Ricordando L’Abbé Pierre…

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Il 5 AGOSTO 1912 nasceva a Lione, in Francia, l’Abbé Pierre. All’anagrafe si chiamava Henri Grouès. Un grande della Francia del XX secolo. Prete cattolico, membro della Resistenza Francese, Deputato all’Assemblea Nazionale, fondatore della comunità di Emmaus (oggi presente in 36 Paesi). La grande mobilitazione del 1954, a seguito del suo appello “L’insurrezione della bontà”, a favore dei poveri senza dimora è stata la sua prima grande campagna pubblica. Da allora fino alla morte, avvenuta nel 2007, la sua persona è stata un segno di profezia nella Chiesa cattolica e nella coscienza civile della Francia. Prendendo posizioni scomode per il Vaticano e per la politica francese. La Francia nei giorni scorsi lo ha ricordato con un grande raduno a Esteville. Così, a cento anni dalla nascita, pubblichiamo, per gentile concessione del sito del Pime (http://www.missionline.org/), ampi stralci di una conferenza dell’Abbé Pierre alla Stazione Marittima di Trieste nel 1980.
«L’amore rende credibili»
(dal Sito: http://www.missionline.org/index.php?l=it&art=4817)

Viviamo in un’epoca completamente nuova, soprattutto a causa dei mezzi di comunicazione e di informazione. Oggi esiste un uomo come mai era esistito prima nella storia. Lo si potrebbe chiamare l’uomo globale, l’uomo che sa tutto. Sappiamo tutto. Da una parte questo ci porta una grande meraviglia: vediamo che l’uomo è capace di cose straordinarie. È perfino riuscito a lasciare la terra ed a raggiungere un astro. Mandiamo macchine prodigiose a milioni di chilometri e se le interroghiamo esse ci rispondono con immagini meravigliose. Sì, ci sarebbe di che essere orgogliosi di essere uomini!
Tuttavia, lo sappiamo bene, i popoli ed i governi che sono capaci di accettare sacrifici fantastici per rendere possibili queste meraviglie quegli stessi popoli, quegli stessi governi, non sono capaci, nello stesso tempo di volere quello che costerebbe mille volte di meno: far sì che la terra produca tutto quello che può produrre, affinché non ci sia più nel mondo un bambino che piange perché non ha quello di cui ha bisogno.
Oggi l’uomo con le vittorie ed i successi della scienza e della medicina arresta la. mortalità infantile, si guariscono quasi tutte le malattie: ecco che presto quasi tutta l’umanità potrà arrivare al massimo della vecchiaia. È meraviglioso fare indietreggiare la morte. Ma ecco che questo si trasforma in catastrofe. I popoli più poveri del mondo in una generazione raddoppiano, ma sono disperati: la nostra piccola carità accetta di dare qualche lira per inviare latte e medicine, ma non siamo capaci di capire che quei bambini devono poter vivere non più attraverso la sola distribuzione di elemosine, ma con i mezzi adatti a valorizzare la propria terra.
Noi non siamo capaci di avere questa intelligenza del cuore che ci faccia capire che, quando accettiamo di dare qualcosa per impedire a tante persone di morire, siamo insensati se non siamo decisi a dare dieci volte di più attraverso tutti i mezzi di politica internazionale. Saremmo allora stati meno crudeli se li avessimo lasciati morire ancora piccoli, piuttosto che averli costretti a vivere nella disperazione!
