L’Italia e gli armamenti: una questione seria. Intervista a Susanna Camusso

Susanna Camusso (Ansa)

Produzione ed esportazione di sistemi militari, il ruolo dell’Italia e dell’Europa, ma anche le divergenze tra rappresentanze locali e nazionali dei lavoratori. E, soprattutto, l’urgenza di una politica industriale nazionale rispettosa dell’ambiente, dei diritti e del futuro. “Crediamo che sia chiaro a tutti, dopo le crisi finanziaria prima e sanitaria dopo, che il nemico da cui ci dobbiamo difendere non è un esercito invasore, ma sono le diseguaglianze, le povertà, la corruzione, il cambio climatico, le nuove malattie, le nuove e le vecchie forme di sfruttamento del lavoro, e quindi, se vogliamo lasciare un mondo migliore alle generazioni del futuro, dobbiamo investire le nostre intelligenze e le nostre risorse nelle persone e nel pianeta”. Intervista a tutto campo a Susanna Camusso, ex Segretaria generale della CGIL e oggi Responsabile Politiche di genere, europee ed internazionali della CGIL.

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Documento dei leader della Chiesa Cattolica sullo stop alle armi nucleari

Pubblichiamo il Documento firmato da alcuni leader della Chiesa cattolica di tutto il mondo, che accolgono con favore l’entrata in vigore, il 22 gennaio 2021, del Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari.

Noi, leader della Chiesa cattolica di tutto il mondo, accogliamo con favore l’entrata in vigore il 22 gennaio 2021 del Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari.
Siamo incoraggiati dal fatto che la maggioranza degli Stati membri delle Nazioni Unite sostenga attivamente il nuovo trattato attraverso l’adozione, le firme e le ratifiche. È giusto che la Santa Sede sia stata tra i primi Stati ad aderire all’accordo nel 2017. Inoltre, i sondaggi dell’opinione pubblica mondiale dimostrano la convinzione globale che le armi nucleari debbano essere abolite. La peggiore di tutte le armi di distruzione di massa è stata da tempo giudicata immorale. Adesso è anche finalmente illegale.
Siamo preoccupati per il continuo rischio per l’umanità che possano essere utilizzate armi nucleari e per le conseguenze catastrofiche che ne deriverebbero. È incoraggiante che questo nuovo Trattato si basi su un crescente corpo di ricerca sulle catastrofiche conseguenze umanitarie ed ecologiche di attacchi nucleari, test e incidenti. Due esempi che parlano a tutte le persone sono gli impatti sproporzionati delle radiazioni su donne e ragazze e i gravi effetti sulle comunità indigene le cui terre sono state utilizzate per i test nucleari.
Noi sottoscritti sosteniamo la leadership che Papa Francesco sta esercitando a favore del disarmo nucleare. Durante la sua storica visita alle città bombardate di Hiroshima e Nagasaki nel novembre 2019 il Papa ha condannato sia l’uso che il possesso di armi nucleari da parte di qualsiasi Stato. La pace non può essere raggiunta attraverso «la minaccia dell’annientamento totale», ha detto. Papa Francesco ha sollecitato il sostegno per «i principali strumenti giuridici internazionali di disarmo nucleare e non proliferazione, compreso il Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari». Prima della sua visita, le Conferenze dei Vescovi Cattolici in Canada e Giappone hanno esortato i loro governi a firmare e ratificare il nuovo Trattato.
Come loro, alcuni di noi provengono da paesi alleati con una potenza nucleare o che dispongono di arsenali nucleari. Sicuramente, in quest’epoca di crescente interdipendenza e vulnerabilità globale, la nostra fede ci invita a cercare il bene comune e universale. «Siamo tutti salvati insieme o nessuno si salva», dice la nuova enciclica del Papa Fratelli tutti. «È possibile per noi essere aperti ai nostri vicini all’interno di una famiglia di nazioni?», chiede Francesco. La cooperazione internazionale è essenziale per affrontare la pandemia Covid-19, il cambiamento climatico, il divario tra ricchi e poveri e la minaccia universale delle armi nucleari.
Non importa da dove veniamo, ci uniamo ad esortare i governi a firmare e ratificare il Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari. Ringraziamo coloro che lo hanno già fatto e li esortiamo a invitare anche altri paesi ad aderire al Trattato.
Invitiamo i colleghi leader della Chiesa a discutere e deliberare sul ruolo significativo che la Chiesa può svolgere nel costruire il sostegno per questa nuova norma internazionale contro le armi nucleari. È particolarmente importante per le conferenze episcopali nazionali e regionali, nonché per le istituzioni e le fondazioni cattoliche, verificare se i fondi relativi alla Chiesa vengono investiti in società e banche coinvolte nella produzione di armi nucleari. In tal caso, intraprendere azioni correttive ponendo fine ai rapporti di finanziamento esistenti e cercare modi per il disinvestimento.
Crediamo che il dono della pace di Dio sia all’opera per scoraggiare la guerra e superare la violenza. Pertanto, in questo giorno storico, ci congratuliamo con i membri della Chiesa cattolica che per decenni sono stati in prima linea nei movimenti di base per opporsi alle armi nucleari e ai movimenti per la pace cattolici che fanno parte della Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari, vincitrice del Premio Nobel (Ican).

Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme
Jean-Claude Höllerich, Cardinale, Arcidiocesi di Lussemburgo, Presidente di Pax Christi Lussemburgo
Gualtiero Bassetti, Cardinale, Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
Malcolm McMahon, Arcivescovo di Liverpool, Presidente di Pax Christi di Inghilterra e Galles
Giovanni Ricchiuti, Arcivescovo, Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, Presidente di Pax Christi Italia
Antonio Ledesma, Arcivescovo di Cagayan de Oro, Presidente di Pax Christi Filippine
Joseph Mitsuaki Takami, Arcivescovo di Nagasaki, Presidente della Conferenza Episcopale Giapponese
González Nieves, Arcivescovo di San Juan, Porto Rico
José Domingo Ulloa Mendieta, Arcivescovo di Panama
Mare Stenger, Vescovo Emerito della Diocesi di Troyes, Francia, Co-presidente di Pax Christi Internazionale
Hubert Herbreteau, Vescovo, Diocesi di Agen, Presidente di Pax Christi Francia
Peter Kohlgraf, Vescovo, Diocesi di Mainz, Presidente di Pax Christi Germania
Gerard de Korte, Vescovo, Diocesi di Den Bosch, Paesi Bassi
Lode Van Hecke, Vescovo, Diocesi di Gand, Belgio
Luigi Bettazzi, Vescovo Emerito, Diocesi di Ivrea, ex Presidente di Pax Christi International e Pax Christi Italia
William Nolan, Vescovo, Diocesi di Galloway, Scozia
Brian McGee, Vescovo, Diocesi di Argyll e delle Isole, Scozia
Joseph Toal, Vescovo, Diocesi di Motherwell, Presidente dello Scottish Catholic International Aid Fund
John Stowe, Vescovo, Diocesi di Lexington, Presidente di Pax Christi Usa
Robert McElroy, Vescovo, Diocesi di San Diego, Stati Uniti
Terry Brady, Vescovo, Arcidiocesi di Sydney, Australia
Peter Cullinane, Vescovo Emerito, Diocesi di Palmerston North, Presidente di Pax Christi Aotearoa Nuova Zelanda
Alexis Mitsuru Shirahama, Vescovo, Diocesi di Hiroshima, Giappone
Wayne Berndt, Vescovo, Diocesi di Naha, Giappone
Bernard Taiji Katsuya, Vescovo, Diocesi di Sapporo, Giappone
Paul Daisuke Narui, Vescovo, Diocesi di Niigata, Giappone
Timothy Yu, Vescovo, Arcidiocesi di Seul, Corea del Sud
Allwyn D’Silva, Vescovo, Arcidiocesi di Bombay, India
Kevin Dowling, Vescovo, Diocesi di Rustenburg, Ex Co-Presidente di Pax Christi International, Sudafrica
Segue una lunga lista di firme di laici, religiosi e religiose di una ventina di Paesi.

