Dialogo con la Commissione Europea: “La ‘ricreazione’ per il governo è finita”. Intervista a Fabio Martini

Dopo la cena di sabato scorso tra Juncker, Presidente della Commissione Europea, e
Giuseppe Conte, premier italiano, il governo è alle prese con la riscrittura della legge di stabilità. Riscrittura che si rende necessaria dopo la bocciatura della manovra governativa e l’intenzione della Commissione di avviare la procedura di infrazione. È una corsa contro il tempo per evitare la procedura. Come si svilupperà il dialogo tra governo e Commissione Europea? Ne parliamo con Fabio Martini cronista politico della Stampa di Torino.

Fabio Martini, dopo la “commedia”, come ha giustamente definito Romano Prodi questi mesi di propaganda antieuropea, pare che il “principio di realtà” sia entrato nella mente dei due leader governativi… Come si svilupperà la trattativa?
I due leder del governo si sono misurati la palla per due mesi, hanno capito che l’effetto-mercati sarebbe costato troppo caro e ora stanno limando. Le modalità della trattativa bisognerà inventarle, visto che sinora non si era mai arrivati così vicini ad una procedura di infrazione così pesante. Ma le modifiche potrebbero essere inserite durante l’iter di approvazione parlamentare della Legge di stabilità e dunque senza subire ”l’onta” di riscrivere il provvedimento e a quel punto il Consiglio europeo di metà dicembre, chiamato a ratificare la precedente istanza della Commissione, non la approverà. Questo dice il buon senso, ma soprese sono sempre possibili, perché dovranno comporsi esigenze diverse: cambiare senza che appaia una marcia indietro; fare in modo che le due misure più innovative e anche più elettoralistiche (quota 100 e Reddito) diventino operative prima delle elezioni Europee del maggio 2019: fare in modo che quelle misure siano facilmente fruibili, perché altrimenti diventano un boomerang. Per sintetizzare: servirà una buona dose di gattopardismo e di sapienza legislativa per evitare il boomerang.

Parliamo della coalizione “gialloverde”. In sei mesi di governo non ha dato prova di brillantezza. Molta propaganda, insieme ad alcuni provvedimenti assai discutibili, che è, la propaganda, il collante che tiene insieme due “entità” diverse. Ebbene quello che si sta verificando, alla luce di alcuni fatti (vedi ad esempio il diverso atteggiamento sulla TAV ) è il venire meno di un collante che ha fatto pensare, o sognare, al partito unico dei populisti. Ritieni possibile, come ha scritto in questi giorni Paolo Mieli, sul Corriere, che qualora l’Italia andasse in recessione e non fosse in grado di far fronte alle emissioni dei titoli, il governo non reggerebbe. A quel punto sarebbero inevitabili le elezioni. PENSI che questo sia improbabile e che il governi duri, almeno, fino alle europee? Qual è il tuo pensiero?
Non credo affatto che nel giro di poche settimane tutto precipiterà verso elezioni anticipate, da tenersi a marzo. Ci vuole un certo coraggio a far cadere governo e legislatura, sfidando il destino con nuove elezioni, esattamente un anno dopo la conclusione fisiologica della precedente legislatura. Nel Regno Unito, dove sono abituati a questa prassi, non hanno apprezzato la sfida di Cameron su Brexit. E l’hanno mandato a casa. Certo, le Europee sono lontane ma il buon senso direbbe che il redde rationem si consumerà la prossima estate: lasciano o raddoppiano.

I sondaggi indicano una Lega sempre più nazionale, anche se è ancora presente la vecchia cultura autonomistica con un profilo marcatamente xenofobo e di estrema destra, capace di cannibalizzare Forza Italia e Fratelli d’Italia. Esiste un interclassismo leghista dunque . Insomma Salvini al nord prende i voti del “partito del PIL” al sud fa concorrenza ai pentastellati, al centro sta erodendo voti al PD. Fa impressione. Come si può governare un Paese con il bullismo di Salvini?
Bullismo? Diciamo la verità, noi italiani siamo abituati ad una politica troppo spesso ipocrita. Nel sopire le diversità o anche nell’esaltarle, ben oltre la propria convinzione. La brutalità di Salvini può apparire a qualcuno bullismo e in qualche caso il suo agire stride con il suo incarico di ministro dell’Interno. Penso alla vicenda delle tre minorenni contestatrici del ministro, messe al pubblico ludibrio in una foto “autorizzata” dal ministro stesso. Ma a ben guardare il piglio aggressivo di Salvini si ferma quasi sempre ad un passo dal bullismo. Come conferma il dietrofront nelle critiche all’allenatore del Milan Gattuso.

