GIURAMENTO E VANGELO. Un breve testo di Pierluigi Castagnetti

Pubblichiamo, per gentile concessione, questa breve, ma efficace riflessione di Pierluigi Castagnetti sul discusso “giuramento” fatto da Matteo Salvini ieri a Milano durante il suo comizio elettorale.

Penso che Salvini sia credente: l’ho incrociato a Messa lontano dalle telecamere e dall’Italia. Non ho titoli per giudicare la sua coerenza, terreno scivoloso per tutti e, in ogni caso, chi sono io per giudicare. Però.
Però, quando uno è uomo pubblico e i suoi gesti prevalenti sono pubblici, questi gesti sono giudicabili. E, senza iattanza, dico che i gesti e le parole della Lega perlopiù non sono cristiani.
È vero che anche Trump ha giurato sulla Bibbia, ma questo semmai conferma l’esigenza di finire una tale tradizione per sottrarsi ai rischi di blasfemia. Cosa significa giurare sulla Bibbia per un politico? Che le sue azioni saranno sempre coerenti con le parole del Testo? Suvvia, siano le chiese cristiane fedeli al Libro a chiedere di cessare un rito divenuto come minimo semplicemente pagano.
E, volendo essere buono, mi rivolgo ai tanti “salvini” che popolano la politica e che semmai sono tentati di imitare l’originale: soprattutto se siete credenti, resistete alla tentazione.

 

“Il voto segnerà un ‘sentiment’ trasversale anti establishment”. Intervista a Fabio Martini

Siamo giunti, ormai, agli ultimi giorni della campagna elettorale. Ormai la tendenza è chiara. In questi giorni le forze politiche cercheranno il voto degli indecisi. L’aria che tira non è positiva per la politica. Quali i possibili scenari? Ne parliamo, in questa intervista, con Fabio Martini , cronista parlamentare del quotidiano torinese “La Stampa”.

 

Siamo giunti al “giro di boa” di una campagna elettorale che è stata segnata da eventi tragici come quello di Macerata. Prima partiamo dai programmi. L’impressione è che quasi tutti,  parliamo del lato economico,  siano irrealizzabili (per i costi stratosferici).  Ti chiedo quanto influirà l’economia sul voto o pensi, invece, che l’emotività dettata dalla questione dell’immigrazione prevarrà sulle scelte elettorali?

In base ad un calcolo de “La Stampa”, il costo delle promesse di tutti i partiti, ammonterebbe a circa mille miliardi. Un calcolo paradossale, ma che dimostra come gran parte delle promesse riguardano la vita quotidiana e anche da ciò si deduce che un certo, diffuso disagio per il vissuto economico, percepito e reale, è un elemento che peserà. Anche se nei diversi segmenti elettorali sono destinate a pesare spinte diverse, non tutte riconducibili ad economia e sicurezza. A cominciare da una diffusissima ostilità verso l’establishment.

Presente non soltanto tra tutti gli elettori dei Cinque Stelle, ma anche in quelli della Lega, in parte di quelli di Forza Italia, dei Fratelli d’Italia e dei Liberi Eguali. Un “sentiment” trasversale, che alla fine aiuta a capire perché non sarà per niente facile fare un governo: gli elettori indifferenti al tema sono tantissimi.

 

Parliamo ancora di Macerata. L’onda emotiva scatenata dal gesto criminale del Fascioleghista Luca Traini, un gesto che trova alimento nel   “brodo di cultura” fatto di xenofobia, razzismo, ideologia securitaria, nostalgie neofasciste, che purtroppo ha avvelenato il tessuto sociale italiano. A questa onda emotiva non si riesce a trovare un argine di razionalità democratica, l’impressione è  questa. Certo, vi sono state le manifestazioni antifasciste.  Basteranno?

Nella vicenda di Macerata hanno finito per sovrapporsi due fenomeni tra loro diversi: un certo,  eclatante ma circoscritto “protagonismo” neofascista e un diffuso sentimento di ostilità verso gli immigrati. Luca Traini, autore di un gesto isolato e non riconducibile ad alcuna sigla, ha momentaneamente riassunto le due pulsioni, collimanti ma diverse. Le manifestazioni, se ben argomentate, a qualcosa servono ma per modificare giudizi e pregiudizi serve tempo e una maturazione di lunga durata.