22 Gennaio 2021

Dal sito: https://www.chiesacattolica.it/documento-dei-leader-della-chiesa-cattolica-sullo-stop-alle-armi-nucleari/

Navi militari all’Egitto: l’affare militare non riguarda solo il caso Regeni Intervista a Giorgio Beretta (Osservatorio OPAL)

La notizia dell’autorizzazione all’esportazione all’Egitto di due fregate multiruolo Fremm ha suscitato le proteste della famiglia Regeni che si è detta “tradita dallo Stato”. La vendita delle due navi militari solleva diverse questioni di natura geopolitica e strategica, ma soprattutto sulla politica estera dell’Italia e sull’osservanza delle norme che regolano l’esportazione di armamenti. Ne parliamo con Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di sicurezza e difesa (OPAL) di Brescia.

 

Può spiegarci innanzitutto in cosa consiste questo contratto? Si tratta solo delle due navi militari o c’è dell’altro?

Questo è il punto principale perché riguarda l’informazione al parlamento e ai cittadini. L’esportazione all’Egitto delle due fregate Fremm, la Spartaco Schergat e la Emilio Bianchi,  originariamente destinate alla Marina Militare italiana, è infatti, secondo diverse e autorevoli fonti di stampa nazionale ed estera, solo una parte di un più ampio affare militare in trattativa tra Roma e il Cairo. Un maxi-contratto tra i 9 e gli 11 miliardi di euro che prevede, oltre alle due Fremm, altre quattro fregate missilistiche, 20 pattugliatori, 24 caccia multiruolo Eurofighter Typhoon e altrettanti aerei addestratori M-346 più un satellite di osservazione. Negli ambienti del settore militare-industriale è stato già definito “la commessa del secolo”. Ma, al momento, non vi è stata alcuna informativa precisa al riguardo, nemmeno sull’autorizzazione all’esportazione all’Egitto delle due fregate Fremm.
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Stragi xenofobe e omicidi: anche in Italia troppe leggerezze sulle armi. Intervista a Giorgio Beretta

 

La strage del 20 febbraio scorso in Germania, in cui Tobias Rathien, un “lupo solitario” tedesco di 43 anni, ha ucciso nove persone e ne ha ferite quattro nel quartiere frequentato da immigrati turchi e curdi di Hanau, ha riportato all’attenzione il problema delle stragi di matrice xenofoba e razzista. Nell’intervista al giornalista Giovanni Tizian, abbiamo approfondito le questioni collegate al diffondersi, in Germania ma anche in Italia, di atti di violenza da parte di gruppi neonazifascisti che inneggiano al suprematismo razziale e al clima politico che li alimenta. Per approfondire ulteriormente il tema ne parliamo con Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e Difesa (OPAL) di Brescia.

Lei ha evidenziato una serie di elementi che accomunano le recenti stragi di stampo xenofobo e razzista. Quali sono?