I 5stelle, in questi ultimi due mesi, hanno dato una immagine di sé poco edificante. Mettendo a nudo il loro antimodernismo e una grave insofferenza verso la complessità democratica liberale. Gli attacchi alla stampa ne sono la cifra più grave. Basterà il “Reddito di cittadinanza” a salvarli?
In questi mesi una parte del loro patrimonio di credibilità si è eroso. Sul Reddito si giocano molto: dovrà arrivare ad una vasta platea di giovani, soprattutto meridionali, ma in modo lineare: senza scontentare mezza Italia. Non sarà semplice.

Se il tema della sicurezza è così prorompente non pensi che una diga al dilagare del Salvinismo possa essere rappresentata dalla persona di Minniti?
È bastato che gli sbarchi diminuissero, o si parlasse d’altro, perché l’emergenza si sgonfiasse. Marco Minniti, se vuole diventare leader del Pd, dovrà saper parlare ai suoi elettori parlando in modo arioso di tante questioni e non soltanto di sicurezza.

Parlare di Minniti vuol dire parlare del PD. Un partito che rischia grosso. Francamente 7 candidature sono troppe. …Cosa c’è da dire di più sul PD? Sembra un partito, per usare un termine martinazzoliano, che ha fatto l’abbonamento alla disfatta…
Il Pd rischia grosso, sette candidature sono troppe ma soltanto perché non corrispondono a proposte visibilmente diverse. Sono soltanto sfumature dello stesso colore, in particolare per quanto riguarda i tre candidati più quotati. Con due osservazioni ulteriori, una deprimente e una incoraggiante. Deprimente è la qualità del dibattito pre-congressuale: si sta svolgendo in modo molto introverso, senza una sola proposta che parli al Paese, o meglio alla metà del cielo che non ama il governo. Incoraggiante è invece la prospettiva elettorale: in elezioni Europee molto polarizzate – governisti contro antigovernisti – è possibile che il voto si coaguli dove c’è maggiore massa critica. Se un tempo le Europee erano l’occasione per togliersi uno “sfizio”, le prossime potrebbero trasformarsi in una chiamata alle armi da parte delle casamatte più grandi. Il Pd potrebbe giovarsi di questo clima.

In molti cercano una opposizione. Il civismo, la piazza di Torino ne è un esempio, può essere un elemento per la costruzione di una alternativa?
A Roma e a Torino si sono coagulati due mood diversi. A Roma l’esasperazione del ceto medio progressista per l’esaurirsi di quei gesti che costituiscono l’abc di ogni amministrazione municipale. A Torino, più che la Tav, ha inciso la rivolta contro il declino della città, accelerato dai no sistematici della Appendino. Questi movimenti civici in tutta Italia sono molto più ampi, diffusi e radicati di quel che sembra, ma per trasformarli in energia politica servirebbero progetti mirati e leader. Mancano entrambi. E il Pd combatte la battaglia dell’ombelico.

La vicenda della legge di stabilità, criticata da tutti della UE, compresi quelli del patto di Visigrad, ha lasciato una immagine di un’ Italia isolata. Per adesso Salvini ha ricevuto il sostegno della Le Pen. Un po’ poco per costruire l’alternativa sovranista… Pensi che davvero le elezioni europee soffierà forte il vento sovranista?
È presto per dirlo. Molto dipenderà da come i grandi leader europeisti decideranno di drammatizzare la partita elettorale. Se lo faranno, il vento populista, già non molto energico, si fermerà. E comunque, diciamo la verità: ogni volta che i populisti sono attesi da un boom elettorale, questo boom non c’è. In Francia, in Baviera, in Olanda, in Svezia, ovunque, si ripetono puntualmente queste vittorie dimezzate. È come se la paura, da loro cavalcata per conquistare consensi, al dunque fosse sovrastata da un’altra paura, eguale e contraria: il timore che possano conquistare il governo. Per ora questo è accaduto solo in Italia. Anche perché Lega e Cinque stelle si erano presentati in contrapposizione.