 

Veniamo ai partiti. Parliamo del PD, o meglio di Matteo Renzi. L’impressione è che sia sulla difensiva, non riesce più ad imporre l’agenda politica. La stessa idea di squadra fa fatica ad emergere. Insomma un leader in affanno e  assai confuso. Troppi errori? Ne è consapevole?

Certo che ne è consapevole. Ma, pur impostando una campagna elettorale priva di effetti speciali, non è riuscito a proporre un’offerta personale e politica nella sostanza diversa da quella precedente. Ma è altrettanto vero che l’idea di squadra, per quanto in modo casuale (endorsement di Prodi per Gentiloni), sta affiorando. E, girando per comizi ed assemblee del Pd, si ha conferma che esiste un “popolo renziano”, uno zoccolo duro che sarebbe in parte rimasto disorientato  da un’eventuale staffetta tra il leader del Pd e il presidente del Consiglio.

 

 

Su “Liberi e Uguali” pesa l’immagine di “nomenklatura”, la  stessa leadership di Grasso si sta rivelando, nonostante i suoi sforzi, debole ed appare, lui, pur con la sua storia personale importante, come “vecchio”. Un futuro poco sereno?

Se avrà un successo elettorale (dal 6 per cento in su), la Lista si trasformerà in una forza politica. In caso contrario è destinata a dividersi in due pezzi: l’ala pragmatica (D’Alema, Bersani) da una parte, quella radicale (Fratoianni, Vendola) dall’altra. Con due incognite: che ruolo giocheranno i due ex presidenti delle Camere? Quanti dei vecchi notabili rientreranno in Parlamento? Un risultato insoddisfacente potrebbe determinare qualche sorpresa, al momento ignorata nella discussione pubblica.

 

Solo un ‘ultima considerazione sulla sinistra  tutta (PD compreso). Da questa campagna elettorale emerge, come qualche osservatore ha detto, l’afonia della sinistra. Ovvero la sua incapacità di creare un legame sentimentale con il suo popolo e con l’elettorato più largo.  Secondo  te è vera questa osservazione?

Osservazione fondatissima. A sinistra, ma non solo a sinistra, i legami con la propria opinione pubblica, non sono più di carattere sentimentale. Prevalgono tra gli elettori altre pulsioni, presenti nel passato ma ora prevalenti: interesse, fedeltà, simpatia, antipatia, il tutto espresso talora in modo isterico. I sentimenti forti e le certezze non appartengono a questa stagione.

 

I cinquestelle sono attraversati da veleni che loro stessi hanno prodotto. La vicenda ultima creerà un clima di sospetti reciproci tra gli esponenti dell’Esperimento, come lo chiama Jacoboni. Per Di Maio non è il massimo per la sua scalata al potere…

Oramai viviamo in un’epoca di campagne elettorali permanenti e tutti i partiti, compreso il Movimento Cinque Stelle, sono arrivati stremati all’appuntamento: sembrano non avere più nulla da dire e, pur cercando tutti il colpo del ko, aspettano con ansia che la corrida finisca il prima possibile.

 

Parliamo del  Centrodestra. Qui la partita è tra Berlusconi e  Salvini.  Ovvero tra un Berlusconi-zelig e il sovranista Salvini. La domanda è: Quanto è credibile una coalizione così fatta?  

Se il centrodestra avrà la maggioranza, governerà. Se non la avrà, assisteremo ad un divorzio al ralenti, per consentire a Forza Italia di staccarsi dalla Lega. Se non ci sarà nessuna maggioranza, lo scontro tra le due ali avrebbe un nuovo round alle prossime, imminenti elezioni. Ma a quel punto, se sarà stato introdotto un sistema maggioritario, servirà un leader e i due segmenti dovrebbero trovare una sintesi.

 

Veniamo alla sorpresa: la lista Bonino-Tabacci . I  sondaggi danno la lista a più del 3% . Un  voto che sostituisce quello dato a  Renzi sul fronte, importante, dell’elettorato di opinione. Croce o delizia per Renzi? Per me croce..per te?

I Radicali hanno sempre avuto una vocazione minoritaria, poco interessati ad espandersi elettoralmente e invece concentrati a raggiungere obiettivi circoscritti. Senza tradimenti, ma non verranno meno al proprio spirito indipendente neppure stavolta.

 

L’ultima domanda riguarda Gentiloni. Risorsa importantissima per il PD, ma si ha l’impressione che qualcosa si è rotto tra Gentiloni e Renzi. Un possibile scenario?

