ESSERE STRANIERO. TESTI DI COLIN CROUCH E DI KERRY KENNEDY

Sarà, tra qualche giorno,  nelle Librerie il nuovo numero della Rivista dellArel. La rivista diretta da Enrico Letta e Mariantonietta Colimberti. Affronterà  un tema di grandissima attualità: quello dello STRANIERO.  Perché straniero? IL  numero, che esce appena dopo le elezioni per il Parlamento UE ma pensato e preparato nei mesi immediatamente precedenti, riguarda uno  dei principali (forse il principale) motivi conduttori del dibattito politico e non soltanto politico italiano ed europeo. La questione dello straniero e degli stranieri ha condizionato in modo preponderante la percezione dei cittadini delle democrazie occidentali rispetto a se stessi e alla propria condizione, finendo per incidere in modo determinante sullespressione del consenso e sugli equilibri politici.  «La xenofobia è di destra, ma la soluzione non può essere un nazionalismo di sinistra; una sinistra nazionalistica è destinata a sparire nelle mani della destra», spiega il grande sociologo e politologo inglese Colin Crouch a Maria Elena Camarda in unampia intervista in cui sottolinea la connessione esistente tra lutilizzo politico della xenofobia e il nascondimento di un sistema economico che produce sempre maggiori disuguaglianze. Il tema è affrontato da angolature diverse: politica, sociale, economica e culturale. Molti i nomi di spicco presenti con i loro contributi, ne ricordiamo alcuni: Enrico Letta, Colin Crouch, Kevin Kennedy, Tito Boeri, Lilian Thuram. Di seguito, per gentile concessione, anticipiamo i contributi del grande politologo Colin Crouch e di Kerry Kennedy (figlia di Robert Kennedy)

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“Con una posizione anti UE si va alle Elezioni”. Intervista a Fabio Martini

 

Sono giorni difficili per il governo italiano.  Ha tagliato il traguardo del suo primo anno di vita con l’arrivo della lettera, da parte  della UE, di proposta di una possibile procedura d’infrazione per “debito eccessivo”. Non è stato un bel compleanno per i sovranisti nostrani. Come si svilupperà  il quadro politico italiano? Ne parliamo, in questa intervista, con Fabio Martini editorialista e cronista parlamentare della Stampa di Torino.

Fabio Martini, incominciamo con l’arrivo, avvenuto nella giornata di ieri della proposta di procedura d’infrazione per “debito eccessivo” da parte della Commissione UE. La trattativa si annuncia complessa. Il Premier Conte ha detto che “farà di tutto per evitare l’inizio della procedura”, Il Commissario Moscovici ha dato la sua disponibilità al dialogo (”la mia porta sempre aperta”).  Le reazioni dei due leader, Di Maio e Salvini, sono state diverse. Salvini mantiene il punto “Condizioni inaccettabili. Vogliamo crescita e lavoro, in Europa capiranno”, Di Maio “Siamo persone serie le regole le rispettiamo, ma quota 100 e le pensioni degli italiani non si toccano”. Insomma la situazione è molto difficile…Reggerà la fragile “tregua armata” tra Salvini e Di Maio? Hanno capito che la  campagna elettorale è finita?

Stavolta la risposta all’Europa avrà una valenza assai più corposa della questione in sé – fare o non fare la correzione di bilancio – perché farà capire definitivamente cosa vogliano fare i due partner di governo: se andare ad elezioni anticipate o rinviare la resa dei conti al 2020. La Commissione europea non ha aperto la procedura di infrazione, ma l’ha definita “giustificata” e dunque ha lasciato al governo italiano ampi spazi di manovra per una correzione di piccola entità. Se il governo la farà, significa che i due hanno rinviato la resa dei conti. Ma un irrigidimento nei prossimi giorni vorrebbe dire che si sta riaprendo la finestra elettorale di settembre.

Parliamo, per un attimo, del Premier Conte. Nella Conferenza Stampa di  lunedì scorso a palazzo Chigi ha voluto dimostrare  la sua terzietà Riuscirà ad avere la necessaria autonomia per condurre la trattativa con la UE?