UN RIFORMISMO PROPOSITIVO PER LA NUOVA EUROPA. Un testo di Raffaele Morese

(foto Lapresse)

Questo che pubblichiamo, per gentile concessione, è l’introduzione di Raffaele Morese al Convegno “ITALIA, EUROPA: UN NUOVO RIFORMISMO”, che si aprirà questa mattina a Roma alle 9.30, presso l’ Aula Magna dell’Università “La SAPIENZA” (Piazzale Aldo Moro). Il Convegno è promosso da associazioni culturali laiche e cattoliche: Fondazione Achille Grandi – Circolo Fratelli Rosselli – Koiné L’Italia che Verrà – Mondo Operaio – Riformismo e Solidarietà. Molti i relatori presenti al Convegno, che si concluderà, nel pomeriggio, con una tavola rotonda, coordinata da Giuseppe Vacca, a cui parteciperà, tra gli altri, l’ex Presidente della Commissione Europea Romano Prodi. Raffaele Morese è stato, negli anni ’90, Segretario Generale aggiunto della Cisl e successivamente, ai tempi dei governi D’Alema e Amato, Sottosegretario al Lavoro. Continua a leggere

“Per attuare gli interventi del governo l’Italia deve arrivare “viva” al 2019”. Intervista a Fabio Martini

La situazione politica italiana resta sempre incandescente. Il governo difende la manovra insensibile alle reazioni internazionali e ai mercati. Intanto sull’Italia si sta per abbattere il giudizio delle agenzie di rating. Si teme il declassamento. Con effetti pesanti per il nostro Paese.

Come si svilupperà il quadro politico italiano? Ne parliamo con Fabio Martini cronista parlamentare del quotidiano “La Stampa”.

Fabio Martini, l’azione politica italiana si sta sempre più collocando in senso sovranista e populista. A me pare evidente che il famoso “contratto di governo”, quello sottoscritto da Lega e 5Stelle, sta assumendo i connotati una vera e propria Alleanza politica. Siamo passati dal “partner” all’ “alleato”. Questo cambia la “natura” del governo. Ovvero si è compiuto il disegno di Salvini di un governo autenticamente “sovranista”. Per te è così?
Effettivamente le tante bocciature interne e internazionali al Def e la serrata difesa che ha impegnato Salvini e Di Maio fa segnare un salto qualitativo: i partner “per caso”, i partner che si erano presentati come avversari alle elezioni, ora sono alleati, al netto delle loro diversità ideologiche e di retroterra sociale. Alleati organici, si sarebbe detto un tempo. La discesa dei due leader, che l’altra sera davanti a palazzo Chigi hanno dichiarato “avanti tutta!”, conferma questa lettura. Certo, loro sono leader che – per la retorica propagandistica che li ispira – non potrebbero mai ammettere di tornare indietro. Per questo motivo, possiamo dire che oggi questo è un governo autenticamente sovranista.

Qualche osservatore ha affermato che “Salvini ha costruito il ‘sistema solare perfetto’”: ovvero al governo con i 5stelle e in “periferia” con i resti del centrodestra. Reggerà?
Per ora funziona. D’altra parte non è la prima volta che accade una cosa del genere. Per alcuni decenni il Psi governava a Roma con la Dc ma in periferia (Comuni e Regioni) guidava giunte rosse col Pci. Durerà questo doppio forno? Dipenderà in gran parte dalla evoluzione dentro Forza Italia.

Fa impressione l’assoluta “liquidità” di Forza Italia…Fine di quel partito?
Sotto traccia sta accadendo qualcosa: Berlusconi sta sganciando la propria immagine e la propria presenza fisica da tutto quello che è Forza Italia, che considera vecchia e superata. Se il vecchio Silvio riuscirà a riproporsi con “Comitati Berlusconi” attrattivi ed effettivamente rinnovati, la partita dentro il centrodestra potrebbe riaprirsi. Altrimenti Salvini farà quel che vuole.

