatizzare” il controllo democratico dei cittadini sui governanti. Perché la democrazia non è solamente “governo del popolo”, ma anche “governo in pubblico”.
Allora si intendono le parole del giudice americano Luis Brandeis che affermava che “la luce del sole è il miglior disinfettante”. Contro il “mostruoso connubio” tra politica e affari la trasparenza è la migliore arma contro la corruzione e i conflitti d’interessi . Quest’ultimi poi espongono il tessuto democratico ed economico nelle zone opache dove tutto è possibile nel nome dell’interesse privatistico.
Un libretto, quindi, salutare questo di Rodotà, che da ridà dignità alla politica liberandola dai soffocanti e disperanti machiavellismi di ogni sorta.

Commenti (2)

  1. Dalla parola di Charles Darwin l’uomo ha dalla nascita, dalla famiglia, dalla scuola, dalla società la possibilità di dare un senso alla propria vita.L’hà ricevuto e lo può trasmettere, é responsabile delle prorie espressioni di vita.Poi “l’ambiente sociale” e la sua “personalità” miscelandosi possono metterlo alla prova facendolo attraversare tempi di notte “guerre” e tempi di sole “pace” che possono fargli perdere la strada. Cerco di vedere negl’altri dei conviventi che siano come me. Gli altri li rispetto ma li evito.Ho un pensiero costante: non vorrei pentirmi di non avere capito una cosa che avrei potuto capire. Grazio dello spazio concessomi. Auguri di buon anno.

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