E’ vero, lo sforzo più sostanzioso del presidente del Consiglio è stato proprio quello: dimostrare la propria terzietà. Lo ha fatto per due motivi. Anzitutto per ritagliarsi uno spazio negoziale, facendo credere che lui è davvero distante dai Cinque stelle. Ma c’è una seconda ragione, altrettanto importante: davanti all’ipotesi concreta di elezioni anticipate, si è materializzato un Partito di Mattarella che punta a rinviare la battaglia campale delle elezioni alla primavere 2020. Di questo Partito fanno parte da mesi – ma oggi più che mai – il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia, dal quale c’è da attendersi ulteriori esternazioni distensive verso Bruxelles.  Il grande enigma è questo: in contrapposizione al Partito di Mattarella, si formerà o no un Partito delle elezioni? E se si formerà, siamo sicuri che a farne parte, sarà il solo Salvini?.

 

Guardiamo al Governo. A questo punto della situazione politica ed economica, con un debito che ha continuato a crescere, non si è arrivati per il “castigo degli dei” ma per scelte di questo governo. Del resto, Aldilà dei provvedimenti “bandiera” (reddito di cittadinanza, quota 100, immigrazione e leggi anticorruzione) e da ultimo lo “sblocca cantieri” (con la sua pesante problematicità) il bilancio non è esaltante. Dove sta fallendo il governo?

In 14 mesi, il governo ha aumentato il proprio consenso tra l’opinione pubblica: sommando le percentuali dei due partiti, si è passati al 50,1 del 4 marzo 2018 al 51,4% del 26 maggio 2018. Per i cittadini il bilancio è positivo e nei sondaggi tra gli elettori delle due forze di governo, sono nettamente di più quelli che preferirebbero una continuazione di questo Esecutivo. Ma da Bruxelles ci dicono due cose: le scelte di politica economica – pur così popolari – stanno deprimendo le prospettive di crescita e se non subiranno inversioni, peggioreranno non solo il “microclima” italiano, ma il maltempo potrebbe estendersi sul resto del Continente. In questo sta la scommessa del governo: trovare un equilibrio tra queste due spinte, consenso interno a breve e dissenso forte dei nostri partner.

Alla luce di questi ultimi avvenimenti, proviamo a delineare dei possibili scenari. Incominciamo da Matteo Salvini. Il suo ego smisurato, forte dei sondaggi, lo fa sentire ra”invincibile”, addirittura pensa di avere l’appoggio della Vergine Maria. Insomma l’uomo sa manipolare gli ingredienti del consenso popolare. Ti chiedo quali sono i punti di forza per chiedere le elezioni, e quali, invece, i dubbi che possono frenare questa voglia di passare all’incasso elettorale?
Staccare la spina e accollarsi platealmente la responsabilità di elezioni anticipate non è mai semplice. Per ragioni che si possono ricondurre alla saggezza popolare, come quella che sconsiglia di abbandonare la via vecchia per la via nuova. Una difficoltà accresciuta nella stagione attuale, nella quale qualsiasi avversario è pronto ad adoperare due armi micidiali: vittimismo e capacità di addossare ad altri i panni del capro espiatorio. Salvini, se mai deciderà di andare ad elezioni, lo farà soltanto dopo un accordo sostanziale con Davide Casaleggio. Per entrambi, la tentazione elettorale potrebbe consistere nella speranza di “congelare” la sostanza del risultato delle Europee: Salvini è pronto a mettere una firma all’idea di avere nel prossimo Parlamento una forza del 32-35 per cento e Casaleggio un Movimento tra il 18 e il 20 per cento. La ragione che spinge allo statu quo è lo spirito conservativo, che è sempre un’attrattiva potente in ogni attività umana.

Veniamo a Di Maio. L’uomo è salvato dal voto nline. Però resta molto debole. Salvini lo ha sgonfiato in questo anno di governo. Ma quello che è più grave, agli occhi degli elettori, è la perdita dell’anima del movimento. Nonostante tutti gli sforzi fatti l’uomo Di Maio è parso più vecchio della sua età. Di fronte allo straripante leghista  quale carta può giocare?  L’impressione è che si adagi sempre più ad essere l’Alfano  di Salvini….