E’ importante, innanzitutto, ricordare almeno le principali stragi degli ultimi anni. La strage di Hanau in Germania (9 morti), è stata preceduta da quelle di El Paso in Texas (22 morti), della moschea di Christchurch in Nuova Zelanda in Nuova Zelanda (51 morti), della sinagoga di Pittsburgh in Pennsylvania (11 morti), della moschea di Quebec City in Canada (6 morti) e da numerose altre fino alla strage del 2011 nell’isola di Utoya in Norvegia (69 morti). Quattro sono gli elementi che accomunano queste stragi. Innanzitutto la matrice: sono ispirate da odio razziale e religioso di stampo suprematista, da antisemitismo e antislamismo e da fascinazioni di tipo nazifascista. In secondo luogo, la tipologia dell’esecutore: sono compiute da singoli, solitamente “lupi solitari” che non sempre fanno parte di gruppi suprematisti e neonazisti, ma che si ispirano alle loro istanze ed intendono diffonderle. In terzo luogo, il messaggio: nella gran parte di queste stragi, l’esecutore ha messo in rete un testo o dei video per diffondere la sua ideologia, il suo credo e i suoi ideali. Al riguardo va segnalato, positivamente, che la “Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza” pubblicata qualche giorno fa, riporta per la prima volta l’elenco dei gravissimi attentati del neonazismo globalizzato. La relazione evidenzia al riguardo anche in Italia “l’emergere di insidiosi rigurgiti neonazisti, favorito da una strisciante, ma pervasiva propaganda virtuale attraverso dedicate piattaforme online, impiegate per veicolare documenti, immagini e video di stampo suprematista, razzista e xenofobo”. E’ un fenomeno, quindi, che viene giustamente attenzionato.

Diceva anche di un quarto elemento. Qual è?

Si tratta delle modalità di esecuzione. Queste stragi sono state compiute con armi regolarmente detenute e i perpetratori erano tutti dei legali detentori di armi. I primi tre elementi pongono all’attenzione il problema della diffusione dell’odio razzista anche da parte di partiti politici, delle ideologie di tipo nazifascita e suprematista, del controllo dei gruppi che le propagandano e dei loro simpatizzanti. La quarta dovrebbe porre all’attenzione il problema dell’accesso legale alle armi.

Perché la questione delle armi è così rilevante?

Per tre motivi. Innanzitutto per il tipo di obiettivo di queste stragi: l’utilizzo di armi da fuoco consente di fare una strage non solo all’aperto ma anche in luoghi chiusi, in spazi prestabiliti, in ambienti prescelti come una chiesa, una moschea, una sinagoga. In secondo luogo per l’efficacia: l’arma a fuoco, anche quella cosiddetta “comune” di non di tipo militare, permette di ammazzare un gran numero di persone in breve tempo, consente cioè al killer di compiere una vera e propria strage. La differenza si è notata, ad esempio, nell’attentato dello scorso ottobre nei pressi della sinagoga di Halle in Germania: il simpatizzate neonazista tedesco, Stephan Balliet, ha utilizzato armi che si era fabbricato artigianalmente che si sono inceppate e l’attentatore, che aveva ucciso due passanti, ha dovuto desistere. In terzo luogo per il significato, il simbolismo che veicolano le armi legalmente detenute. Compiere una strage con un’arma legalmente detenuta significa, per lo stragista, non solo differenziarsi da altri terroristi che usano armi illegali e strumenti impropri, ma ribadire di essere nella legalità e anzi contribuire a ristabilire quella legalità e quell’ordine che sente minacciato da fattori estranei alla “vera cultura”, alla “vera tradizione” della sua nazione e dell’Occidente.

L’accesso alle armi è un problema che riguarda solo gli Stati Uniti o anche l’Europa e l’Italia?