Lo scenario lo stabiliranno i numeri. Se il Pd reggerà (con un risultato dal 25% in su) Renzi si riproporrà come presidente del Consiglio, se il Pd scenderà sotto quella soglia e ci sarà una maggioranza in Parlamento con Forza Italia e magari una parte di LeU, allora Gentiloni avrà ancora delle chances. Se il Pd dovesse subire una sconfitta storica, entrambi faticheranno a tenere il campo.

Il “Parlamento dei Capi”. Intervista a Fabio Martini.

FABIO MARTINI (Contrasto)

La cronaca politica degli ultimi giorni ci ha consegnato forze politiche attraversate da un grande malcontento. Infatti la composizione delle liste elettorali, come era scontato, ha lasciato dietro di sé una scia di polemiche. Le più forti hanno riguardato il PD. Un partito che non conosce pace. Per molti osservatori Renzi, con la composizione delle liste parlamentari, ha sigillato la nascita del PdR (il partito di Renzi). E con questo, per alcuni, il PD ha compiuto la sua mutazione “genetica” (per Enrico Letta, in una intervista alla Stampa, così, si corre verso l’abisso ). Ma le polemiche non sono mancate nemmeno nella coalizione di destra e nelle altre forze politiche (vedi “Liberi e Uguali” e Movimento 5stelle). Un dato sicuramente è emerso: la centralizzazione delle decisioni sulla composizione delle liste. Così sempre più le forze politiche si personalizzano. Quali conseguenze? Ne parliamo, in questa intervista, con Fabio Martini , editorialista e cronista parlamentare del quotidiano torinese “La Stampa”. Continua a leggere

Bilancio di una Legislatura tra le più “sociali” di sempre. Interviste a Luigi Bobba e Antonio Palmieri.

Ci è sembrato utile fare un bilancio di una legislatura, quella appena conclusa, che è stata molto significativa sul piano sociale e dei diritti. Un bilancio con due voci a confronto: Luigi Bobba (PD-Sottosegretario al Lavoro) e Antonio Palmieri (deputato cattolico di Forza Italia).

 

LUIGI BOBBA (PARTITO DEMOCRATICO)

 Sottosegretario Bobba, questa legislatura sul fronte sociale è stata assai significativa. Ricordiamo la riforma del cosiddetto TERZO SETTORE. Partiamo da questo ambito. Un ambito nel quale lei è stato, per la sua competenza, molto impegnato. A che punto siamo nella messa in ordine, diciamo così, del “terzo Settore”? Quali elementi mancano?

Al momento stiamo lavorando alacremente alla predisposizione degli atti amministrativi conseguenti ai decreti attuativi della Legge Delega. Dei primi passi verso la concreta attuazione della Riforma sono già stati fatti, a dicembre abbiamo infatti firmato un protocollo d’intesa assieme ad Anci, all’Agenzia dei beni confiscati alla criminalità organizzata e all’Agenzia del Demanio che costituisce il primo tassello per l’implementazione della misura del “Social Bonus” contenuta nel Codice del Terzo Settore. In aggiunta, di recente, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha concluso la procedura di raccolta dei progetti a rilevanza nazionale per lo svolgimento di attività di interesse generale in attuazione di quanto previsto dall’ articolo 72 del Codice del Terzo Settore e sono stati finanziati 78 progetti per 34 milioni di Euro. Ancora, sono stati ripartiti tra le Regioni altri 26 milioni di Euro da destinare alle Associazioni che operano a livello locale. Si tratta di ingenti risorse che abbiamo messo a disposizione per sostenere quelle realtà associative che decidono di investire sull’innovazione sociale. In particolare, i progetti di rilevanza nazionale sono incentrati, tra l’altro: sul contrasto dello sfruttamento del lavoro nero e del fenomeno del caporalato; sullo sviluppo della cultura del volontariato tra i giovani; sull’integrazione dei migranti; sullo sviluppo e al rafforzamento delle reti associative del Terzo settore; sull’inserimento lavorativo delle fasce deboli della popolazione, nonché sulla creazione di forme di welfare di comunità. Infine, nel mese di febbraio, nascerà il Consiglio Nazionale del Terzo Settore, partirà la riforma dei Centri di Servizio del Volontariato e prenderà il via anche la nuova Fondazione Italia Sociale.

Il “Terzo Settore”, che tocca diversi ambiti, ha conosciuto, negli anni della crisi, stando   all’ultima statistica dell’Istat una crescita sia per quanto riguarda il numero dei volontari e sia, nel “no profit”, di dipendenti. Questo significa che c’è stata una risposta significativa alla crisi? Si può migliorare questa risposta?