Luigi Di Maio si è rivelato in questi 14 mesi di governo, il personaggio di maggiore qualità politica del Movimento Cinque stelle, sia nell’articolare le istanze del suo Movimento, sia nella capacità di metterci la faccia. Il Profeta (Beppe Grillo) si è ritirato sulla Montagna, il Capo (Davide Casaleggio) è restato nell’ombra, il presidente della Camera non sembra avere il passo per assumere ruoli di leadership, Di Battista – che pure ha un impatto mediatico fortissimo – oscilla tra anno sabbatico e incursioni filo-Di Maio, con un profilo di fatto “doroteo”, di puro mantenimento di una rendita di posizione. Per Di Maio la possibilità di diventare l’”Alfano di Salvini” è un rischio concreto e la carta da giocare sarebbe una sola: materializzare una forte, suggestiva e concreta agenda di cose da fare, un’agenda talmente forte da condizionare Salvini. Ma sinora l’assenza di una cultura di governo, sia pure in versione radicale, è stato il tallone di Achille dei Cinque stelle.

Matteo Salvini è, in questo momento, l’uomo più potente d’Italia. La sua ossessione  per il potere lo porta a creare nemici ogni giorno (dai “vescovoni”, come li chiama lui, ai giudici). Lo deve fare, fa parte della sua propaganda. Dicevamo della sua “invincibilità”. E questo a me fa venire in mente la tragedia greca. In particolare la hibris (hubris). Quale può essere per Salvini?

Matteo Salvini sta dimostrando di essere l’unico leader italiano, la personalità che sa esprimere meglio di ogni altra lo spirito del tempo. E’ vero la “hibris” è una cattiva compagna, da sempre, di tutti gli uomini pubblici e quando cresce, saperla dosare, è sempre un’impresa difficile. In Italia, tra l’altro, occorre sapersi guardare da un tratto della psicologia nazionale: gli italiani hanno sempre cercato un leader, ma hanno sempre rifiutato i padroni.

l sovranisti e la guerra per i followers. Intervista ad Alex Orlowski

 

Sempre  più la battaglia politica si sta svolgendo sulla Rete. Internet, con la sua potenza, è diventato uno strumento, fondamentale, di propaganda non solo per veicolare programmi politici, ma anche per la ricerca del consenso. In vista delle elezioni europee come si sta sviluppando la propaganda on-line? Quali armi usano i sovranisti per manipolare la Rete? Cosa sono i “bot-net”? Perché possono essere pericolosi? Ne parliamo, in questa intervista, con Alex Orlowski. Orlowski è uno spni-doctor, esperto di marketing politico.

Alex, la politica contemporanea usa sempre più la rete per costruire consenso, egemonia e, quindi, conquistare voti. I social quindi sono strategici. E ci sono eclatanti casi di successi elettorali, attraverso l’uso spregiudicato dei social con le “fake news”, come Trump e Bolsonaro.  Chi sono i più attivi sui social in Italia?

Come sappiamo il nome top di tutti è senz’altro Matteo Salvini che catalizza tutta la forza dei social media e della comunicazione della Lega, quindi non ci sono altri leader, tutto il team della comunicazione è solo dietro a lui (i parlamentari, i candidati regionali e alle Europee della Lega non hanno rilevanza mediatica, eccetto Claudio Borghi, Antonio Rinaldi (Rinaldi_euro) e alcuni “satelliti” intorno alla Lega, che sono attivisti, come la coordinatrice regionale della Lega in Sicilia Patrizia Rametta, una che è stata riwittata 60.000 volte in agosto 2018). Matteo Renzi, si sta riprendendo abbastanza bene, poi chi va molto bene è senz’altro la Boldrini che ha fatto un grosso passo avanti e inoltre c’è un grosso hashtag di protesta (#facciamorete), nato da Marco Skino di Torino (stiamo parlando di twitter). Infine Riccardo Puglisi, che è un economista indipendente europeista, va veramente forte sullarete.

Parliamo del “mercato dei followers”, la “merce” preziosa per la propaganda. Come funziona?

Il mercato dei followers funziona in vari modi: uno è l’acquisto, ci sono grandi ingegneri informatici, che vengono soprattutto dall’India, che già qualche anno fa hanno preparato le prime fabbriche di bot, di account fake e li vendevano come follower. Addirittura se io voglio comprare una botnet di twitter o di facebook  te li vendono da 1, 2, 3 dollari l’uno, quindi ne voglio mille spendo 8000 dollari e ti evitano un grossissimo lavoro. Uno si compra il consenso digitalmente, dai l’impressione di avere un grande consenso. Molti politici italiani in passato hanno comprato dei bot, quelli che non li hanno comprati li vedi subito, sono i più giovani che non hanno voluto legarsi a questo fenomeno. Un caso interessante è Berlusconi che ha solo 50.000 followers cioè non ha milioni di followers, è stato poco attivo sulle reti sociali. Ci sono poi quelli che si sono creati da soli il loro account oppure hanno usato quelli dei loro fans automatizzandoli con vari tecniche.