La ”gara” mediatica, tra Salvini e Di Maio, continua. Una cosa appare evidente: la fine della leggenda metropolitana che affermava che Di Maio è un “moderato” , qualcuno lo aveva definito un ‘democristiano digitale’… Che ne pensi?
Sono i fatti a dimostrare quanto fosse fuorviante quella lettura dei Cinque Stelle come nuova Dc, riveduta e corretta alla luce dei tempi. Naturalmente la Dc ha avuto tante incarnazioni: De Gasperi, Fanfani, Moro, Andreotti, Donat Cattin, De Mita… Ma nel suo approccio moderato non c’è mai stato spazio per il populismo, ma semmai una concezione del potere incardinato su una solida classe dirigente, su un partito scalabile sempre e da chiunque: questo le ha consentito di rinnovarsi e di dominare il Paese per 45 anni. Nulla di tutto questo accade con i Cinque Stelle.

Guardando ai comportamenti e alle dichiarazioni anti UE dei due capi politici, Di Maio e Salvini, è evidente il disegno politico ed economico. Loro, ormai, perseguono un chiaro obiettivo: far saltare gli equilibri politici europei, lo dicono strillando sui media con toni pesanti e complottistici. E la manovra, ci torneremo sopra, serve per aumentare la propaganda anti-UE. Quindi quale Europa vogliono costruire? Può esistere una UE governata dai sovranisti? Non trovi che sia una contraddizione?
In effetti anche i meno dietrologi cominciano a convincersi che nella tenace tenuta del governo – impermeabile a qualsiasi critica – possa esserci un disegno destabilizzante: far saltare gli equilibri europei e dunque far nascer una Europa delle Nazioni, svincolate da un destino comune. Un’Europa di nuovo geografica e non più politica. Per coltivare un disegno di questo tipo occorre avere le spalle ben coperte. Le hanno? Oltre ai russi, anche i trumpiani stanno sostenendo con i loro dollari l’impresa giallo-verde? Se così fosse, nei prossimi mesi – prima delle elezioni Europee – potremmo veder giocare in Italia una partita strategica molto rilevante. Con armi non convenzionali, al momento imprevedibili.

Un tempo (fine anni 80) avevamo Kohl e Mittterand. Autentici statisti che hanno fatto l’UE . Adesso i nuovi “architetti” sono Le Pen e Salvini…Un bel salto…all’indietro
Se sarà un salto all’indietro questo lo vedremo. Certo, è un bel salto. Kohl e Mitterrand esprimevano lo spirito di due popoli che avevano combattuto guerre sanguinarie e che volevano chiudere quella stagione. Loro stessi avevano vissuto per esperienza diretta e personale quelle vicende. In questo caso abbiamo due leader giovani: potremmo dire che sembrano totalmente privi di memoria storica, ma faremmo un’illazione. Sicuramente insensibili all’Europa cresciuta in questi anni: in pace e con un benessere diffuso, il più elevato in tutta la storia.

E in tutto questo disegno disgregatore Vladimir Putin sta a guardare?
Sempre difficile leggere bene quel che sta facendo Putin. La sua decisione di aumentare l’età pensionabile ci dice che anche la Russia fa fatica a quadrare i conti. Certo la Russia è tornata ad essere un grande player internazionale, probabilmente alimenta i movimenti populisti di mezza Europa, ma il suo Pil è più basso di quello dell’Italia e dunque i suoi disegni espansionistici hanno comunque un limite.