I dati dell’ultimo Censimento Istat ci confermano chiaramente come il Terzo settore in questi anni sia stato in grado di generare nuove forme di risposta a bisogni sociali che la crisi ha contribuito ad accentuare. In questo senso i dati dell’ISTAT ci parlano di una “resilienza” del non profit che, in controtendenza rispetto al trend generale, riesce ad incrementare il numero dei volontari, degli addetti e anche del volume delle entrate. L’obiettivo della Riforma è stato non solo quello di riordinare la normativa civilistica e fiscale del Terzo settore ma soprattutto di creare un quadro di opportunità e sviluppo per tutte le organizzazioni che popolano questo variegato universo. E’ necessario proseguire in questa direzione perché un Paese che ha un crescente numero di persone che si dedicano ad un impegno civico e volontario mettendosi in gioco per dei beni comuni, è un Paese che costruisce reti e legami di solidarietà più forti per creare una forte inclusione sociale.

Un altro ambito del suo impegno è stato quello del Servizio Civile. Un ambito di “frontiera” non solo per i giovani coinvolti, dove possono maturare competenze utili anche per il lavoro, ma a che sul fronte caldo della immigrazione. Lei afferma che il Servizio Civile diventa un “veicolo” per costruire l’appartenenza. In che modo?

Il Servizio civile in questi anni – dal 2013 al 2017 – ha conosciuto un vero e proprio balzo: dai 1000 giovani in servizio nel 2013, siamo passati ai più di 53000 nel 2017. Il nuovo Servizio civile – che diventa ora “universale”- permetterà a tutti i giovani che lo desiderano di poter intraprendere questa importante esperienza “volontaria” di indubbio valore formativo e civile, ma anche in grado di dare loro competenze utili a migliorare la propria occupabilità. Il decreto prevede, tra le altre cose, l’ampliamento dei settori di intervento in cui sarà possibile svolgere l’attività: dall’assistenza alla promozione ambientale e culturale, fino all’agricoltura sociale; la durata, ora variabile tra gli otto e i dodici mesi; la possibilità di partecipazione estesa anche agli stranieri regolarmente soggiornanti nel nostro Paese. Ulteriore importante novità è l’inserimento di una norma dedicata ai ragazzi più svantaggiati, i NEET. Questo nasce dalle rilevazioni sui partecipanti che hanno svolto il Servizio civile all’interno del programma Garanzia Giovani e che mostrano come questa misura sia stata un buon strumento di inserimento lavorativo. In questa direzione, il nuovo decreto legislativo n. 40/2017 prevede   il riconoscimento e la valorizzazione delle competenze acquisite durante l’espletamento del Servizio in funzione del loro utilizzo nei percorsi di istruzione e in ambito lavorativo. L’ampliamento del numero dei giovani che potranno fare il Servizio civile rappresenterà un importante investimento in termini di motivazioni e di valori, nella vita delle persone, sviluppando sia il senso di appartenenza al proprio Paese, che l’appassionamento a qualche buona causa.

Torniamo per un attimo al “sociale”. Sul fronte delle politiche familiari si è scelto di continuare le politiche del “bonus bebè “. Per la famiglia andrebbe fatto molto di più…Volete lasciare questo tema alla destra? Lei, con il suo partito, quale proposta ha?

Questo Governo è stato uno dei più attivi sotto il profilo delle misure a sostegno della famiglia, della genitorialità e della conciliazione vita-lavoro. Indubbiamente si può e si dovrà fare di più per creare delle condizioni che favoriscano la natalità e la genitorialità. Un primo passo in questa direzione è stato fatto anche con l’ultima legge di bilancio nella quale abbiamo confermato il bonus bebè per il 2018 per un importo annuo di 960 euro fino al primo anno di vita del bambino, nato o adottato nel 2018, per famiglie con ISEE familiare entro i 25mila euro annui. Al contempo, abbiamo anche aumentato le detrazioni fiscali per i figli a carico di età non superiore a ventiquattro anni: la soglia per le detrazioni Irpef passa da 2,8 mila a 4 mila euro. Il capitolo famiglia resta, dunque, assolutamente centrale nel nostro programma anche in vista della prossima legislatura. La proposta del PD sarà incentrata in misure stabili ed universali, anche di carattere fiscale, volte a sostenere e ad incoraggiare la natalità, nonché ad accompagnare le famiglie nella crescita dei propri figli.