Una delle “tecniche” per costruire il consenso è la creazione di profili fake. Sappiamo che la destra sovranista mondiale ha utilizzato questi “profili fake”. Quando sono nati e che ruolo gioca Steve Bannon?

In parte ho risposto nella domanda precedente. I followers servono per far capire che tu hai una grossa massa di persone dietro, quello che ti serve poi sono i retweet, i like e i commenti, ma questi ultimi ovviamente sono più complicati. I servizi segreti russi hanno creato molti bot, che hanno team da centinaia di persone, che scrivono veramente dietro, creando le fake news. In Italia si sono organizzati bene quelli di estrema destra. Steve Bannon era socio di Cambridge Analytica quindi ha avuto a disposizione dei grandi programmatori e c’è uno dei suoi soci che è dentro a livello tecnico al partito nuovo che ha fatto Farage, che si chiama Brexit Party, quindi ha delle conoscenze importanti che lui può dare a quei partiti che segue, come la Meloni che ha un numero pazzesco di followers rispetto ai voti che prende (800.000 su twitter).

Quali utilità si possono avere con numerosi follower falsi? E quali risultati si possono ottenere “drogando” un account di Twitter?

Con i profili fake si gestisce una botnet, che è un software di gestione, che puoi acquistare in internet, quelli veramente potenti non si trovano facilmente perché comunque anche loro sanno che stanno violando i termini di facebook, twitter, di tutti i social per cui cercano di non farsi trovare facilmente. Alcuni li trovi nel dark web e sono molto costosi, costano sui 1000 dollari circa, però già un software da 400 dollari ti permette di gestire moltissimi account in massa. Si chiamano botnet perché sono dei “robot” e una rete di “robot” (ovvero possono svolgere i compiti più vari in maniera completamente autonoma).

Perché una “bot – net” può diventare pericolosa?

Una bot net è pericolosa perché cambia la percezione dell’impatto mediatico di un politico: stai falsando la percezione, stai facendo pensare alle persone che ha una grossa approvazione quello che sta facendo quindi se tu fai dei post violenti, di disinformazione, spesso delle vere e proprie fake news diventa pericoloso perché fai pensare alle persone che c’è un appoggio popolare e se tu sei una persona politicamente fragile ti aggreghi alla promozione di questo post (Salvini lo ha fatto spesso).

Recentemente hai fatto uno studio con 8 milioni di account monitorati in tre mesi. Cosa hai scoperto?

Abbiamo scoperto che ci sono account comuni, che sono tutti legati al sovranismo internazionale, legato a Steve Bannon, dal Brasile alla Francia, all’Italia, alla Spagna hanno tutti un patto in comune, si supportano nei tweet, nei like; ti ritrovi account che da brasiliani diventano olandesi e altri da brasiliani francesi, perché sono gestiti dalla stessa internazionale sovranista, che sposta questo tipo di finto consenso on line che serve moltissimo a influenzare i giornalisti. I giornalisti sono poi quelli che hanno lanciato Salvini o Bolsonaro perché vedendo tantissimi follower su twitter pensavano che avessero un grande appoggio. Quando Salvini aveva il 17% ad un certo punto è finito su tutte le televisioni italiane ed è arrivato al 30% e questo è colpa di chi pensava che lui avesse un mega appoggio popolare e volevano fare notizia. In questo momento uno come Salvini probabilmente non ha neanche più bisogno dei social, perché ha una esposizione mediatica televisiva enorme.

LE RADICI DEL POPULISMO: LA NASCITA DELLA PSICOPOLITICA. Uno studio della Fondazione PER

 

La Fondazione PER (Progresso, Europa, Riforme) oggi pomeriggio, a Roma, nella Sala Atti parlamentari del Senato ha presentato lo studio “ALLE RADICI DEL POPULISMO”, curato da Antonio Preiti, direttore di Sociometrica. Sono intervenuti i parlamentari Stefano Ceccanti, Lia Quartapelle, Dario Parrini, il Prof. Andrea Graziosi, il Direttore di Policy Sonar, Francesco Galietti, Vittorio Ferla, Direttore di LibertàEguale e Alberto De Bernardi, Presidente di PER, che ha concluso i lavori.

