La “Nuova Tangentopoli”. Intervista a Peter Gomez

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Gli scandali politici di questi giorni hanno fatto parlare di “Nuova Tangentopoli. Intanto ieri il Consiglio Federale della Lega Nord ha deciso di staccare la spina a Formigoni. Proponendo elezioni regionali ad Aprile insieme alle politiche. “. La situazione è in evoluzione. Non si esclude che si possano essere sorprese nelle prossime ore. Un sistema sta crollando Ne parliamo con Peter Gomez, direttore del sito del “Fatto Quotidiano” (www.ilfattoquotidiano.it).

Gomez, per qualcuno con questi ultimi scandali politici (l’ultimo della serie è l’arresto dell’assessore alla Casa della Regione Lombardia, Zambetti) siamo in presenza di una Nuova Tangentopoli. Per Lei?

Ci sono alcune similitudini rispetto al passato, perché non è vero, come si dice spesso adesso, che prima rubassero solo per il partito, perché chi rubava diventava ricco anche di persona, partivano 100 milioni per una tangente, di quelli ne arrivavano 70 nelle casse del partito perché gli altri se li intascava il politico. La differenza forte può essere che abbiamo persone che usano poco i soldi per la politica, poi è stato trovato questo sistema per cui i partiti, tutti d’accordo, aumentano i propri rimborsi spese e poi in queste condizioni alcuni dei partitisi mettono in tasca i soldi.

Con l’arresto di Zambetti si è dimostrato il salto di qualità dell’ndrangheta in Lombardia. Ilda Boccassini parla di “vicenda devastante” per la democrazia. Eppure , nonostante le denunce di Roberto Saviano, gli scioglimenti di alcuni consigli comunali del Nord a cui ora si aggiunge anche lo scioglimento di Reggio Calabria. Nonostante tutto questo la politica non è riuscita ha produrre gli anticorpi che la difendessero dalle infiltrazioni, perché?

È molto semplice perché in questi anni si è fatto finta di demandare alla magistratura il compito di selezionare le classi dirigenti: si è detto se uno è condannato è fuori, se uno è innocente era vittima e perseguitato e in ogni caso si è detto sono le sentenze che stabiliscono chi è dentro o fuori la politica. Tuttavia ci sono dei comportamenti che non son necessariamente penali o perseguibili: esempio sulla criminalità organizzata: andare a cena con un boss non è reato, però la politica, sia a destra che a sinistra, ha sempre evitato di selezionare le proprie classi dirigenti sulla base del buon senso. Se so che una persona ha determinate frequentazioni, non ho la prova che commetta reato, però io partito non devo candidarlo. Mafia e politica, come diceva Borsellino, sono due organizzazioni che controllano lo stesso territorio: o fanno guerra o si mettono d’accordo, e in Italia spesso si mettono d’accordo.

Parliamo ancora di Lombardia, di Milano specificatamente. Il sindaco Pisapia, in una intervista apparsa oggi su Repubblica, invita la città ad una “ribellione civica”. Rispetto al 1992, allora c’era una società civile organizzata, oggi appare una città assuefatta. Esiste ancora una “riserva etica” nella città?

Esiste ancora, se si frequentano la rete, i social network questa tensione si coglie tutta, anche nel voto: questa città ha cambiato il suo governo, pensando di mandare al governo persone che si pensava potessero governare meglio la cosa pubblica. Dalla lettura dei giornali si capisce che questa classe dirigente è agli sgoccioli.

L’Expò sarà la grande torta che attirerà grandissimi interessi economici. La politica delle istituzioni riuscirà a contrastare l’infiltrazione mafiosa? Oppure, secondo lei, vi sono segnali allarmanti che sono stati sottovalutati?

Penso che per quel che riguarda l’Expo cercheranno di contrastarle solo forze dell’ordine e magistratura: il sistema degli appalti, per come è ora, favorisce infiltrazioni di qualsiasi tipo. Ci saranno e Ci sono stati dei controlli e sono funzionati in parte: un’azienda è stata espulsa. Ma è molto diffuso il sistema delle aziende in rapporto con le associazioni mafiose, perché le organizzazioni criminali sono riuscite a rendere parzialmente legale quello che una volta era illegale. C’è frase di Buscetta di un’ intervista rilasciata prima di morire: “la mafia come l’ho conosciuta io non esisterà più ci saranno solo uomini in giacca e cravatta nell’ufficio in cui lavorano centinaia di persone”.

Parliamo del governatore Formigoni. Come spiega questa cocciuta determinazione a resistere, di fronte alle macerie morali e politiche della sua giunta?

Siamo alla fine del suo “regno” e resiste, da un lato, per una questione giudiziaria perché non sa cosa gli potrà accadere ed essendo governatore è più difficile essere arrestati; dall’altra c’è la necessità del centrodestra di prendere tempo, perché sa che all’elezioni ora sarebbe una sconfitta certa. Tirare fino a 2014 2015 dà l’idea che quelle forze politiche possano sperare di avere tempi migliori.

La Lega ora vuol far saltare Formigoni è ancora capace di consenso?

La Lega ha capito che se non lo fa saltare avrà un ulteriore contraccolpo elettorale. Staccare la spina è obbligatorio per essere credibili davanti agli elettori.
Il centrosinistra, in Lombardia, può essere una alternativa?

Non so, il centrosinistra non è al governo da molti molti anni e questo è positivo. Però c’è una parte del centrosinistra, ancora importante, che si identifica con gli uomini di Penati e quello che è mancato in questi anni è l’opposizione a livello regionale rispetto a Penati. Pensate che l’uomo che pagava Penati, secondo l’accusa, era il capogruppo del Pdl a Sesto San Giovanni Se questo è il livello di ricatto è un po’ difficile fare opposizione in queste condizioni . il centrosinistra comunque può essere un’alternativa se farà opposizione vera.

Ultima domanda: come si salva questa politica malata?

Si salva in un modo: nel medio periodo facendo entrare nelle assemblee elettive una forte opposizione, in questi anni quello che è mancato è proprio la presenza di un’opposizione pesante.

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