Tornando alla manovra del popolo: ha ricevuto, tra gli altri, tre colpi pesanti: uno da Banca Italia , dalla Corte dei Conti e l’altro dall’Ufficio parlamentare. Tre organismi importanti. La reazione di Di Maio nei confronti delle critiche di Banca Italia è stata stizzita. Il fuoco di sbarramento è stato impressionante . Ma per i due azionisti tutto ciò vale zero. Dunque si va avanti (spread permettendo). Dunque si è capito che è una manovra elettoralistica: potrà, forse, con molti dubbi, accontentare l’ elettorato di Di Maio, e , in parte, quello della Lega. Però resta il disegno velleitario che distribuendo soldi ci sarà la crescita. Insomma una politica economica grossolana?
Una manovra piena di suggestioni molto popolari, a cominciare dalla riforma della Fornero. Ma per attuare questi interventi, l’Italia deve arrivare “viva” al traguardo di inizio 2019. Un primo inciampo è dimostrato dai sondaggi: la popolarità delle forze di governo, pur in leggero calo, resta alta ma il gradimento sulla manovra si sta abbassando. Fanno paura i suoi effetti destabilizzanti. Il secondo inciampo sono i mercati: una prolungata tensione può indurre il governo ad ammorbidire alcune misure. Diminuendone l’ effetto elettoralistico.

Come ti spieghi il ruolo di Tria? E’ sempre meno autonomo…
Da più di 20 anni i governi hanno affidato la politica di bilancio a tecnici di alto profilo, con una autorevolezza tale da risultare condizionanti e non contestabili: Ciampi, Visco, Tremonti, Padoa Schioppa, Padoan. E ora? Ora sta per finire l’equivoco di un governo fortemente sovranista e fortemente contestatore della dottrina europeistica e nel quale alcuni tecnocrati garantiscono l’ordine costituito. Tria e Moavero hanno “retto” sino a quando Di Maio e Salvini non hanno spinto il pedale dell’acceleratore. Ora si trovano oggettivamente spiazzati. E si può persino immaginare che prima o poi Tria possa lasciare.

Ultima domanda sul PD. Martina dice: “abbiamo capito la lezione degli elettori”. L’hanno capita davvero?
Come battuta in un comizio è stata davvero efficace. Ma è restata lì: nessuno ha capito quale fosse la lezione mandata a memoria. La rimozione delle ragioni profonde della storica sconfitta del 4 marzo 2018 pesa sul futuro del Pd e ne mette in discussione la sopravvivenza come soggetto organizzato.

“Finora il governo ha usato armi di distrazione di massa “. Intervista a Fabio Martini

Nonostante l’accordo sulla Cassa Depositi e Prestiti, le tensioni nel governo restano. Il capitolo nomine è ancora aperto. In prospettiva non sarà facile conciliare Di Maio con Tria. Come si svolgerà la navigazione della compagine governativa? Ne parliamo, in    questa intervista,  con Fabio Martini, cronista parlamentare del quotidiano “La Stampa”.     

 

Fabio Martini, il bilancio di questi primi mesi del governo “Legastella” non è esaltante. La furia propagandistica, frutto di una visione manichea  della politica, ha prodotto solo due fatti : la chiusura dei porti alle Ong, con effetti paradossali, e il cosiddetto  decreto “dignità”,  molto criticato.  A   me sembra il governo della “propaganda”. Qual è il tuo pensiero ?

Partiamo dai due interventi toccabili e misurabili, che sono esattamente quelli indicati nella domanda. Come è noto la chiusura dei porti e il decreto dignità non rientrano tra gli interventi strutturali promessi in campagna elettorale: la flat tax, per ridare ossigeno alle imprese e il reddito di cittadinanza per ridare ossigeno ai più deboli.  Due riforme che costano, soprattutto se sono immaginate per dare una “frustata”, cioè per incidere veramente. Ma per queste due riforme, servono risorse, che non ci sono e vedremo se mai ci saranno. Nel frattempo – hanno pensato Salvini e Di Maio – occorrono leggi-manifesto, capaci di restituire l’idea di un governo attivo e incisivo. La politica per i migranti è presto per “misurarla”: per ora sono aumentati i morti in mare. Il decreto dignità, anche al netto di chi prevede effetti negativi, obiettivamente è poca cosa, anche nell’ottica di chi sta dalla parte dei giovani precari o disoccupati. Sintetizzando e brutalizzando un po’, si potrebbe dire che fino ad oggi il governo ha largheggiato in armi di distrazione di massa.