Riguarda tutti i paesi, Italia compresa. Come noto, la questione è fortemente dibattuta negli Stati Uniti dove le stragi e i mass-shooting sono stati commessi con armi legalmente detenute e dove la lobby delle armi, ed in particolare la National Rifle Association (NRA), si oppone tenacemente a politiche di controllo sull’accesso e la diffusione delle armi. Ma riguarda anche l’Europa: la direttiva europea che, dopo le stragi di Charlie Ebdo e del Bataclan, avrebbe dovuto mettere al bando i fucili d’assalto (tipo Ak-47 e  AR-15, quelli più usati nelle stragi negli Stati Uniti), di fatto ha messo al bando quasi niente. Anzi, dirò di più: in Italia è stata utilizzata per allargare le maglie sulla detenzione di armi. Nell’estate del 2018, il governo Conte, su pressione della Lega e con il consenso del M5s, ha recepito, unico in Europa, in senso estensivo la direttiva europea 853/2017: il numero di “armi sportive” (tra cui i fucili semiautomatici tipo AK-47 o AR-15) è stato raddoppiato portandolo da sei a dodici ed è stata raddoppiata anche la capacità dei caricatori acquistabili senza denuncia (da cinque a dieci colpi). Un autentico regalo ai produttori di armi che, come noto, sono molto vicini alla Lega e ai partiti di destra. Così, oggi, con una semplice licenza per il tiro sportivo, per la caccia o per mera detenzione (nulla osta), è possibile tenersi in casa tre pistole con caricatori fino a 20 colpi, dodici “armi sportive” (cioè fucili semiautomatici) con caricatori da 10 colpi e un numero illimitato di fucili da caccia. Un autentico arsenale, perfetto per fare una strage.

In Italia, però, a parte Macerata, non vi sono stati attentati di matrice xenofoba e razzista. Significa che da noi le norme sulle armi e i controlli sono efficaci?

Ha fatto bene a ricordare l’attentato di Macerata innanzitutto perché quella compiuta da Luca Traini è stata – come ha riconosciuto la Corte d’Assise di Macerata e ha confermato la Corte d’Appello di Ancona – una “strage aggravata dall’odio razziale”: la matrice xenofoba e razzista è quindi evidente ed è accertata. In secondo luogo perché, come noto, il suprematista bianco autore della strage di Christchurch, Brenton Tarrant, si è ispirato anche all’attentato di Macerata scrivendo il nome di Luca Traini su uno dei suoi caricatori. Ma soprattutto perché il militante nazifascista Luca Traini deteneva le armi legalmente. E’ vero che in Italia non siamo negli Stati Uniti dove le armi si possono acquistare al supermercato. Ma anche da noi non è affatto difficile prendere una licenza per armi. Oggi in Italia, a qualunque cittadino incensurato, esente da malattie nervose e psichiche, non alcolista o tossicomane, è infatti generalmente consentito di ottenere una licenza dopo aver superato un breve esame di maneggio delle armi. Questa facilità sommata ai controlli troppo blandi sui legali detentori di armi è all’origine di un problema spesso sottovalutato.

A cosa si riferisce?

Mi riferisco al problema degli omicidi familiari e dei femminicidi. Tutti gli studi – tra cui il rapporto Istat pubblicato ieri evidenziano una costante contrazione dagli anni novanta del numero di omicidi attribuibili sia alla criminalità organizzata di tipo mafioso sia alla criminalità comune. Diminuiscono molto meno e anzi sono sostanzialmente costanti gli omicidi di tipo familiare e i femminicidi: lo evidenzia un dettagliato rapporto diffuso l’estate scorsa dal Centro di Ricerche Economiche e Sociali Eures dal titolo “Omicidi in famiglia” (qui una mia recensione). C’è un aspetto particolarmente preoccupante. Nel 2018 quattro vittime su dieci in famiglia sono state uccise con armi da fuoco e, in almeno 42 casi (pari al 64,6%), negli omicidi familiari l’assassino risultava in possesso di un regolare porto d’armi, in 10 casi per motivi di lavoro. Il confronto con il numero di omicidi di tipo mafioso (19 nel 2018, dati Istat) e per “furti e rapine” (12 nel 2018) mette in luce un’evidenza inequivocabile: oggi in Italia le armi nelle mani dei legali detentori uccidono più dei rapinatori e della mafia. E ammazzano soprattutto le donne.

Ritiene, quindi, che l’accesso alle armi sia un problema sottovalutato in Italia?

