Nozze Gay? Un Si e un No (2). Intervista a Don Franco Barbero

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Con questa intervista al biblista Franco Barbero offriamo il secondo approfondimento sul tema delle nozze gay. Don Franco Barbero, sacerdote di Pinerolo, è da sempre impegnato su tematiche di frontiera. Ricca la sua esperienza di accoglienza. Per il suo impegno, e per le sue posizioni teologiche, è un prete scomodo per il Vaticano. Così Il 25 gennaio 2003 viene dimesso dallo stato clericale e “dispensato dagli obblighi del celibato” con decreto (nel gelido burocratichese vaticano è il prot. n. 26/82) di Giovanni Paolo II, promulgato dall’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede,cardinale Joseph Ratzinger . Nonostante tutto questo continua il suo ministero di accoglienza e di predicazione animando la Chiesa di base in Italia e in Europa.

Don Franco, veniamo al nostro tema: Le nozze gay. E qui non si può non partire dalla omosessualità. Per il Magistero cattolico recente “L’inclinazione omosessuale è un male (intrinsecamente disordinato) ma in sé non è un peccato. Mentre gli atti omosessuali sono sempre peccaminosi”.Perché, dice il Magistero, sono atti che violano la legge naturale morale. Non è pesante per un credente gay (o una credente lesbica) sentirsi così definito? I gay e le lesbiche sono figli di un “dio minore”?

Se percorro i documenti del magistero cattolico, in essi trovo a chiare lettere la condanna della esperienza omosessuale, vissuta nella sua pienezza affettiva e sessuale. Non ripeto qui ciò che ho scritto in parecchi miei libri in merito ad un linguaggio della compassione e della misericordia, del rispetto e dell’accoglienza: tale linguaggio tenta inutilmente di coprire la realtà della condanna e suona  oggettivamente offensivo ed ipocrita per gli omosessuali.

Nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica si legge: ” Sono peccati gravemente contrari alla castità l’adulterio, la masturbazione, la fornicazione, la pornografia, la prostituzione, lo stupro, gli atti omosessuali. Questi peccati sono espressione del vizio della lussuria” (n° 492).

Le affermazioni del “contro natura”, dell’anomalia e dell’intrinseco disordine appartengono, sul piano dell’antropologia e della psicanalisi, all’area del prescientifico e del pregiudizio. Tali affermazioni non hanno quindi nessun supporto dalle scienze umane.

Voglio dire però che oggi la chiesa- popolo di Dio, nelle sue varie articolazioni, si esprime con accenti molto diversi. Esiste una ricerca esegetica, morale (Piana, Chiavacci…) ed ermeneutica che anche in Italia ci ha liberati da questa prigione del tradizionalismo e del pregiudizio. Moltissimi teologi e teologhe considerano da decenni l’omosessualità una realtà del tutto normale. Sono soprattutto milioni di gay e lesbiche credenti che vivono con profonda serenità la loro condizione, esperimentando che tra esperienza cristiana ed esperienza omoaffettiva non esiste alcuna contraddizione. Questa profezia invita tutta la chiesa alla conversione. Senza questa conversione la gerarchia cattolica dovrà pentirsi di un caso più grave del “caso Galileo”.  Si tratta di una vera svolta, non di qualche aggiustamento, ritocco o addolcimento pastorale: conversione significa cambiare strada, ritrattare gli errori. Niente di meno.

Per il Magistero non c’è solo la Tradizione e la teologia speculativa, c’è anche la Parola. Ovvero l’Antico Testamento (gli episodi di Sodoma e Gomorra e le Prescrizioni del Levitico). Ma non è questa una lettura “fondamentalista” della Bibbia? Come si devono intendere invece?

Oggi usare la Bibbia per condannare l’omosessualità costituisce un’operazione ideologica e fondamentalista, in evidente contrasto con tutte le acquisizioni delle scienze bibliche. Il lettore e la lettrice consultino la rivista internazionale di teologia Concilium nel numero 1/2008 su “Le omosessualità” e troveranno quanto venga squalificato questo metodo “citatorio” dei singoli versetti biblici contro o a favore dell’omosessualità. Alla Bibbia vanno poste le domande giuste ( Romer- Bonjour, L’omosessualità nella Bibbia e nell’AnticoVicino Oriente AA.VV.    Bibbia e omosessualità, Ed . Claudiana) . La letteratura teologica e biblica al riguardo è immensa e non posso certo qui segnalarla dettagliatamente.