 Matteo Salvini, da subito si è posto come leader egemonico della coalizione , trovando anche qualche  sponda nei 5 stelle..La sua visione sovranista sulla questione ’immigrazione (i porti chiusi, la sua contrarietà radicale alla azione umanitaria delle Ong, il suo euroscetticismo estremo), ha creato problemi nell’azione di governo dei flussi migratori.  Insomma con una mano cerca l’Europa (per la ridistribuzione dei migranti) , con l’altra scava la fossa all’Europa cercando l’alleanza con il gruppo di Visegrad. Insomma, la linea dura, al di là di qualche parziale risultato , porta all’isolamento non ad essere credibili…Per  te?

 Non lo possono dire chiaramente, ma gli obiettivi di questa politica sono due. Il primo è provare a dimostrare che dalla rotta libico-italiana non si passa più, sperando così di produrre– a medio termine – una deterrenza forte sui flussi migratori. In altre parole scoraggiare questa rotta, immaginando che ad un certo punto il flusso si fermerà o prenderà altre strade. Secondo obiettivo: svegliare con la linea dura gli altri Paesi, che per ragioni diverse finora ci hanno lasciati soli. Non servirà molto tempo per verificare la fattibilità di questi due obiettivi. Per ora i Paesi nazionalisti (Visegrad) sono i più ostili all’Italia e quelli che dovrebbero essere più vicini (Francia, Spagna, Germania) si limitano a poche concessioni. Ma non bisogna mai dimenticare il dato di partenza: dalla seconda metà di luglio dello scorso anno gli sbarchi erano drasticamente diminuiti. E c’era stata una diminuzione dei morti in mare. La gestione del fenomeno era avviata lungo i binari giusti. Poi si è cambiato completamento approccio. Per ora si sta rivelando una scommessa.

 Veniamo all’altro socio di maggioranza, Luigi Di Maio, che è il più nervoso tra i due. Il suo decreto “dignità” è stato fatto troppo in fretta e con superficialità.  E il presidente dell’inps, tra gli altri, ha smascherato l’elemento propagandistico del decreto. Altro fronte di nervosismo, per usare un eufemismo, è stata la nomina alla Cassa Depositi Prestiti. Lo scontro con Tria è un altro elemento esplosivo.. O vince Di Maio o vince Tria.  E il risultato non sarà senza conseguenze per il futuro del governo…

Questo governo è nato con un’anomalia che soltanto per il conformismo della grande stampa non è stato rilevato: nel cuore del governo – all’Economia e agli Esteri – sono stati collocati due tecnocrati che non hanno nulla a che vedere con le ragioni sociali e ideali del governo. Questa contraddizione, la cui natura resta misteriosa, è destinata a produrre cozzi dolorosi, quasi sempre senza vincitori.

Il Premier Conte, che ha affermato di ispirarsi a Moro (paragone assai azzardato ), cerca  di farsi spazio.  E qualche segnale lo ha dato (grazie alla sponda del Quirinale). Ma l’impressione che si ha è che sia molto complicato uscire fuori dal ruolo di esecutore. Per te?

 Il presidente del Consiglio è destinato ad avere un peso crescente nella vicenda governativa: per il ruolo che ha,  per le connessioni con la struttura tecnocratica, per l’ambizione che lo muove. Il solo accostarsi a Moro spiega bene la considerazione che l’uomo ha di sé stesso. Nelle segrete stanze già svolge un ruolo di mediazione importante, ma se avesse la possibilità di uscire da palazzo Chigi, fare discorsi, incrociare la gente, il suo peso aumenterebbe. Non per caso lo tengono chiuso a palazzo Chigi.

 I prossimi mesi non saranno per nulla semplice per i sovranisti . Scrivere la legge di stabilità non sarà facile, mettere insieme l’interventismo nazionalista in economia con le logiche Europee di bilancio. Lo spettro del “partito della spesa” si riaffaccia nel gioco politico?