Sì, fortemente sottovalutato e anzi volutamente e abilmente messo ai margini. Mi riferisco, innanzitutto, al tipo di informazione che viene divulgata soprattutto dai organi specializzati del settore armiero dai quali ci si aspetterebbe una sensibilizzazione adeguata circa i problemi relativi al possesso di armi in riferimento alla sicurezza pubblica. Ma c’è anche una propaganda mirata a minimizzare il problema ed anzi a legittimare la diffusione delle armi. E’ ciò che ha fatto, ad esempio, Matteo Salvini mostrandosi ripetutamente con armi in mano quando era ministro degli Interni e anche di recente: durante la visita alla fiera delle armi HIT Show di Vicenza, Salvini non ha mancato infatti di dire che “le armi ad uso sportivo e per le persone perbene non devono far paura a nessuno” (qui il video). Si tratta non solo di un’evidente sottovalutazione del problema gravissimo delle armi da fuoco negli omicidi in famiglia e nei femminicidi, ma rappresenta una pericolosa legittimazione della detenzione di armi nelle case e nelle famiglie. Le stragi di matrice razzista, il diffondersi di pulsioni xenofobe e l’espandersi di gruppi di ispirazione nazifascista dovrebbero indurre, invece, ad un’ampia revisione delle norme introducendo maggiori restrizioni sulle armi che si possono detenere e controlli più frequenti e accurati sui legali detentori di armi. L’Osservatorio Opal ha da tempo avanzato varie proposte ed alcune iniziative di legge sono depositate in Parlamento: mi auguro che vengano presto esaminate.

 

 

 

 

Ma la difesa è “sempre legittima”? Una riflessione dalla parte delle vittime. Intervista a Elisabetta Aldrovandi  e Gabriella Neri

 

Il Senato ha approvato, nei giorni scorsi,  la nuova legge sulla legittima difesa. Il provvedimento passa ora all’esame della Camera. Il testo è passato con 195 favorevoli, 52 contrari e un astenuto. Il provvedimento è stato approvato grazie ai voti della maggioranza Lega-M5s a cui si sono aggiunti quelli dei senatori di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Contrari gli esponenti del Pd (che però approva l’articolo 2 su chi “agisce in stato di grave turbamento”) e di LeU.  Il testo approvato pone non pochi problemi di etica-politica Il testo allarma, tra gli altri, l’Associazione Nazionale dei Magistrati. Altri osservatori pongono l’accento sulla regolamentazione dell’uso delle armi. I due temi sono correlati.  Infatti, secondo quanto evidenzia il “Primo Rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia” del CENSIS, «Il rischio – scrive il CENSIS –  è di un aumento non controllato dei cittadini armati che, a fronte della presenza di una forte insicurezza tra la popolazione, potrebbe portare ad una pericolosa “americanizzazione” della società civile, con un aumento esponenziale di quanti sparano e di quanti uccidono». Il CENSIS avverte: «Con il cambio delle regole e un allentamento delle prescrizioni, ci dovremmo abituare ad avere tassi di omicidi volontari con l’utilizzo di armi da fuoco più alti e simili a quelli che si verificano oltre Oceano. Le vittime da arma da fuoco potrebbero salire in Italia fino a 2.700 ogni anno, contro le 150 attuali, per un totale di 2.550 morti in più». Un dato su cui a cui si dovrebbe prestare particolare attenzione prima di modificare la legge sulla legittima difesa.

Su questo tema, della regolamentazione, torneremo prossimamente. Oggi vogliamo offrirvi alcuni spunti di riflessione sulla legge a partire dalle vittime. Lo facciamo con due donne impegnate, sia pure da prospettive diverse, su questa frontiera. Si tratta di due donne che sono Presidenti di associazioni per le vittime (Aldrovandi per vittime di omicidi per rapine ecc,, Neri per le vittime di omicidi con armi da fuoco legalmente detenute). 

Avvocato Elisabetta Aldrovandi (Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime)

Avvocato, Può presentarci in breve l’Osservatorio: Come nasce e quali sono le finalità?