L’uomo diffonde dappertutto l’alfabetizzazione, l’istruzione. È meraviglioso, è assolutamente necessario fare questo. Ed ecco che anche questo diventa terribile. Popoli che soffrivano da sempre, ma che non sapevano come vivevano gli altri, ora sanno, vedono come vivono i bambini degli altri ed è allora che, da ogni parte nel mondo, nella disperazione, scoppia la violenza. Amici miei, abbiamo orrore della violenza, e abbiamo ragione, anche quando essa è per una causa giusta, anche quando è l’ultimo mezzo possibile. Sì, la violenza è sempre una disgrazia! (…)
Il mondo d’oggi, se abbiamo il coraggio di guardarlo in tutta la sua realtà, ci fa dubitare dell’ uomo! Oggi che sappiamo tutto del mondo, cosa ci resta di quello che pensavamo di Dio? Il credente di oggi, il credente uomo fra gli uomini, ferito come il suo fratello che non crede davanti a tutto quello che vede di male, da tutto ciò che sembra negare Dio e, nonostante tutto, sicuro che l’Eterno è Amore malgrado tutto; se questo credente oggi canta gloria a Dio, sentirà intorno a sé una moltitudine di fratelli e sorelle molto buoni che gli dicono: «Taci!»; sono affamati di bene e di giustizia e ci dicono nella loro sincerità: «Oggi che, come noi, tu sai tutto della realtà del mondo, come puoi ancora cantare gloria a Dio per la bellezza delle stelle? Le stelle sono belle, ma non soffrono; ci sono troppe lacrime di bambini, di vecchi, di innocenti; tutte, queste lacrime insultano la gloria di Dio, spengono la bellezza delle stelle. Come vuoi che dica Padre nostro?».
«Qual è il Padre – ci dicono – che vedendo soffrire in questo modo i propri figli, essendo Onnipotente, potrebbe restare così indifferente? No – ci dicono – ne sappiamo troppe oggi: Dio non è più credibile». A quel punto il credente, si sente come un bambino che vede il proprio padre accusato e i propri fratelli e sorelle molto buoni, scandalizzati da quel Padre incomprensibile.
Alcuni anni fa sono stato chiamato in una Università svedese; c’era una vera epidemia di suicidi tra gli studenti. (Più tardi da questi stessi paesi del Nord sono venuti i migliori dei nostri volontari di Emmaus). Mentre mi trovavo là, uno studente molto intelligente e molto buono, in una conversazione intima mi disse: « Padre, ora che ho studiato molto, che conosco il mondo, per me – disse – Dio è l’Onnipotente Incapace! E l’uomo è insignificante!».
Era una bestemmia spaventosa, ma era una confidenza della di­sperazione. Per molti anni ho portato dentro di me, come una ferita, questa bestemmia, questa disperazione! E poi, un giorno – nella mia vita quotidiana che mi porta in tutte le parti del mondo, a volte trattando con i grandi della terra, e nello stesso tempo con i più poveri – un giorno ho capito! Ho capito ciò che l’umanità intera può attendere, quello che noi tutti privilegiati nella fede abbiamo la responsabilità, la missione di far vedere: la verità non è che Dio è l’Onnipotente Incapace, ma che Dio, poiché è Amore, è l’Onnipotente Prigioniero!
Che cosa è, infatti, l’Amore? È avere un solo scopo: ascoltare l’altro che ama dire a sua volta: «Anch’ io ti amo». Ma colui che ama per primo sa bene che, perché l’altro gli dia il suo amore, occorre che sia libero. L’amore non può forzare, può soltanto sedurre venendo a condividere la condizione dell’altro. Ed è quello che l’Eterno Amore ha fatto.
Oggi, quando vedo Gesù sulla croce, nel suo corpo insanguinato e le sue labbra che dicono: «Padre, perché mi hai abbandonato?», vedo tutto il dolore del mondo. E guardando le mani inchiodate vedo l’Onnipotente Prigioniero che mi dice: «Liberami, gli uomi­ni mi insultano, mi dicono: dov’è la tua misericordia?». Gli stessi uomini non vogliono più essere trattati come bambini, vogliono essere responsabili e rispettati. E il Signore ancora mi dice: «Io solo ho rispettato talmente l’uomo nel mio Amore, che ho rischiato la mia gloria!» E il Signore aggiunge: «Tu sei libero, ma ti hanno satanicamente ingannato, ti hanno persuaso che attraverso quest’unica grandezza che è la libertà, tu sei libero di tutto, libero di amare o di non amare. Ma non vedi che ti hanno mentito? Tu sei libero per essere capace di amare!» E a partire da quel momento ho capito che per essere libero devo amare!