Lo studio analizza, su base internazionale, i numerosi fattori che in due anni hanno stravolto il quadro politico dei più importanti paesi occidentali. Secondo lo studio, alla vecchia alternativa tra destra e sinistra si è sostituito uno scontro sull’identità. I movimenti populisti sono centrati sulla difesa dell’identità collettiva secondo la loro storia e tradizione, mentre sul lato opposto c’è una concezione più globalista e multiculturale. Questa nuova divisione porta con sé numerose conseguenze, da una parte si sottolineano la cultura religiosa cristiana a la difesa degli stili di vita più tradizionali, dall’altro una società più aperta e più globale, a partire dall’Europa.

Un’altra differenza sostanziale è che il blocco politico dei populisti è fondato più che su interessi economici su stati emotivi, come la rabbia, la contestazione delle élite e la paura che siano stravolti i vincoli sociali dei quartieri e delle piccole città così come li conosciamo. Lo studio ha anche presentato una mappa in cui sono evidenziati i sentimenti che dominano la scena politica italiana, dove prevalgono l’ansia, la paura e la tristezza. Lo studio evidenzia anche una contrapposizione tra emozione politica, e del pensiero che vi è legato, e razionalità politica. Lo studio mette poi in luce che in questi anni, in seguito alla crisi del 2008, le differenze di reddito si sono accresciute e la ricchezza nazionale italiana è ancora più bassa, unico caso nel mondo occidentale, rispetto a quella del 2007.
Un risultato inedito dello studio riporta quanti in Italia, a prescindere dal voto espresso, o dalle intenzioni di voto, si possono definire “populisti” e quanti “mainstream”, cioè sostenitori dei partiti tradizionali di sinistra, di destra e di centro. Secondo lo studio il 47 % degli Italiani ha una visione della politica Mainstream”, mentre 38 % ha un approccio culturale più “populista” (il 15 % non ha idee chiare o è equidistante); questi dati prescindono dal voto effettivo espresso nelle elezioni o nelle intenzioni di voto.

“Abbiamo deciso di occuparci di populismo – Alberto De Bernardi – perché questo è il vero avversario, attuale e pericoloso dei riformisti. La Fondazione PER Progresso Europa Riforme nasce per dare un contributo alla costruzione di un pensiero riformista al passo con i tempi, capace di rispondere alle sfide di questo momento storico. Proprio per questi motivi comprendere in profondità il populismo e la minaccia che esso rappresenta per le democrazie liberali è essenziale”.

“Si è aperta una fase nuova della politica in tutto l’Occidente – ha detto Antonio Preiti – che mette al primo posto le emozioni, il pensiero contro la ragione, la fine di ogni autorità, per cui bisogna cambiare gli strumenti della comunicazione, e l’intero modo attraverso cui oggi si forma l’opinione politica pubblica.”

“La funzione dei riformisti – ha aggiunto Vittorio Ferla – non può e non deve essere quella di chi tenta di “addomesticare” il populismo, tramite alleanza con tutto o parte di questo schieramento, ma quella di costruire una credibile alternativa di governo, capace di dimostrare e convincere che la democrazia liberale può tornare ad essere la forma di stato migliore per rispondere alle aspettative dei cittadini. I riformisti devono essere consapevoli che non c’è un posto dove tornare per ricominciare a fare quello che hanno fatto, con tanto successo, in passato. Innovazione, e non ritorno allo status quo, dovrà essere la loro parola d’ordine”.

Di seguito pubblichiamo le tabelle di sintesi dello studio.

I “Buchi Neri” della Lega. Intervista a Giovanni Tizian

Giovanni Tizian (LaPresse)

Giovanni Tizian (LaPresse)

Che fine hanno fatto i 48,9 milioni di euro della truffa sui rimborsi elettorali architettata da Umberto Bossi e Francesco Belsito? Perché Matteo Salvini mente quando dice di non aver mai visto un euro di quel tesoro? Chi sono i nuovi finanziatori del partito oggi? E ancora, come mai il ministro dell’Interno per sfondare al Sud si è circondato di personaggi equivoci, riciclati, ex fascisti, condannati, indagati e con parentele su cui pesa il sospetto di contiguità con la mafia? Quali segreti si celano dietro le alleanze strette dal leader della Lega con Vladimir Putin e Donald Trump?
Un libro inchiesta svela per la prima volta le trame finanziarie e politiche del partito del ministro dell’Interno. È Il libro nero della Lega, una coraggiosa ricostruzione basata anche su importanti documenti fin qui inediti. Di questo libro, uscito per Laterza, ne parliamo con uno degli autori: Giovanni Tizian. Tizian è un giornalista d’inchiesta del settimanale “L’Espresso”.