L’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime è una grande famiglia, formata da decine di vittime di reati violenti, donne stuprate, familiari di persone uccise durante aggressioni o da ex compagni, vittime di lesioni gravissime.Il nostro scopo è cambiare il sistema normativo, modificandolo in quelle parti in cui non fornisce adeguata tutela ai diritti delle Vittime, le quali troppo spesso, oltre a subire il fatto di reato, subiscono anche la beffa dell’ingiustizia nelle aule dei tribunali. E questo per una stratificazione legislativa che nel corso degli anni ha concesso molteplici benefici a pioggia a imputati e condannati, assottigliando sempre più i diritti delle Vittime di reato. Scriviamo, pertanto, disegni di legge, che sottoponiamo all’attenzione di parlamentari disposti a sostenerci, e che vengono depositati alla Camera e al Senato, perché crediamo fermamente che le battaglie per le Vittime si vincano partendo non dal basso, con manifestazioni e cortei, ma dall’alto, andando a modificare ciò che a livello legislativo non funziona.

 La vostra associazione si è fatta promotrice di varie proposte di modifica della legge sulla “legittima difesa”. Per quali motivi? E quali sono i punti più importanti che avete proposto? 

Sosteniamo questo disegno di legge di modifica della legittima difesa e del furto in abitazione e con destrezza perché nella nostra associazione abbiamo Franco Birolo, Francesco Sicignano, Mario Cattaneo, Graziano Stacchio, tutte persone che, per essersi difese da aggressioni di malintenzionati entrati in casa loro, hanno subìto mesi o anni di gogne processuali e mediatiche, con conseguente gravissimo turbamento emotivo, psicologico, familiare, e ingente danno economico per le spese legali affrontate, e quindi conosciamo da vicino le storie di persone che, per essere state costrette a difendersi dal pericolo di essere uccise, si sono difese e per questo hanno avuto, di fatto, l’esistenza rovinata. In agosto 2018 sono stata audita assieme ad alcuni di loro in Commissione Giustizia al Senato in merito al disegno di legge di modifica dell’art. 52 del Codice Penale, proponendo, tra gli altri suggerimenti, il patrocinio a carico dello stato indipendentemente dal reddito in caso di proscioglimento o assoluzione, l’impossibilità per l’aggressore ferito o per i suoi familiari, se ucciso, di chiedere i danni in sede civile, e, per il furto in abitazione e lo scippo, la sospensione della pena subordinata al risarcimento del danno alla persona offesa. Tutte proposte accolte e inserite nel testo di legge approvato in Senato.

La legge prevede che “…sussiste sempre il rapporto di proporzione quando qualcuno “usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere: a) la propria o la altrui incolumità; b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione”. Pensa che possa esserci il pericolo che questa legge possa indurre i cittadini ad armarsi, con la conseguenza di avere ancora più vittime anche tra le persone che intendono difendersi da furti o rapine? Se sì, quali attenzioni andrebbero prese? 

Non ritengo che possa sussistere questo pericolo, poiché, se è vero che i casi principali di legittima difesa hanno visto l’uso da parte di chi si è difeso delle armi da fuoco, è altrettanto vero che in casa tutti noi possediamo armi atte a offendere, dai coltelli, alle forbici, a suppellettili di vario genere. In ogni caso, credo che si potrebbe pensare a una normativa che preveda l’introduzione di armi cosiddette da difesa “abitativa”, magari più leggere, meno offensive di quelle a uso sportivo o da caccia, seppure forse questa soluzione potrebbe, in realtà, avere l’effetto di aumentare considerevolmente il ricorso alle armi, anche da parte di chi, come per esempio le donne, nella maggior parte dei casi non le utilizza soprattutto per difficoltà nel maneggiarle e per il timore che un’arma da fuoco “classica” certamente provoca.

Gabriella Neri (“Ognivolta” onlus)

Signora Neri, ci può presentare in breve la vostra onlus? Come è nata e qual è l’impegno principale?