Oh, amici miei, non è raro che oggi si dica (anche i teologi lo dicono) che siamo nel tempo della “morte di Dio”: in un certo senso è vero! Dio come noi lo avevamo concepito, a nostra immagine, il Dio dominatore non è più credibile per l’uomo di oggi! Ma ecco il tempo in cui, se non tradiamo la nostra missione, può apparire la vera immagine di Dio, come Lui stesso si è rivelato a noi, e noi non Lo abbiamo capito: l’Onnipotente talmente Amore che si fa volontariamente nostro prigioniero!
Ed è, nello stesso momento oggi, la morte dell’uomo: del falso grande uomo, l’uomo che non tanto tempo fa gridava: «La scienza risolverà tutto!». Oh, come l’uomo orgoglioso è caduto da questo piedestallo! Quando mai come oggi ci sono stati tanti campi di concentramento, tanti innocenti condannati? Sì, il grande falso uomo è caduto, ma questo è il tempo in cui dobbiamo mostrare a tutti gli uomini la vera grandezza dell’uomo: l’uomo libero, libero di essere capace di essere come Dio: prigioniero dell’Amore.
Per rispondere a questa chiamata, a questa luce, occorre essere perfetti e tutti santi? No! La mia esperienza (ormai da più di trent’ anni, lavorando in quello che chiamiamo il «Movimento Emmaus», sparso in tutte le parti del mondo, in 28 paesi con oltre 100 comunità) mi ha convinto che per fare cose meravigliose non occorre affatto essere gente meravigliosa, basta aver fatto una scelta: servire per primi i più sofferenti, servire prima di me quanti sono meno felici di me!
Penso al mio primo compagno: era un assassino, aveva ucciso suo padre e tentato il suicidio. Quando ci siamo incontrati non gli ho dato nulla, vedevo che aveva un solo pensiero: ricominciare e riuscire ad uccidersi. Gli dissi: «Sei tanto infelice ed io non posso darti nulla: sono deputato, ricevo denaro, ma ho sol­tanto debiti; prima che l’abbia avuto è già speso per acquistare materiale per fare case per famiglie disperate». E aggiunsi: «Non ho nulla e non posso darti nulla. Ma tu, poiché vuoi morire, sei libero, non c’è nulla che ti ostacoli. Allora, prima di ricomin­ciare ad ucciderti, perché non puoi aiutarmi? Aiutarmi ad aiutare gli altri!». Ed ecco che il volto di questo uomo, che è stato il primo compagno di Emmaus, è cambiato Quindici anni più tardi, quando morì, mi disse morendo la stessa frase che mi disse il primo giorno: «Non mi importava quello che voi mi potevate dare: una casa, il lavoro, del denaro; avrei ricominciato ad uccidermi perché – mi diceva – quello che mi mancava non era di che vivere, ma erano le ragioni per vivere. Ed ecco che nella disperazione avevo trovato la ragione per vivere: amare, preoccuparsi perché gli altri soffrano meno». Altri disperati dopo di lui, che a poco a poco diventavano sempre più numerosi, sono venuti quasi tutti dalla disperazione: non solo disperati dalla miseria materiale, ma, come lo studente svedese, disperati dalla miseria morale.
Ieri ero in Libano, dove abbiamo inaugurato una scuola professionale per orfani della guerra civile, per bambini cristiani o musulmani senza distinzione. Questa scuola è stata realizzata perché i poveri della comunità Emmaus di Beirut, at­traverso il loro lavoro di dieci anni, hanno potuto raccogliere 25.000 lire libanesi (circa 8 milioni di lire italiane) e gli amici delle comunità francesi hanno inviato quasi 300 milioni di lire, solamente attraverso il lavoro di recupero dei rifiuti. Questi compagni, poiché sono poveri che donano, vogliono essere dei provocatori per poter dire a tutti gli altri, a tutti quelli che non sono poveri: « Guardate quello che noi, uomini piccoli, uomini buoni a nulla, con i vostri rifiuti, mettendoci però il nostro lavoro ed il nostro cuore, guardate quello che riusciamo a salvare dalla miseria. E voi, voi che non mancate di nulla, voi che avete tutto il necessario e molto di più, che cosa fate?».