Essa ci porta a riconoscere che ” spesso non ci accorgiamo che ciò di cui parlava la Bibbia e ciò di cui parliamo noi, sono due cose molto diverse, tanto che sono giunto alla conclusione che la Bibbia non offra in pratica nessun insegnamento diretto sull’omosessualità così come noi la intendiamo oggi” ( Jeffrey Siker).

In ogni caso, non possiamo mai prescindere dal contesto storico e culturale in cui la Bibbia venne redatta: ” Occorre ricordare, a mo’ di esempio, che gli autori biblici considerano la schiavitù un dato naturale e non concepiscono l’uguaglianza tra uomo e donna” (Romer-Bonjour pag 130). Cercare ricette nella Bibbia o risposte morali pronte all’uso è un’operazione che espone la stessa Scrittura al ridicolo. Altro è leggere la Bibbia per ascoltarne il messaggio, altro è fare del testo un prontuario moralistico “immobile”.

E veniamo alle relazioni di amore tra persone dello stesso sesso. Per alcuni teologi invece si deve passare da un approccio “naturalistico” ad un altro di tipo “relazionale”. Ovvero nel cogliere la bontà della relazione nella sua capacità di esprimere in modo profondo il mondo interiore delle persone. Per cui l’amore omosessuale ha un suo fondamento. Se questo è vero allora cosa è stato decisivo per Lei per comprendere in profondità questo amore?

E’ decisiva la prassi di Gesù, parola vivente di Dio per me come uomo che cerca di seguire le sue tracce. La sua è una prassi inclusiva totale. Consiglio la lettura di due Autori al riguardo: Alberto Maggi (Versetti pericolosi, Fazi Editore)  e James Alison (Fede oltre il risentimento, Transeuropa- Einaudi).

Con stupore, pieno di gratitudine verso Dio, in questi lunghi cinquant’anni di ministero ho tentato ogni giorno di scoprire l’inclusività amorosa di Dio innamorandomi del Gesù storico. Ho imparato, nell’ascolto delle persone omosessuali, a scoprire in loro il dono di Dio e la loro vocazione all’amore. Come ogni vocazione, essa certo deve compiere un cammino di relazione, di stabilità, di fedeltà, di fecondità esistenziale, di testimonianza. La comunità cristiana oggi spesso è così arida perché ha “costretto” l’amore a dirsi entro schemi prestabiliti. Ma gli uomini e le donne che amano hanno rotto gli argini sospinti dal “vento di Dio” che nessun magistero riuscirà ad imbrigliare.

Un’altro aspetto è quello delle adozioni. Qual è la sua idea su questo punto?

Le adozioni costituiscono un punto delicato e controverso sul quale in Italia esiste una letteratura sterminata (Gruppo Arcobaleno, Reti varie, Lingiardi, Lalli, Rigliano….) ed una esperienza in forte crescita. I dati che provengono dalle ricerche internazionali ormai quarantennali confermano che i figli nati o/e cresciuti in famiglie omogenitoriali non evidenziano disagi percentualmente diversi da quelli cresciuti in famiglie eterosessuali. La “garanzia” dell’adozione sta nella stabilità della coppia, nella sua capacità di accudimento amoroso e di buon inserimento nell’ambiente sociale dove si realizzano sanamente e concretamente i processi di identificazione.

In ogni caso,  dire che la volontà di “fare famiglia” degli omosessuali e delle lesbiche rappresenti un attentato al matrimonio e alla famiglia eterosessuale, mi sembra una barzelletta. Il concetto di famiglia è antropologicamente plurale perché esiste una pluralità di forme che trova espressione nei millenni. Si pensi anche solo alle ricerche del professor Remoti negli ultimi vent’anni.

La Chiesa del Vaticano II è la comunità dei credenti sempre aperta ai “segni dei tempi”. Quindi l’accoglienza piena della omosessualità è un “segno dei tempi” che interpella la Chiesa. Qual è la sua esperienza a questo riguardo?

Quando benedico le nozze omosessuali (o meglio, quando annuncio la benedizione di Dio alle coppie omosessuali, come faccio dal 1978) intendo compiere un atto di ministero ecclesiale che esprime l’amore inclusivo di Dio, reso visibile comunitariamente, pubblicamente. Con gioia registro la partecipazione di tanti bimbi e bimbe di famiglie diverse, accompagnati da nonni, genitori, amici e parenti che ringraziano gli sposi o le spose per questa esperienza di apertura umana ed evangelica.

I testi scolastici e il catechismo dovrebbero, a mio avviso, documentare queste situazioni per educare al superamento della ideologia del modello unico di famiglia.