Giovanni, con il tuo libro, scritto insieme all’amico Stefano Vergine, prendete in esame alcune opacità (dalla sparizione dei 48,9 milioni di Euro di finanziamento pubblico, che, dopo la sentenza della magistratura, deve restituire ai cittadini italiani, ai rapporti con alcuni personaggi riciclati del sud Italia, fino ai rapporti con degli emissari potenti, oligarchi, del Cremlino). Tutto è documentato. Partiamo, allora, da un evento che si svolgerà a Verona questo fine settimana. Evento che ha l’appoggio, tra gli altri, del ministro leghista   Fontana e del leader Matteo SALVINI. Ebbene tra i relatori previsti c’è Komov. Costui è un emissario del potente, e inquietante, oligarca Kostantin Malofeev. Lui è un miliardario amico intimo di Putin. Che ruolo gioca nei rapporti con La Lega?
Komov è da diversi anni il rappresentante russo del World Congress of Families, l’organizzazione protagonista dell’evento che si svolgerà a Verona. Komov era presente il 15 dicembre del 2013, a Torino, durante l’incoronazione di Salvini a segretario del partito. Inoltre Komov lavora alla San Basilio, la fondazione russa creata da Konstantin Malofeev. Malofeev è coinvolto nella trattativa per finanziare la Lega con soldi russi, quella che abbiamo raccontato nel libro. Nel luglio dell’anno scorso Gianluca Savoini – ex portavoce di Salvini, attualmente l’uomo che si occupa di gestire i rapporti tra il vicepremier italiano e la Russia – era in contatto con una società petrolifera collegata a Malofeev. Si chiama Avangard oil & gas e non compare nei registri commerciali ufficiali. La sede si trova però a Mosca, al civico 31 di Novinsky Boulevard, dove sono registrate due imprese che fanno capo ufficialmente a Malofeev. Nello stesso interno dove sono domiciliate queste due aziende, il numero 1, ha sede appunto la Avangard oil & gas. Il 24 luglio del 2018 Savoini ha inviato un’offerta commerciale al direttore generale della Avangard, Alexey Mustafinov. Oggetto: la compravendita di un grosso quantitativo di gasolio. Lo stesso affare che Savoini stava trattando tre mesi dopo, il 18 ottobre, all’Hotel Metropol di Mosca.

Il Congresso Mondiale della Famiglia che negli anni è diventato una specie di “Forum” del sovranismo estremo, partecipano esponenti della estrema destra mondiale (dai russi agli americani),  quali sono i finanziatori ? Qual è il ruolo della Lega? Ovvero come s’incastra con la sua strategia?
Non sappiamo chi sono i finanziatori diretti del Congresso Mondiale della Famiglia. Di certo la Lega sarà presente al Forum con diversi suoi esponenti, dal ministro della Famiglia Lorenzo Fontana al vicepremier Salvini. La presenza della Lega non sembra legata solo al sostegno delle tesi sulla famiglia tradizionale. Il senso della presenza di Salvini e di alcuni ministri leghisti è politico. Perché le tesi del Congresso Mondiale della Famiglia – contro l’aborto, contro l’eutanasia, contro l’omosessualità – uniscono molti dei partiti sovranisti europei, e uniscono soprattutto l’establishment putiniano alla destra estrema americana, quella rappresentata da Steve Bannon.