 Sul fronte del lavoro gli ultimi dati fanno segnare, sul pano occupazionale, un record con molti limiti. E i limiti sono assai pesanti: la stragrande maggioranza sono contratti a tempo determinato . E questo ridimensiona il “trionfalismo” governativo. Non parliamo poi della flessibilità lavorativa. Insomma nessuno vuole negare i dati ma c’ancora moltissimo da fare. Le chiedo quali proposte ha il PD per rendere stabile il lavoro? E’ possibile cambiare alcune cose del Job Act?

I numeri parlano chiaro: da febbraio 2014 a novembre 2017, l’occupazione è cresciuta di 1 milione e 29mila unità, la disoccupazione è scesa di 416mila unità, gli inattivi sono crollati a meno 944mila. Di questi 1 milione e 29mila occupati in più, 541mila sono permanenti, vale a dire assunti con contratto a tempo indeterminato. Il tasso di disoccupazione giovanile è passato, nel medesimo arco temporale, dal 43,6% al 32,7%. Il Jobs Act Jobs ha il merito di aver ridotto la profonda segmentazione per tipologie contrattuali del mercato del lavoro, cancellando varie forme contrattuali precarie che interessavano soprattutto i giovani. La Riforma ha altresì reso impossibili le dimissioni in bianco, incrementato l’indennità di maternità ed esteso il congedo parentale anche per i padri;  abolito i co.co.pro. e messo limiti alle false partite IVA. Allo stesso tempo, sono stati riformati gli ammortizzatori sociali ed è stata creata l’ANPAL che ha dato il via alla sperimentazione dell’assegno di ricollocazione per i disoccupati e che sta avviando servizi per il lavoro su tutto il territorio nazionale. I meriti del Jobs act sono dunque evidenti; bisogna ora proseguire promuovendo interventi più incisivi nelle politiche attive del lavoro.

La Legge Fornero va bene così?

La legge Fornero è migliorabile ma è chiaro che non può essere cancellata come dichiarato da Salvini. Di fatto, nell’ultima legislatura si sono realizzate 8 salvaguardie, che hanno riconsegnato a 153.000 lavoratori la possibilità di andare in pensione con le vecchie regole. Si è completata la sperimentazione di “Opzione Donna”, con altre 36.000 lavoratrici coinvolte. Infine, con l’APE sociale prevista dall’ultima legge di bilancio, si manderanno in pensione a regime, a partire dai 63 anni, circa 60.000 lavoratori  che appartengono alle 15 categorie considerate attività gravose. Sul capitolo pensioni, nella prossima legislatura, bisognerà investire in maggiore flessibilità in uscita dal lavoro operando sia sull’estensione dell’anticipo pensionistico, che rivedendo le modalità di calcolo dell’aspettativa di vita; così come andrà rafforzato il pilastro della previdenza complementare.

Ultima domanda: come spiega, di fronte ad alcuni risultati positivi, il calo di consenso del Partito Democratico ?

Non mi fiderei troppo dei sondaggi: nessuno nel 2013 aveva previsto il boom dei Cinque Stelle e alle elezioni europee del 2014 diversi sondaggisti avevano previsto il sorpasso del PD da parte di Grillo. Sappiamo come è andata a finire, con il PD al 40%.

I risultati che questo Governo è riuscito ad ottenere sono sotto gli occhi di tutti. Un Paese che finalmente torna a crescere, più ricco non solo sul fronte economico e del lavoro ma anche dei diritti, delle politiche sociali, del contrasto alla povertà, del Terzo settore. In queste settimane che ci separano dalle elezioni sarà necessario raccontare nei territori quanto è stato fatto e quanto vogliamo realizzare nei prossimi anni. Tra realismo e false promesse scegliamo il realismo. Tra il rancore e la speranza siamo dalla parte della speranza.

ANTONIO PALMIERI (FORZA ITALIA)

Onorevole Palmieri, questa legislatura sul fronte sociale è stata assai significativa. Ricordiamo la riforma del cosiddetto TERZO SETTORE. Partiamo da questo ambito.  Come giudica la Riforma e Quali elementi mancano?

La riforma ha elementi, come la valorizzazione dell’impresa sociale, che sono certamente apprezzabili. Però mancano ancora decine di decreti attuativi, a partire proprio da quelli che riguardano la normativa fiscale che favorisce gli investimenti nel non profit. Senza questi decreti, la riforma esiste solo sulla carta.