Ovviamente, la benedizione delle nozze omosessuali nella mia esperienza viene vissuta come un vero e proprio matrimonio e viene preparata con incontri personali e di gruppo per almeno un anno.

Concludendo,non posso tacere una mia constatazione che è accompagnata da un grande dolore e da una immensa fiducia.

Soffro nel vedere che la chiesa gerarchica, in larga misura, allontana molte persone, non solo omosessuali (separati, divorziati, donne, bisessuali, transessuali, preti innamorati, preti gay, teologi e teologhe…) per le sue posizioni antievangeliche e ormai fuori dalla storia. Siccome ho conservato sempre un profondo amore verso la mia chiesa, verso taluni pastori e migliaia di donne e di uomini veramente al seguito di Gesù, questa rigidità dogmatica che difende certezze scadute, mi addolora.

Ma resto estremamente fiducioso. Penso che, per amore delle persone, del Vangelo, della propria coscienza e anche per amore della propria chiesa, sia necessario osare la trasgressione delle norme canoniche e celebrare ogni vero amore come un dono di Dio, da viversi sotto il Suo sorriso, con la Sua benedizione. Per tali motivi, né gli sposi né il sottoscritto sentono la necessità di chiedere permesso  alle autorità ecclesiali.

Sono particolarmente contento quando constato che alcuni presbiteri stanno muovendosi nella stessa direzione.

Forse se la chiesa gerarchica imparasse a vedere ed apprezzare le lotte per i diritti che avvengono nella società (vedasi Comune di Milano), la sua “conversione” sarebbe più sollecita.

Commenti (12)

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  2. Certamente che rispondo, cara Lidia. Le prescrizioni dell’A.T. -che sono osservate ancora oggi dagli Ebrei ortodossi, non hanno valore “vincolante” per i cristiani del N.T. in quanto Gesù ha racchiuso la SLAVEZZA nel suo sacrificio sulla croce e non sulle leggi date a Mosè: oggi siamo salvi per “Grazia” (Efesini 2,8), cioè a prescindere dai precetti dati a Mosè.

    Tuttavia, essendo l’A.T. la fase necessaria per preparare il credente ad accogliere la SALVEZZA offerta da Gesù (Giovanni 3,16), e non più l’osservanza rigida dei rituali antichi (sacrifici di tori o vitelli, olocausti, astensione da cibi etc.), le leggi precritte in passato (prima di Cristo) hanno valenza figurata nel senso che il peccato dell’omosessualità – per fare un esempio – non può essere tollerato in quanto eso è (e resta) un peccato contronatura che Dio, per farne comprendere il significato, doveva per forza condanare e “punire” con la lapidazione. Ora, poichè il discorso sarebbe lungo, se tu applichi i princìpi dell’A.T. alla lettera, rischi di naufragare nelle tue ricerche perchè – al tempo presente – Dio non desidera affatto “altari” dove “sacrificare” agnelli o tori per il peccato. Il “sangue” di Cristo ha lavato ogni colpa pasata, presente o futura” (Apocalisse 1,5)!

    Quindi, i gay che insistono a trasgredire peccano contro sè stessi e si automaledicono perchè si sottopongono alla signorìa di Satana (2^ Corinzi 4,4) pensando che il loro vizio sia cosa da nulla: ecco perchè la “lapidazione” senza rimorso data in Levitico 20,13.

    Correggo Mattia Erranio laddove dice di essersi “convertito”, perchè – se così fosse – lo Spirito Santo (Giovanni 14,26) l’avrebbe convinto che l’affetto fra due uomini, o fra due donne, non è lecito. La sua è una “conversione mentale”, cioè un autoconvincimento privo di efficacia spirituale, giacchè la vera CONVERSIONE (Giovanni 3,3) produce un rinnovamento della mente e del carattere in ogni area (familiare, affettiva, amicizie).

    Consiglio entrambi video YouTube dal titolo: Segni Ultimi Tempi (evangelista in gilet beige)

  3. @Salvatore (evangelista): per una persona così ligia all’applicazione pedissequa dei messaggi contenuti nella Bibbia ho giusto un documento interessante; si tratta di una lettera che, qualche anno addietro, un grande ammiratore della dr. Schlessinger indirizzò alla popolare presentatrice di un talk show radiofonico tuttora on air negli Stati Uniti. Leggere per credere…