Nel libro raccontate gli incontri di Salvini, e di un suo emissario (Savoini), con personaggi dell’entourage putiniano. Prima hai parlato di viaggi per cercare fondi per la campagna Europea per Lega. Come sono andate le cose? ci sono state “triangolazioni” opache?
Non abbiamo prove per dire che la Russia ha effettivamente finanziato la Lega, ma abbiamo diverse prove per dire che c’è stata una trattativa per finanziare la Lega con soldi russi, e che la trattativa è durata perlomeno da luglio a ottobre dello scorso anno. Prima abbiamo ricordato dei contatti avvenuti a luglio dell’anno scorso, tra Savoini e una società russa molto vicina a Malofeev. Tre mesi dopo, il 18 ottobre, abbiamo visto e fotografato Savoini seduto nella hall dell’Hotel Metropol, a Mosca, insieme a due italiani e tre russi. Parlavano di finanziare la Lega, in vista delle elezioni europee di maggio, con un escamotage: una compravendita di gasolio, 3 milioni di tonnellate metriche, vendute dalla russa Rosneft all’italiana Eni attraverso una banca europea non meglio specificata. Il tutto con uno sconto del 4 per cento sul prezzo di mercato. Sconto del quale, alla fine, avrebbe dovuto beneficiare la Lega. Questo è quello che si sono detti Savoini e le altre persone presenti al tavolo della hall dell’Hotel Metropol. E questo, indipendentemente dall’esito della trattativa, è politicamente molto rilevante perché dimostra che un importante rappresentante della Lega ha negoziato un finanziamento milionario con un Paese straniero: un fatto che è in totale contraddizione con la narrazione nazionalista, sovranista di Salvini. Che cosa avrebbe ottenuto la Russia di Putin in cambio di quel finanziamento? La sovranità dell’Italia è garantita? Inoltre va ricordato – e anche di questo diamo conto nel libro – che il giorno prima della trattativa all’Hotel Metropol, Salvini era a Mosca per un incontro organizzato da Confindustria Russia, e anche in questa occasione è successo qualcosa di molto strano. Dopo la fine dell’evento organizzato da Confindustria, Salvini è sparito per 12 ore, nessun incontro sulla sua agenda ufficiale. Noi però sappiamo che in quelle ore, la sera del 17 ottobre, Salvini ha incontrato il vicepremier del Cremlino Dymitri Kozak, che ha la delega agli affari energetici. Il 16 gennaio, ben prima prima che finissimo di scrivere il “Libro Nero della Lega”, abbiamo chiesto conto via email a Salvini di quell’incontro con Kozak, ma lui non ci ha mai risposto. Quell’incontro assume una rilevanza ancora più importante alla luce del fatto che il giorno dopo Savoini era all’Hotel Metropol a trattare un finanziamento russo per la Lega.

Cambiamo quadro. Le opacità della Lega non si fermano solo ai possibili finanziamenti esteri. C’è un “buco nero” inquietante : quello della sparizione dei famosi 48,9 milioni di Euro ottenuti dal finanziamento pubblico . Sappiamo che il partito di Salvini è stato condannato a rimborsare il malloppo allo Stato in comode rate. Come sono andate le cose?
Stiamo parlando di 48,9 milioni che dovrebbero tornare allo Stato italiano, perché sono soldi dei contribuenti ottenuti con i rimborsi elettorali. La Lega deve restituirli perché, secondo una sentenza d’appello, ha ottenuto quei rimborsi elettorali falsificando i bilanci degli anni compresi tra il 2008 e il 2010. Il problema è che quando la guardia di finanzia è andata a effettuare il sequestro, dei 48,9 milioni ne ha trovati poco più di 3 milioni.

La truffa riguarda Bossi. E Maroni e Salvini? Quest’ultimo afferma di non averli visti. Per voi le cose stanno in maniera diversa. Perché?
La truffa riguarda solo Bossi, che infatti per questo è stato condannato insieme al tesoriere dell’epoca, Francesco Belsito. Maroni e Salvini sono coinvolti perché hanno usato parte dei 48,9 milioni di euro, e lo hanno fatto quando ormai era chiaro a tutti che la magistratura avrebbe potuto sequestrare quel denaro. Salvini, in particolare, ha sempre detto che lui dei soldi della truffa non ha mai visto un euro. Nel libro pubblichiamo dei documenti ufficiali che lo smentiscono, carte che dimostrano che lui quei soldi li ha usati sapendo che erano potenzialmente frutto di truffa.

In questa vicenda vi sono potenti commercialisti legati al “cerchio magico” leghista. Chi sono?
Salvini ha scelto come tesoriere del partito Giulio Centemero, commercialista che è stato suo assistente a Bruxelles per diversi anni e che oggi è anche parlamentare della Lega. Quando Centemero ha preso in mano la gestione finanziaria del partito, ha coinvolto due suoi compagni di studio, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, due commercialisti di Bergamo che hanno assunto molto potere all’interno delle finanze leghiste. Nel libro raccontiamo molti degli affari di questi tre professionisti, affari legati al partito ma anche affari personali. Tra questi c’è ad esempio la vicenda dell’associazione “Più Voci”, usata per incassare finanziamenti privati senza passare per le casse ufficiali della Lega, ma anche una serie di società controllate da un’anonima holding lussemburghese.