Il “Terzo Settore”, che tocca diversi ambiti, ha conosciuto, negli anni della crisi, stando   all’ultima statistica dell’Istat una crescita sia per quanto riguarda il numero dei volontari e sia, nel “no profit”, di dipendenti. Questo significa che c’è stata una risposta significativa alla crisi? Si può migliorare questa risposta?

La nuova normativa sulla impresa sociale potrebbe essere utile. Come ho già detto, purtroppo non è praticabile la sua parte principale, quella connessa agli sgravi fiscali per chi investe nelle imprese del terzo settore.

Parliamo del Servizio Civile. Un ambito di “frontiera” non solo per i giovani coinvolti, dove possono maturare competenze utili anche per il lavoro, ma anche sul fronte caldo della immigrazione.  Il Servizio Civile  può diventare un “veicolo” per costruire l’appartenenza. Lei è d’accordo su questo aspetto?

Se ben realizzato, ci si può pensare. Ma non può essere imposto e necessita di risorse, non solo economiche, adeguate.

Una legislatura indubbiamente sociale. Se a tutto questo aggiungiamo la legge del “dopo di noi”, quella sull’unione civili e sul testamento biologico, si portano a casa buoni risultati (tenuto conto del quadro politico). Le chiedo, in maniera ostinata, perché, la sua parte politica, si è opposta allo “ius culturae”? E lei, come cattolico, non si sente interpellato dalla posizione del Papa e della Cei favorevoli allo “ius soli”. Di cosa avete paura ? 

Intanto contesto quelli che lei chiama “buoni risultati”. Unioni civili e testamento biologico non lo sono. Sono il trionfo del più forte sul più debole. Quanto allo ius soli, in questo momento fornirebbe un grande incentivo ai trafficanti di esseri umani, al di là del contenuto specifico della legge. Del resto di fatto lo ius soli esiste già: basta fare domanda per avere la cittadinanza dopo dieci anni di permanenza in Italia. Se la questione è la lentezza o l’opacità delle procedure, si intervenga lì.

Torniamo per un attimo al “sociale”. Sul fronte delle politiche familiari si è scelto di continuare le politiche del “bonus bebè “. Per la famiglia andrebbe fatto molto di più. Il suo partito, quale proposta ha?

La nostra proposta della Flat Tax, con aumento della no Tax area fino a 12.000 euro, una sola aliquota al 23% e un rinnovato sistema di deduzioni per i figli a carico, darà alle famiglie la disponibilità di maggior denaro. Ciò vale per chi ha già figli e come prospettiva positiva per chi non ne ha ancora ma potrebbe essere più sereno nel prendere la decisione di mettere al mondo un figlio. Questa impostazione vuole rendere lo Stato finalmente amico della famiglia.

Sul fronte del lavoro gli ultimi dati fanno segnare, sul pano occupazionale, un record con molti limiti. E i limiti sono assai pesanti: la  maggioranza sono contratti a tempo determinato . Non parliamo poi della flessibilità lavorativa. Insomma nessuno vuole negare i dati ma c’è ancora moltissimo da fare. Le chiedo quali proposte ha la coalizione di destra per rendere stabile il lavoro? 

Da un lato la Flat Tax, facendo rimanere più denaro a disposizione di famiglie e imprese, alimenta un circuito virtuoso: più consumi interni, che vuol dire più produzione e dunque necessità di nuovi posti di lavoro. A questa rimessa in moto del motore dello sviluppo, uniremo la decontribuzione assoluta per tre anni per chi assume a tempo indeterminato, specialmente per chi assume giovani. Lo stesso faremo per i tre anni di apprendistato. Ma il punto principale è rimettere in moto lo sviluppo.

La Legge Fornero, secondo voi, in cosa va cambiata?

Vogliamo azzerare gli effetti negativi della riforma dal punto di vista sociale, basti pensare alla vicenda degli esodati. Occorre riscriverla totalmente, occorre fare una revisione totale del welfare pensionistico.

Peraltro, con il sistema contributivo si può anche ragionare sul togliere ogni limite. Se una persona vuole andare in pensione a 50 anni può farlo, prendendo come pensione quello che ha versato fino a quel momento. Prima di tutto ovviamente bisogna verificare la sostenibilità dei conti pubblici. Come ci è già successo in passato e come dimostrano le preoccupazioni europee sullo stato della nostra finanza pubblica, solo una volta al governo potremo avere l’esatto quadro della situazione.

