Il Pd e la questione morale. Intervista a Pippo Civati

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In questi ultimi giorni si sta parlando, nell’opinione pubblica, di questione morale. E’ un fatto trasversale. Sul Partito Democratico si sta concentrando l’attenzione su alcune vicende che riguarderebbero Filippo Penati, ex-Presidente della Provincia di Milano ed ex capo della Segreteria Politica di Pierluigi Bersani. Bersani in questi giorni ha risposto con due lettere, ieri al Corriere e oggi al Fatto quotidiano a Marco Travaglio. Sullo sfondo c’è il disagio della base del PD. Di tutto questo parliamo con Pippo Civati, consigliere regionale della Lombardia esponente di spicco del PD nazionale.

Civati, Esattamente trent’anni fa Enrico Berlinguer rilasciava a Eugenio Scalfari, allora direttore di Repubblica, una storica intervista sulla “questione morale”. In quella intervista si denunciava il “mercinomio che si fa dello Stato”, i favoritismi, l’occupazione dei partiti dello Stato,ecc. Si affermava pure che la questione morale è il centro della questione italiana. Sono passati trent’anni, c’è stata tangentopoli e siamo di nuovo a questo punto. Com’è possibile?

È possibile perché in realtà la politica non ha messo in atto le misure che avrebbe dovuto prendere, lo stile di Berlinguer è rimasto spesso evocato come elemento di grande nostalgia per una parte del paese e praticato in modo troppo insufficiente da parte di tutti. Credo che la questione morale come la presentava Berlinguer sia una questione prettamente politica, che riguarda lo stile ,i comportamenti, il tempo in cui si rimane in carica e le modalità con cui questo potere viene esercitato.

Veniamo al PD. Il suo Segretario, Pierluigi Bersani, in una lettera al Corriere scrive, riguardo alle ultime vicende che investono Filippo Penati e altri del PD, ha scritto che “dobbiamo aprire quattro occhi e fare tutto quanto ci è possibile per migliorare procedure di garanzia ed evitare che venga oscurata la nostra missione”. Scusi la provocazione: su Penati, ad esempio, non tutto era chiaro sulla vicenda della “Serravalle”. Non è tardiva la posizione di Bersani?

Io prima di procedere alla condanna di Penati aspetterei le indagini ed eventualmente il rinvio a giudizio e il processo. Da un punto di vista politico è del tutto evidente che Bersani si sente chiamato in causa perché Penati è stato il suo braccio destro, scrive qualcuno, soprattutto nella fase congressuale, per cui non sorprende che ci sia la necessità, anche da parte sua, di rilevare che un atteggiamento ancora più rigoroso e più attento possa essere chiesto a tutti, al PD, ma alla politica italiana nel suo complesso. Sul caso specifico la critica la giudico per quella che è, infatti il Pd lombardo e lo stesso Penati hanno proceduto alla sospensione di Penati e alle dimissioni da vicepresidente del consiglio regionale ,che è l’incarico istituzionale che Penati ha rivestito. Dopo di che, ripeto, se fossero confermate le accuse quella riflessione critica deve diventare anche autocritica da parte di qualcuno, di chi soprattutto è stato più vicino politicamente ad una serie di mosse degli ultimi anni. Io però sono molto cauto e attenderei di conoscere meglio la verità dei fatti per poter dare una valutazione politica, che ora è prematura.

Andando in giro per la Rete, nei forum di discussione dei grandi quotidiani, c’è un grande turbamento e arrabbiatura di tantissimi militanti ed elettori del PD. Chiedono a una risposta forte. Non solo sulla vicenda Penati ma anche su quella opaca del voto al Senato su Tedesco. Le sembra che il suo partito sia all’altezza di questo compito?

Il mio partito sarà all’altezza di questo compito soprattutto se si faranno alcune cose che Bersani cita rapidamente nella sua lettera, per esempio il fatto che il partito si preoccupi di qualsiasi tipo di potere che viene costruito al suo interno o nelle vicinanze; isolare chi ha comportamenti o uno stile di vita non consono al nostro modo di concepire la politica e voglia procedere ad una vera selezione dei propri rappresentanti. Per questo noi insistiamo sulle primarie per scegliere i rappresentanti e su una durata limitata dei mandati, perché sono i due ingredienti che possono aiutare a fare maggiore selezione e non intervenire a posteriori rispetto alle vicende che ci vengono contestate. Alcune, come quella del caso Tedesco mi pare da tanto tempo, altre come quella di Penati che contano solo qualche giorno e che hanno bisogno di una maggiore conoscenza dei termini e delle circostanze che sono imputate a lui ed evidentemente il significato politico che da queste circostanze deriverebbe.

Quello che emerge è trovare nuove vie per fare emergere una nuova classe dirigente nel Partito Democratico. Come risponde il “rottamatore” Civati?

La proposta più dirompente è quella di selezionare chi va in Parlamento e chi ricopre gli incarichi, sulla base di meriti politici, della qualità delle relazioni che si mantengono e anche della trasparenza e di uno stile che non possa essere mai sospettato di nulla: ecco ricordiamo che noi siamo eredi di una tradizione che ha proprio in Enrico Berlinguer il punto di riferimento, da un punto di vista politico prima ancora che morale, più prestigioso e più importante.

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano di domenica scorsa scriveva una lettera aperta a Bersani ponendogli domande precise sui fatti venuti alla luce in questi giorni. Concludeva così , in maniera un po’ forte: “Visto il Suo fiuto da rabdomante nella scelta dei fedelissimi, è proprio sicuro di essere il miglior candidato del centrosinistra alle prossime elezioni?” Le faccio la stessa domanda: Bersani è il migliore candidato Premier?

Io sono vincolato ad uno statuto del PD, che dice che il segretario nazionale è candidato a premier, quindi, fino a prova contraria, chi ha scelto Bersani come segretario del PD, ha scelto Bersani e altri anche come leader della formazione che si presenterà alle elezioni; per cui l’obiezione di Travaglio è un’obiezione a cui va risposto con molta precisione rispetto alle questioni che pone: come sta cercando di fare Penati rispetto alle accuse che gli vengono rivolte dai due imprenditori, che lo hanno denunciato: bisogna essere trasparenti, molto rigorosi e molto sereni perché se davvero siamo convinti dell’innocenza dell’indagato e della dirittura morale con cui si sono svolte alcune operazioni dobbiamo rispondere a chiunque ci faccia delle domande. Per me è solo questione di essere cauti nei modi: la vicenda Tedesco mi sembra in uno stadio molto avanzato politicamente:il voto contrario del parlamento induce secondo me chi ha una responsabilità pubblica a fare una scelta netta: mettersi a disposizione della giustizia e dimettersi dall’incarico di parlamentare è una scelta dolorosa, che si impone per come sono andate le cose. Nel caso di Penati è di avere la possibilità di verificare le accuse che gli vengono rivolte con un tempo il più possibile breve, che però possa consentire a tutti di capire. Lo stesso vale per le domande di Travaglio: se Bersani rispondesse a quelle , quanto meno a quelle meno maliziose , sarebbe una risposta anche agli altri, come i forum su internet: nessun politico deve rifiutarsi di rispondere alle domande che gli vengono poste.

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