 Questo governo non è fortunato: sta incrociando la fine della stagione di crescita moderata che ha contraddistinto questi anni. L’Italia, durante il governo Gentiloni, aveva abbandonato il fanalino di coda dell’eurozona, ora rischia di ricaderci. E anche se Conte cercherà di strappare qualche margine di flessibilità, difficilmente arriveranno regali dall’Europa alla viglia di elezioni Europee storiche. Il partito della spesa, che in questo governo è fortissimo, sarà costretto ad aspettare.

E in questo caos  le opposizioni non fanno una bella figura, il PD soprattutto. E’ così?

Restiamo ai fatti. Dopo quasi cinque mesi dalla storica sconfitta del 4 marzo il Pd non ha ancora cercato di capire le ragioni di quell’arretramento. Non lo ha fatto e non lo farà, perché questo imporrebbe un’analisi sulla gestione Renzi nella quale erano in qualche modo “implicati” quasi tutti coloro non lo possono più vedere. Ma per ripartire, il Pd avrebbe bisogno di capire cosa è accaduto nella testa e nelle tasche degli italiani, ha bisogno di avere un’idea più chiara dell’Italia e di sé stesso in questa Italia, di dotarsi il prima possibile di una leadership legittimata. Ma Renzi farà di tutto per non farle le Primarie, perché un segretario vero ne segnerebbe il declino e nel frattempo il Pd si sta logorando: ogni giorno, ogni sera la lettura degli eventi è così scontata, così “antica” da sfiorare l’irrilevanza.

“Salvini, il ministro della Paura”. Intervista ad Antonello Caporale

Matteo Salvini, leghista e ministro degli Interni, è l’uomo forte del governo populista sorto dal terremoto elettorale dello scorso 4 marzo. Detta la linea governativa, onnipresente sui social. Così facendo mette in ombra Di Maio, il capo politico dei 5Stelle. Ma qual è la tecnica salviniana di propaganda? Come è riuscito ad entrare nel “senso comune”degli italiani? Ne parliamo con Antonello Caporale, caporedattore del “Fatto quotidiano”, autore del saggio, appena uscito nelle edicole e nelle librerie, “Matteo Salvini. Il Ministro della Paura”(Ed. PaperFIRST, pagg. 145, €10,50).

Antonello, nel tuo libro fai una Analisi spietata, sul piano linguistico, e, ovviamente dei contenuti, dell’”ideologia” salviniana che, come  vedremo nel corso dell’intervista, ha un nome. Incominciamo dal titolo, molto eloquente, “Ministro della Paura”. Un Ministro che gestisce e produce paura…E’ così?

E’ così. Oggi in Italia e non solo il mercato della paura è florido. La paura dell’altro, la paura del futuro, persino della propria identità cristiana. Salvini raccoglie questo sentimento e invece di domarlo lo amplifica, tende a estremizzarlo. Ogni nostra paura diviene così più grande, e più grande è questa paura più elevato il fatturato politico della Lega.

E veniamo all’armamentario propagandistico comunicativo . Al centro, della propaganda salviniana, c’ è , quella che tu chiami, l’ideologia dello schifo. Un nome terribile, che caratteristiche ha?

Una locuzione spregiativa di uso comune. Salvini ha la capacità di connettersi con i nostri pensieri quotidiani e di rilanciare una parola, appunto schifo, che schifo, che noi usiamo spesso. Il linguaggio comune produce identificazione, contestualità, sovrapposizione. Una comunità ha un linguaggio comune, e Salvini usa l’epiteto, forza trainante del nostro sdegno, come apripista.

Tu nel libro affermi che questa ideologia ha uno sfondo fascista. Lo intendi come lo intendeva Umberto Eco, ovvero il fascismo “eterno”?

Affermo che la violenza delle parole ha una sua caratura fascistica. Il vocabolario ci offre una innumerevole serie di varianti, di possibilità. Se noi scegliamo una parola anziché un’altra un motivo c’è. Io chiedo: usare il verbo scaricare a proposito dei migranti (li hanno scaricati etc) che altro significa se non quello che ci siamo appena detti? Si scarica un sacco di patate non una persona, eppure lui e gli organi di stampa a lui vicini scelgono questo verbo. Scelgono, anzi premeditano.