    “Cara Dottoressa Schlessinger, le scrivo per ringraziarla del suo lavoro educativo sulle leggi del Signore. Ho imparato davvero molto dal suo programma, ed ho cercato di dividere tale conoscenza con più persone possibile. Adesso, quando qualcuno tenta di difendere lo stile di vita omosessuale, gli ricordo semplicemente che nel Levitico 18:22 si afferma che è un abominio. Fine della discussione. Però, avrei bisogno di alcuni consigli da lei, a riguardo di altre leggi specifiche e su come applicarle.
    Primo: Vorrei vendere mia figlia come schiava, come sancisce Esodo 21:7. Quale pensa sarebbe un buon prezzo di vendita?
    Secondo: Quando sull’altare sacrificale accendo un fuoco e vi ardo un toro, so dalle scritture che ciò produce un piacevole profumo per il Signore (Lev.1.9). Il problema è con i miei vicini: loro, i blasfemi, sostengono che l’odore non è piacevole. Devo forse percuoterli?
    Terzo: So che posso avere contatti con le donne solo quando non hanno le mestruazioni (Lev.15: 19-24). Il problema è come faccio a chiedere loro questa cosa? Molte donne s’offendono.
    Quarto: Il Levitico ai versi 25:44 afferma che potrei possedere degli schiavi, sia maschi che femmine, a patto che essi siano acquistati in nazioni straniere. Un mio amico afferma che questo si può fare con i filippini, ma non con i francesi. Può farmi capire meglio? Perché non posso possedere schiavi francesi?
    Quinto: Un mio vicino insiste per lavorare di Sabato. Esodo 35:2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato ad ucciderlo personalmente?
    Sesto: Un mio amico ha la sensazione che anche se mangiare crostacei è considerato un abominio (Lev. 11:10), lo sia meno dell’omosessualità. Non sono affatto d’accordo. Può illuminarci sulla questione?
    Settimo: Sempre il Levitico ai versi 21:20 afferma che non posso avvicinarmi all’altare di Dio se ho difetti di vista. Devo effettivamente ammettere che uso gli occhiali per leggere… La mia vista deve per forza essere 10 decimi o c’è qualche scappatoia alla questione?
    Ottavo: Molti dei miei amici maschi usano rasarsi i capelli, compresi quelli vicino alle tempie, anche se questo è espressamente vietato dalla Bibbia (Lev 19:27). In che modo devono esser messi a morte?
    Nono: Ancora nel Levitico (11:6-8) viene detto che toccare la pelle di maiale morto rende impuri. Per giocare a pallone debbo quindi indossare dei guanti?
    Decimo: Mio zio possiede una fattoria. È andato contro Lev. 19:19, poiché ha piantato due diversi tipi di ortaggi nello stesso campo; anche sua moglie ha violato lo stesso passo, perché usa indossare vesti di due tipi diversi di tessuto. È proprio necessario che mi prenda la briga di radunare tutti gli abitanti della città per lapidarli come prescrivono le scritture? Non potrei, più semplicemente, dargli fuoco mentre dormono, come simpaticamente consiglia Lev 20:14 per le persone che giacciono con consanguinei?
    So che Lei ha studiato approfonditamente questi argomenti, per cui sono sicuro che potrà rispondere a queste semplici domande. Nell’occasione, la ringrazio ancora per essere così solerte nel ricordare a tutti noi che la parola di Dio è eterna ed immutabile. Sempre suo. Un ammiratore devoto.”

  4. Ho 53 anni,28 di ministero,tanti anni passati accanto alle persone in carcere e sulla strada,posso solo testimoniare una realtà….la cattiveria,le calunnie,la non comprensione,l’accusa infondata ecc. ecc. le ho ricevute solo da due categorie: i preti e i laici cattolici cristiani praticanti e fedeli.Mai da un carcerato,mai da un drogato,mai da una o un prostituto,mai da un gay mai da un trans…..mai insomma da quelli che dai preti e laici cattolici fedeli ono discriminati.Quindi ogni commento o pensiero contrario all’intervento di don franco,per me rientra nella categoria dei preti,dei laici cattolici fedeli e soprattutto della gra massa di ipocriti,soprattutto sposati ed etoro di giorno che brucerebbero gay e tutti gli altri,ma che di notte non disdegnano dei loro servizi….come vorrei che tutti i veri gay pubblicassero i nomi e cognomi con relative prove dei preti e di tutti i bravi babbi di famiglia super cattolici…..questo credo sarebbe l’unico modo nobile affinchè anche qui da noi termini questa noiosissima e peccaminosa guerra contro natura verso i gay,i trans e tutti quelli chiamati diversi!