A cosa possono essere serviti, vista la condanna della magistratura, questi soldi?
Non abbiamo elementi per dirlo con certezza.

C’è una banca altoatesina che è stata oggetto di indagine. Qual è?
È la Sparkasse di Bolzano. Presso questa banca sono finiti parecchi dei fondi della Lega durante la segreteria Maroni. Soldi che poi sono stati trasferiti su conti correnti di altre banche. Qui le notizie sono di fonte giudiziaria: nell’estate del 2018 la guardia di finanzia di Genova ha perquisito alcune filiali della Sparkasse in cerca dei denari leghisti. Su questo non sappiamo altro.

Si può ipotizzare un riciclaggio in Lussemburgo?
Questa è una delle ipotesi della procura di Genova. Secondo i magistrati liguri, Maroni e Salvini hanno riciclato nel Granducato parte dei 48,9 milioni di euro della truffa. La notizia è emersa a metà giugno del 2018, poche settimane dopo che su «L’Espresso» avevamo raccontato degli affari lussemburghesi dei commercialisti di Salvini, cioè di quella serie di società controllate da un’anonima holding lussemburghese, quelle a cui accennavamo prima. Secondo gli investigatori liguri, poco dopo le elezioni del 4 marzo 2018 le autorità lussemburghesi hanno inviato alla Banca d’Italia una segnalazione per un’operazione finanziaria sospetta: 3 milioni di euro versati da una fiduciaria lussemburghese su un conto corrente italiano. Conto che i magistrati ritengono collegato alla Lega. Da qui l’ipotesi di riciclaggio. In altre parole, la procura di Genova crede che il tesoro padano, quello frutto della truffa organizzata da Bossi e Belsito, non sia stato interamente speso per attività politica, come sostengono da tempo i dirigenti della Lega salviniana, ma sia stato fatto uscire dai confini nazionali e poi rimpatriato attraverso una società lussemburghese.

Insomma l’immagine che esce fuori dal libro è quella di una organizzazione politica spregiudicata che non disdegna, anche, riciclati da altri partiti . E’ così?
Riciclati da altri partiti, ma anche politici legati alle organizzazioni mafiose. Al Sud Salvini ha imbarcato ex missini ed ex Dc. Poi ci sono quelli entrati in contatto con il potere mafioso: chi per ragioni familiari, chi per questioni di affari. I casi sono parecchi, li raccontiamo nel dettaglio nel libro, ma di certo Salvini non ha mantenuto la promessa di portare una ventata di novità al Sud, di non voler trasformare la sua Lega in un «raccoglitore di riciclati».

Ultimo punto: Voi  immaginate il “club” sovranità, un “club” non certo ricreativo, come una “piramide”. Perché? E qual è il loro ‘obiettivo distruttivo?
Dovendo riassumere il quadro delle alleanze strette da Salvini per trasformare la Lega in un partito nazionalista, sovranista, con aspirazioni internazionali, abbiamo scelto l’immagine della piramide. In cima ci sono Trump e Putin, i presidenti di Russia e StatiUniti, accomunati dall’obiettivo geopolitico di indebolire l’Unione europea, di togliere di mezzo un concorrente forte finché resta unito. Sotto il vertice, ci sono i partiti istituzionali della destra populista: il Rassemblement National di Marine Le Pen, gli austriaci dell’FPÖ, il Partito per la Libertà dell’olandese Geert Wilders, gli indipendenti belgi di Interesse Fiammingo, i tedeschi di Alternative für Deutschland, i governi dei cosiddetti paesi di Visegrad, cioè Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. E ovviamente la Lega. In basso, ai piedi della piramide, ci sono i partiti dell’estrema destra neofascista, la manovalanza che soffia sulle periferie, che canalizza la rabbia sociale contro gli immigrati. È una catena, ognuno svolge un ruolo preciso, tutti condividono un obiettivo: destabilizzare l’Europa unita. Il problema è che da tutto questo, gli unici che possono trarre vantaggio sono quelli che stanno in cima alla piramide, cioè Russia e Stati Uniti.