Ultima domanda: Vi presentate, apparentemente, come una coalizione “unita”. Eppure non passa giorno in cui non emergono differenze tra voi (dai leghisti  ai resti di alcuni ex dc)? Non le pare che questa coalizione sia una illusione ottica?

In campagna elettorale e con un sistema elettorale in gran parte proporzionale, c’è chi esalta le differenze, per cercare di aumentare i propri voti. Però la campagna elettorale finisce tra un mese e i fatti, cioè i nove anni di governo nazionale insieme e il governo di alcune Regioni italiane come Lombardia, Veneto e Liguria confermano che la coalizione non  solo è solida, ma sa anche governare bene.

“Gli elettori vogliono un PD coraggioso, solo così riuscirà a vincere le elezioni”. Intervista a Giorgio Tonini

Non è partita bene la campagna elettorale. E’ quasi tutto un lancio di proposte populiste. I sondaggi segnalano che il PD, in questi 50 giorni prima del voto, dovrà effettuare una rincorsa per ribaltare i pronostici non favorevoli. Ci riuscirà? Ne parliamo con il Senatore Giorgio Tonini del PD.

Senatore Tonini, parliamo della campagna elettorale appena cominciata: non trova deludente questa rincorsa populista alle proposte irrealizzabili, o comunque costose oltre misura?  E purtroppo anche il PD non è immune….

In condizioni politiche difficilissime, senza una maggioranza al Senato, in questa legislatura il Pd ha garantito al Paese un governo che è riuscito a rimettere in moto la crescita e a riportare ai livelli pre-crisi l’occupazione, senza violare le regole europee, dunque senza mettere a repentaglio la credibilità presso i mercati della nostra finanza pubblica. Ciò è stato possibile anche perché i nostri governi, e il governo Renzi in particolare, non si sono limitati a gestire l’ordinaria amministrazione, ma hanno messo in cantiere una batteria di riforme impressionante per quantità e qualità. Naturalmente non tutte sono andate in porto e non tutte sono riuscite nel modo migliore. Ma il Paese si è rimesso in movimento. Capisco che i nostri avversari abbiano pochi argomenti contro il nostro governo, che infatti gode (il governo, purtroppo non il partito, ma questa è un’altra questione…) di elevatissimi livelli di consenso. E dunque tentino di buttarla in caciara, come si dice a Roma, sparando una raffica di proposte demagogiche, che avrebbero come unico effetto, se portate avanti, quello di minare la credibilità del Paese e di riportarci nel pieno di una crisi economica dalla quale stiamo solo ora faticosamente uscendo. Ma il Pd non ha alcun bisogno di inseguire demagoghi e populisti sul loro terreno.

Continuamo il ragionamento sulla campagna elettorale. Vi sono tre grosse proposte, Pd, Centrodestra e MS5. Il disegno della destra è chiaro, più o meno, quello dei 5stelle, è un disegno di sincretismo confuso, e quello del PD? Non basta il richiamo alla etica della responsabilità c’è bisogno della visione. Qual è la visione del PD? Il renzismo è superato…. 

Ma il Pd ce l’ha eccome una visione sul futuro dell’Italia! Intanto siamo l’unico partito davvero europeista. Gli altri, o sono esplicitamente contro l’Europa, o sono quanto meno ambigui e confusi. Prendiamo il centrodestra: Forza Italia si considera un partner politico della Cdu tedesca, ma poi si allea con la Lega di Salvini e coi Fratelli d’Italia della Meloni che la pensano esattamente al contrario e al parlamento europeo vanno a braccetto con le peggiori forze nazionaliste. Lo stesso Berlusconi ha ripetuto per mesi di essere contrario all’uscita dell’Italia dall’Euro, ma ha poi proposto la doppia moneta sul modello delle Am-Lire, quelle stampate dal governo provvisorio durante l’occupazione angloamericana… Una prospettiva da incubo. E non parliamo dello stato confusionale in cui versa, dal punto di vista programmatico, il M5S… Il Pd è invece il partito che ha saputo imporre una applicazione del Fiscal compact con la necessaria flessibilità e ora si pone l’obiettivo di fare dell’Italia un partner di Francia e Germania nella costruzione di una nuova governance europea. Il vertice a Roma di Gentiloni con Macron, non in chiave antitedesca, ma di partnership paritaria e complementare, è la migliore espressione di questa “visione”. L’Europa è la prima coordinata della visione del Pd, insieme al primato del lavoro, soprattutto per i giovani, a quello della famiglia nelle politiche sociali, al rinnovamento della democrazia e delle sue istituzioni.