Sì, le comunità di Emmaus sono così provocatrici. Non sono composte da santi, sono uomini comuni, non meno buoni di voi, neanche migliori. Hanno trovato nei rifiuti un piccolo pezzo di Vangelo che noi abbiamo trovato troppo difficile ed abbiamo buttato via: «Amerai l’altro come te stesso». Che cosa vuol dire? Vuol dire servire prima di me quelli che sono meno felici di me.
Amici miei, non occorre essere santi, occorre solo scegliere o il cammino dell’assurdo o il cammino che ci è mostrato dalla rivela­zione di Dio Amore. Dio non ci lascia soli se decidiamo di entrare in questo cammino, di diventare misericordiosi; attraverso la nostra piccola misericordia, la Sua Misericordia infinita arriverà nel mondo per rinnovarlo e donare tutto il senso della storia. Oh, amici miei, certamente noi non siamo affatto sicuri che, entrando nel cammino di Dio Amore, saremo vittoriosi nella storia umana, non siamo affatto sicuri di poter far cessare le guerre e la fame, gli odi, le vendette, la miseria, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Noi non abbiamo alcuna certezza che, lottando per la pace, contro la fame, per la giustizia, contro ogni sfruttamento, noi saremo storicamente vincitori. E questo è molto difficile da accettare. Ma, amici miei, la storia non ha solo una dimensione temporale, ha anche un’altra dimensione.
L’ultima Beatitudine recita: «Beati quelli che soffrono persecuzioni a causa della giustizia, il Regno di Dio è per loro»! Quale consolazione, quale gioia sapere questo! Gesù ci dice: dall’inizio della storia umana, da quando c’è stata una persona capace di amare, se, sotto la spinta dello Spirito Santo, dal fondo del proprio cuore ha rifiutato di essere felice senza gli altri e ha sopportato di soffrire persecuzione a causa della giustizia, allora questa moltitudine di tutti i popoli, attraverso i secoli, è salva, anche se non sa nulla della rivelazione di Dio Amore!
Fratelli e amici miei, sì, la vittoria è certa, è già qui, ad una condizione: che entriamo in questo cam­mino del rifiuto di essere felici senza gli altri. « Amerai il pros­simo tuo come te stesso! ». Aiutateci ed aiutate anche tutta la comunità della Chiesa a diven­tare non più soltanto la comunità dei credenti, ma la comunità dei credibili, di coloro che vivono in maniera tale nelle famiglie dei credenti, nelle parrocchie, nelle diocesi, fino al vertice del sommo Pontefice, che siano veramente, agli occhi del mondo intero, coloro che vivono in maniera tale che prendono tutto su di sé, affinché siano serviti per primi i più vecchi, i piccoli, gli abbandonati.
Allora l’umanità intera troverà la gioia e noi non avremo tradito la nostra missione, noi che siamo i privilegiati nella fede. Noi che abbiamo così capito la rivelazione di Dio non già Dominatore, ma Prigioniero d’Amore. Coraggio!
(dal Sito: http://www.missionline.org/index.php?l=it&art=4817)

Commenti

  1. Ho vissuto circa 2 giorni in una di queste comunità in provincia di verona e ho avuto un esperienza molto negativa.Sono stato trattato malissimo e quando ne ho parlato con il capo mi ha risposto che la comunità era formata da persone meravigliose.Voglio solo dire che a parte il fatto che il capo viaggiava gran parte dell’anno in tutto il mondo a spese del lavoro degli ospiti della comunità e si curava poco dei problemi.éun po’ come se della gente lavorando portasse una parte dei soldi che guadagna a me.Credetemi x esperienza se uno è disperato è meglio che si aggiusti il resto sono palle

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