  5. Nozze gay?

    Sodoma è stata riedificata in tutto e per tutto, ma quelli che sono a favore di questo atto aberrante (altro che omofobia…) ignorano che saranno bruciati vivi insieme ai moderni sodomiti (Genesi 19,13), perchè l’omosessualità è contronatura (Romani 1,14-32) ed è di origine satanica (1^ Corinzi 6,19)!

    I gay vanno aiutati a uscire fuori da questa devianza, non incoraggiati a peccare (Levitico 20,13).

  6. So che molti cattolici si sentono minacciati dalle affermazioni di Don Franco Barbero. Io vorrei solo testimoniare la mia conversione. Sono un ex cattolico integralista, uno che sapeva sempre dove stava esattamente il confine che separa male e bene. Prima di avere un’opinione mia cercavo di capire qual’era l’opinione della gerarchia al riguardo. La condizione omosessuale provocava in me un misto di ribrezzo e paura. Grazie a DIo attraverso vari incontri mi sono convertito. Ho capito che l’amore con dei confini non è amore. La mia vita è stata liberata e ogni giorno ringrazio il Signore di poter contemplare il meraviglioso mondo dove quotidianamente si ripete il miracolo delle persone che stabiliscono relazioni di dono reciproco, di servizio, di sacrificio… e poco mi importa se è tra due uomini, due donne, un prete e una donna, una donna divorziata e un nuovo amore…! E’ sempre donazione di sè, è sempre Dio in persona che entra nel nostro piccolo prezioso mondo. AUguro a molti la gioia di questa conversione.

  7. Don Franco è una brava persona, ma non credo che lui sia realmente dalla parte di tutti i gay o di tutti i sessualmente diversi. Anche lui ha i suoi limiti.
    Siamo sicuri che sui gay Dio si sia realmente pronunciato o quelle frasi nella Bibbia sono uscite dalla bocca di moralisti integralisti? Chi può dire come stavano realmente le cose?
    Gli ebrei, giunti nella terra promessa più di 3mila anni fa, dovevano moltiplicarsi ed imporsi a Filistei e Cananei, diventare maggioranza e quindi occorreva una forte politica demografica per cui comportamenti non etero erano da condannare perchè contro tale espansione demografica, come nella Germania nazista o l’Italia fascista. Qualcuno non si è mai chiesto se le cose stessero proprio così?
    Vi saluto
    P.G.

  8. ciocchè ci vuole da noi è una forte contro l’omofobia e non le nozze gay! Bersani vuole solo farsi i voti di gay, lesbiche, trans e quant’altri. Non si possono perseguire i gay fin da bambini spingendo non pochi adolecenti tra gli 11 e i 16 anni al suicidio o al tentato suicidio. A me pare strano che un pedofilo, per avere fellaziato un 12 enne si becchi 10 anni, mentre le persone che hanno causato la morte di un adolescente gay, no capita alcunchè! Stranezze della nostra ed altrui giustizia. Legge contro l’omofobia, dura e severa e senza guardare in faccia alcuno, tanto meno il Vaticano con i suoi diktat. Si faccia la leggre per i conviventi(gay ed etero) e la legge contro l’omofobia.
    Dapparet di chi sa cosa vuole dire essere perseguitati perchè ritenuto gay da ben 51 anni, da che avevo 12 anni ad oggi, e porta nel proprio corpo le conseguenze di tali comportamenti.
    P.G.

  9. Eheh, Eric Pearlman, ma cosa puntualizzi a fare? C’è già scritto nell’introduzione all’articolo. Prova a leggere prima di fare interventi inutili.

  10. I MIGLIORI AUGURI A TUTTI QUELLI CHE SI VOGLIONO BENE IL MONDO HA BISOGNO DI LORO.DOVRESTE LEGGERE LA LETTERA DI PADRE PIO A PADRE BENEDETTO SUO CONFESSORE,LA TROVATE IN VITA DI PADRE PIO ATTRAVERSO LE LETTERE A CURA DI ANTONIO MOTTA BEST SELLERS OSCAR MONDADORI PAG 76,DOVE GESU’piange guardando gli ecclesiastici…dà ragione a don Franco Barbero,sarebbe meglio che se la leggesse anche qualche cardinale…

  11. Salve. Esprimo (ma non è una novità) pieno consenso a don Franco Barbero. Sacerdote è chi si fa mediatore dell’amore di Dio, non chi riceve o perde autorizzazioni umane.
    Avevo inviato un lungo commento all’altra intervista, quella fatta al prof. Lorenzetti. Non è stato pubblicato. Dal momento che sono certo di non essere stato offensivo in alcun modo, forse ciò è dovuto all’eccessiva lunghezza del testo? Sarei grato per una risposta, grazie

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