I sondaggi sono crudeli per il PD. Non passa giorno in cui il PD fa segnare una perdita. Resta difficile un cambio di tendenza. Non mi dica che si perde consenso perché siete stati al governo (lo ha detto Renzi).. Il partito in alcune realtà è ai minimi termini. Senza radicamento si perde… È tardi Senatore Tonini…. Non le pare?

Shimon Peres diceva che i sondaggi sono come i profumi, vanno annusati e non bevuti. Oggi i sondaggi ci dicono che c’è un ampio e diffuso, anche se non acritico, consenso alla nostra azione di governo, che non si traduce in orientamento di voto al nostro partito. Penso che se sapremo usare la campagna elettorale per ricomporre questo scarto, possiamo ancora vincerle queste elezioni. Mi pare che Renzi abbia da tempo deciso di attestarsi su questa linea, come dimostra il fatto che stiamo confezionando le liste attorno alla candidatura dei principali esponenti del governo. Il paradosso del consenso al governo ma non al partito si spiega in gran parte con lo stato di sofferenza nel quale il partito versa. Questo è stato forse il vero errore di Renzi e di tutti noi con lui: aver trascurato il partito, che ha finito per ridursi, in molti, troppi territori, ad una confederazione di correntine, cordatine e conventicole. Non si trattava e non si tratta di tornare a vecchi modelli di organizzazione politica ormai esauriti, ma di sperimentarne di nuovi, come hanno saputo fare negli anni scorsi con Obama i democratici americani. Questo resta comunque il compito dei prossimi anni.

Il rapporto con liberi e uguali. Qualcuno ha suggerito una sorta di non belligeranza tra voi. Una proposta ragionevole…. 

Ma noi non siamo in guerra con Liberi e Uguali. E non abbiamo ancora perso la speranza che questi nostri amici e compagni ascoltino gli appelli che anche in questi ultimi giorni hanno rivolto loro Prodi, Veltroni e la stessa Susanna Camusso, perché ci si possa presentare alleati alle elezioni regionali in Lombardia e Lazio, se non anche nei collegi delle politiche. Del resto si fatica a comprendere il senso di questa loro fuga solitaria dalla realtà. È ovviamente legittimo contestare e contrastare la linea politico-culturale, nella quale anch’io da sempre mi riconosco e che si è affermata nel Pd, in questi anni, grazie alla leadership di Matteo Renzi. Ma c’è un tempo per ogni cosa, dice la Bibbia. C’è un tempo per il confronto interno e una sede nella quale organizzarlo, che si chiama congresso. E c’è un tempo per il confronto con gli avversari veri, che stanno a destra e dalle parti nebulose del M5S, il tempo delle elezioni. Confondere le elezioni col congresso rischia di portare questi nostri amici e compagni in una condizione nella quale, nella migliore delle ipotesi, dal punto di vista del loro consenso, si riveleranno dannosi, perché spianeranno la strada alla vittoria dei nostri comuni avversari; nella peggiore si riveleranno inutili, cioè irrilevanti.

Ho letto che non si candida. Una notizia che ha molto colpito. Al di là della questione delle deroghe, mi è parso di cogliere un velo di delusione nei confronti della politica… Si rimprovera qualcosa?

Nel Pd, dieci anni fa, ci siamo dati una regola, voluta per favorire il ricambio della classe politico-parlamentare: dopo 15 anni non ci si può più ricandidare, salvo poche, motivate eccezioni. Io ho alle spalle quattro legislature, per complessivi 17 anni di Senato. Dunque non posso più essere candidato, né intendo chiedere una deroga. Perché non voglio diventare un problema per il mio partito, che di problemi ne ha già tanti e di molto più seri. Naturalmente la mia non è né una fuga né una diserzione e non ho nessuna delusione da smaltire. Se la segreteria del Pd mi chiedesse di ricandidarmi, magari in un collegio ad alto rischio, mi sentirei seriamente chiamato in causa.

Potrebbe essere questa la carta vincente per il PD?

Sì, potrebbe essere una mossa vincente. Invece di rappresentarci, come talvolta rischiamo di fare, come un gruppo dirigente spaventato, che si affolla attorno alle poche posizioni garantite, sarebbe bello se ci facessimo vedere, soprattutto noi della vecchia guardia, motivati a combattere nei collegi più a rischio, quelli che davvero possono fare la differenza. Gli elettori ci chiedono una prova di coraggio e di generosità.