Verso la fine del berlusconismo? Intervista ad Eugenio Scalfari

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La prossima settimana con il voto delle due Camere sulle mozioni di sfiducia sapremo quale sarà il destino del governo Berlusconi. Molti osservatori si interrogano sul futuro politico dell’Italia in questa complicata transizione. Ne parliamo con Eugenio Scalfari fondatore del quotidiano “La Repubblica”.

Direttore Scalfari, la storia politica italiana sta vivendo un periodo assolutamente convulso. Davvero siamo alla fine di un’epoca, quella berlusconiana? Siamo alla vigilia, come ha scritto recentemente su Repubblica Massimo Giannini, di un “nuovo 25 Aprile”? Oppure sarà un “nuovo 8 settembre”?

Purtroppo non credo che siamo alla fine dell’epoca berlusconiana. Siamo probabilmente alla fine del governo Berlusconi ma il berlusconismo è una delle costanti degli italiani, una sorta di fiume carsico che di tanto in tanto emerge e che si chiama demagogia, furbizia, prevalenza dell’egoismo rispetto al bene comune. Di volta in volta questo fiume carsico ha assunto diverse denominazioni; si è chiamato crispismo, fascismo, doroteismo, craxismo, berlusconismo. Le forme furono profondamente diverse e determinate dai diversi contesti, ma la natura di questo fenomeno è sostanzialmente la medesima ed è quel tipo di Italia rispetto alla quale noi ci sentiamo stranieri.

Cosa lascia in “eredità” il “berlusconismo”?

L’eredità del berlusconismo è quella di cui alla risposta precedente.

Una delle tante battaglie del quotidiano Repubbica, da Lei fondato, è stata quella per fare dell’Italia una “democrazia compiuta”. La svolta di Fini favorisce questo percorso, oppure la transizione italiana è ancora lontana dall’essere compiuta?

La svolta di Fini è un tassello per una democrazia compiuta. Forse l’avvio di un confronto civile tra una destra europea e una sinistra altrettanto europea, sempre che l’Europa abbia un futuro, del che allo stato dei fatti può sorgere più di un fondato dubbio.

Il PD è ancora alla ricerca di se stesso. E le primarie milanesi ne confermano la debolezza. Quali sono, secondo lei, i punti fermi di un partito autenticamente riformista?

Effettivamente il Pd ha un problema identitario che non è stato risolto. I punti fermi di un partito riformista furono posti da Veltroni al Lingotto due anni fa e con qualche aggiornamento restano ancora quelli. Putroppo la classe dirigente attuale di quel partito è una nomenclatura a tutti gli effetti e quindi non mi sembra in grado di riprendere il cammino. Il problema di un ringiovanimento della classe dirigente esiste ma non si risolve certo con la demagogia dei vari Renzi e neppure con quella, ben più raffinata, ma egualmente sconquassante di Vendola.

Guardando un po’ in profondità, si ha la percezione che la società italiana sia senza punti di riferimento capaci di uno sguardo lungo sui nostri problemi. Insomma un periodo “oscuro” pieno di “barbarie”. E’ Così? Oppure vede, nel caos, qualche segno di speranza?

ll caos è la premessa per l’emergere delle forme.

Lei è amico del Cardinale Carlo Maria Martini. Spesso nei vostri dialoghi, tra “persone che pensano” come direbbe il Cardinale, vi sono significative convergenze. Mi sembra un punto importante, a livello culturale, nel secolare dialogo italiano tra “Laici” e “cattolici”. Purtroppo non tutti nella Chiesa hanno l’inquietudine del Cardinale Martini, come vede la presenza della Chiesa oggi in Italia?

La presenza della Chiesa in Italia non è molto confortante. A livello di parrocchie, di oratori, ed anche di parecchie diocesi si può registrare un desiderio evangelico apprezzabile, che si riflette anche in molti settori del volontariato cattolico. Questa è la Chiesa che avrebbe voluto e vuole il Cardinal Martini, con la quale un dialogo da parte laica è certamente possibile; ma è purtroppo una Chiesa minoritaria.

Commenti (9)

  1. Condivido pienamente quano Scalfari sostiene.
    Penso purtroppo che quello che c’è di Berlusconi in ogni italiano continuerà a portare il paese a scelte sbagliate e a una ricorrente politica pasticciata. Restare in Italia e combattere o emigrare in un paradiso naturale dove non si parla di politica ?

  2. il pensiero di Scalfari sulla Chiesa Cattolica è illuminante. Infatti spesso la Chiesa dimentica l’insegnamento evangelico, entrando con prepotenza nelle questioni politiche dell’Italia e nelle scelte personali anche di chi non è cattolico.

  3. Ancora una volta condivido pienamente il pensiero di Scalfari. Il Berlusconismo di cui è permeato questo paese è una malapianta dalle radici robuste e viene da lontano. Berlusconi ha dato una sorta di “cittadinanza” ai pensieri e ai comportamenti biecamente opportunistici che da sempre albergano nelle nostre in-coscienze.
    Salvando se stesso ha anche dato legittimazione al rifiuto di tutte le regole che stanno alla base di una società davvero civile.
    Che fare?
    Forse, per cominciare, dovremmo elaborare e scambiarci tutte le sere, attraverso le TV, elenchi del tipo “Vieni via con me”!

  4. Credo che il berlusconismo,nonostante l’impegno dei tanti “berlusconi”cacciatori di poltrone e potere,sia avviato verso un provvidenziale ridimensionamento che ci permetterà di avere una democrazia moderna,europea e solidale.La ribellone delle giovani generazioni sensibili al rispetto di un’etica pubblica e privata ci lascia ben sperare:

  5. A differenza del buon Eugenio Scalfari ritengo, al contrario, che siamo ormai alla fine della sterile era berlusconiana.
    L’Italia non può più permettersi di avere, unica democrazia occidentale, gente che non solo continua iperterrita a farsi i i propri cavoli, ma che non è in grado di fare quelle riforme di cui tutti sentono ormai la necessità indifferibile.
    Il “fiume carsico” sicuramente ci sarà, ma credo che anche i più cocciuti tra i piccolo borghesi e gli operai che hanno sino ad ora votato per Lega e Pdl, si siano stancati del cavaliere. Vedremo nei prossimi mesi cosa sapranno fare coloro che si candidano al cambiamento. Sta a costoro far dimenticare per sempre il berlusconismo.

    Cordialmente

  6. L’Italia si trova in balia del berlusconismo e dei disastri che sta combinando per una ottusa politica del tale Bertinotti. Ora speriamo di liberarcene pel l’intervento di Fini ecco perchè la sinistra ha difficoltà e la destra va avanti. Ad ogni modo speriamo che ci vada bene.

  7. PERCHE’ NESSUNO(O QUASI) PARLA DEL VERO MOTIVO DELLO SLITTAMENTO DELLA SFIDUCIA AL 14?
    STANNO CERCANDO IL “SALVACONDOTTO” PER FAR USCIRE DI SCENA SILVIO SENZA CHE SIA PROCESSATO O FACCIA LA FINE DI CRAXI…
    ALMENO IN QUESTO QUOTIDIANO DATE LUCE A QUESTO ASPETTO!
    GRAZIE.
    MIC

  8. Berlusca è un osso duro. Sono due le cose che lo farranno togliere dal posto di premier;
    1: Assolutismo che ha provocato la cacciata di Fini e chi non pienamente d’accordo con lui+
    2: l’età; è ogni giorno più evidente che dà i numeri

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