Questa “ideologia” ha i suoi nemici da asfaltare, un altro termine usato da Salvini, con i loro valori negativi, ma ha, anche, suoi “supereroi” da esaltare e da emulare. Puoi dirci chi sono gli amici e i nemici di Salvini? E nell’ostilità ai suoi nemici  c’è del razzismo?

I nemici sono i neri. Coloro che hanno la pelle nera, coloro che anche nella fumettistica infantile ci fanno paura. Il nero ci toglie non solo il lavoro, ma si trasforma spesso in ladro, scippatore, spacciatore. Dunque ci leva il sonno, la pace, la tranquillità e la sicurezza. Fa da pungiball al nostro vivere quotidiano, è l’opponente contro cui sfogarsi, il capro espiatorio perfetto. Gli amici sono gli altri, tutti gli altri, vittime di questa condizione: non essere più padroni a casa propria, sfrattati dal suolo nativo. Nell’iperbole la propaganda salviniana.

Una piccola divagazione: nell’atteggiamento del far politica lo trovi  simile a Renzi?

Aria da bullo, anche parole e atteggiamenti molto esposti e molto simili. A differenza di Renzi Salvini ha due frecce formidabili al suo arco: produce empatia ed entra nel gorgo delle viscere degli italiani. Penso che Renzi non abbia invece mai nemmeno tentato di comprendere il suo Paese, che non ne sia capace.

Anche la religione è un “ingrediente” di questa ideologia…In che modo?

Se viene il nero, che è islamico, ci porta Maometto. Ce lo porta con l’invasione pacifica o con il terrore dell’Isis. Le donne velate gireranno per le nostre strade, sarà questo il futuro dei nostri figli? L’iperbole consente ogni suggestione, come vedi.

Il “non verbo” salviniano, appunto l’ideologia dello schifo, viene diffuso attraverso i   social. Salvini è sicuramente tra i più abili ad usarli. Nel tuo libro denunci, anche, la capacità manipolatoria di Salvini, con l’uso dei social, di creare casi che alimentano l’ideologia dello schifo. In che modo avviene?

Due ragazzi neri hanno imbrattato una vetrina. Che schifo! Dieci migranti, alloggiati a spese nostre, trascorrono la domenica in piscina mentre i nostri ragazzi non hanno lavoro. Che schifo! L’Europa vuole portarci a tavola gli insetti. Che schifo! Schifo è la locuzione che racchiude ogni pensiero e lo accomuna nel giudizio di disvalore. E’ parola-bandiera.

Un altro  mezzo di diffusione, usato da Salvini, è la televisione. Strumento decisivo per la creazione del “senso comune” favorevole a Salvini. Interviste su ogni canale, con giornalisti non sempre all‘altezza, hanno prodotto l’amalgama mentale pro Salvini. Hai delle critiche da fare alla stampa?

No, Salvini ha attraversato il deserto senza mass media amici. Ora lo vediamo dappertutto ma negli anni passati era solo. Ha fatto tutto da solo, piazza per piazza, con i social a tutte le ore. Ha costruito il consenso senza l’arma dei mass media organizzati. E’ questa un’altra considerazione da fare, un punto di cui tener conto.

Veniamo alla politica di questi giorni. Il governo è sempre più ad egemonia salviniana. I 5stelle paiono fagocitati. Il Premier Conte è solo un “flautus voci”, nel senso proprio filosofico del termine: è solo un nome. Insomma il governo è il “taxi” di Salvini?

Come dice il sociologo Domenico De Masi la Lega è mattone, i Cinquestelle solo sabbia.

Andrea Camilleri, in una recente intervista, si è detto preoccupato su quello che sta avvenendo nella mentalità degli italiani, ed è  pessimista sul futuro del nostro   Paese. C’è un antidoto “al Salvini che è in noi”?

L’antidoto è la conoscenza, la riflessione, il rifiuto di banalizzare ogni questione, la capacità di contare sul proprio talento, affinare la propria competenza. Guardare a quel che riusciamo a fare noi, contare sulle nostre forze senza bisogno di un nemico (ora i migranti, ora l’Europa, ora l’elite) che giustifichi le nostre debolezze.