L’associazione “ognivolta – familiari e amici di Luca e Jan – Onlus” nasce nel 2012 in seguito ad un evento drammatico e luttuoso accaduto il 23 Luglio 2010 a Massarosa in provincia di Lucca, presso la Gifas Electric: mio marito Luca Ceragioli, direttore generale dell’azienda, e il suo collaboratore Jan Hilmer vennero uccisi a colpi di arma da fuoco dall’ex collega Paolo Iacconi, che poi si suicidò a sua volta nei bagni dell’azienda.

Quest’ultimo aveva alle spalle diversi tentativi di suicidio con psicofarmaci e altrettanti TSO e, nonostante questo, deteneva regolarmente un porto d’armi per uso sportivo e una pistola che quel giorno portò con sé per compiere quell’efferato omicidio.

Nel 2012 abbiamo fondato “ognivolta”, la cui mission è principalmente quella di fare pressione a livello parlamentare affinché la legislazione preveda controlli più efficaci in materia di rilascio e rinnovo delle licenze per porto d’armi, perché un’arma in mano a un soggetto disturbato psichicamente può essere fatale, come lo è stato per noi.

 In questi giorni il Senato ha approvato la modifica della legge sulla “legittima difesa” che ora passerà all’esame della Camera. Come valuta le modifiche alla legge? Pensa che siano possibili miglioramenti?

Quello che percepisco dal testo di questa legge, che va a modificare e “allargare” maglie di una normativa già esistente, è un’eccessiva autonomia nella difesa in situazioni di pericolo di persone o beni (categorie associate in modo evidentemente improprio), che a mio parere può andare a scapito della fiducia nelle Istituzioni che operano per la sicurezza dei cittadini. Mi crea perplessità che in una situazione di “grave turbamento” che cita la legge, si autorizzi una reazione anche con un’arma da fuoco,  perché proprio in uno stato emotivo alterato sorge il pericolo di reazioni incontrollate e di incapacità a gestire atti di difesa.

Nel disegno di legge è prevista l’assistenza legale a carico dello Stato per gli imputati che invocano la legittima difesa a seguito di un fatto di sangue nel proprio domicilio. Se questo nuovo provvedimento è ragionevole, devo però ricordare che lo Stato italiano non risarcisce in modo adeguato le vittime di reati violenti, tra cui le vittime di omicidi compiuti da legali detentori di armi. Sarebbe perciò necessario uniformare i diritti, o forse il “capitale umano” è vittima anch’esso di ideologie politiche?

C’è il pericolo che questa legge possa indurre i cittadini ad armarsi con la conseguenza di avere ancora più vittime, anche tra le persone che intendono difendersi da furti o rapine? Se sì, quali attenzioni andrebbero prese? 

Anche se i mezzi per difendersi possono essere di diversa natura, è innegabile che la “pistola sul comodino” sembra dare più sicurezza a chi vive in uno stato di paura nella propria abitazione o posto di lavoro. Paura spesso dettata dal condizionamento mediatico che non di rado mette in secondo piano le conseguenze che possono devastare la coscienza di una persona che toglie la vita ad un’altra, qualsiasi sia il motivo. Dico questo con convinzione, nonostante la mia vicenda personale. Non posso pensare che le nostre case, i nostri posti di lavoro, i luoghi dove condividiamo affetti, amori, fatiche, progetti e princìpi etici, siano minati da oggetti che per loro natura possono togliere la vita a un essere umano.

In ogni caso, le leggi dovrebbero garantire che quanto meno chi sceglie di avere con sé un’arma sia monitorato più di frequente e qualora insorgano problemi psichiatrici vi sia un collegamento in tempo reale fra strutture sanitarie e forze dell’ordine per provvedere ad un ritiro cautelativo del porto d’armi e dell’arma stessa, per evitare un uso che esploda in tragedie come la nostra.