Fondata sul lavoro? la solitudine dell’articolo 1 della Costituzione

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In questa Italia del lavoro che manca, una realtà drammatica fatta di milioni di disoccupati (i dati parlano di tre milioni di italiani senza lavoro) e dove i giovani senza un posto arrivano al 38%, e le ore di cassa integrazione toccano  livelli record, parlare di una “Repubblica fondata sul lavoro” può essere, quanto meno, “bizzarro” o provocatorio data la distanza, ormai abissale, tra l’affermazione dell’articolo 1 della  nostra Costituzione e la  pesante realtà economica e sociale del nostro. Infatti Luciano Gallino, sociologo del lavoro, parla di un ruolo “negletto” (ovvero “trascurato”, ma anche “abbandonato”) dell’articolo 1, così come altri principi di carattere economico e sociale presenti nel dettato costituzionale, nella sua effettività. E allora ben venga questo libretto, denso, di Gustavo Zagrebelsky che ci ricorda la centralità programmatica, costitutiva, di questo articolo della nostra Costituzione. Realtà costitutiva che dovrebbe  il senso al nostro essere cittadini di questa nostra Repubblica.

Il titolo del saggio (Fondata sul Lavoro. La solitudine dell’ articolo 1. Einaudi Editore, pagg. 80. € 10,00) del noto costituzionalista torinese mette, appunto, in evidenza la pesante solitudine di questo principio cardine nell’ambito della politica. “La Costituzione – scrive l’autore – pone il lavoro a fondamento, come principio, di ciò che segue e dipende: dal lavoro, le politiche economiche; dalle politiche economiche, l’economia. Oggi assistiamo ad un mondo che, rispetto a questa sequenza, è rovesciato. Il lavoro è il risultato passivo di fattori diversi con i quali deve risultare compatibile. Non son questi altri fattori a dover dimostrare la loro compatibilità con il lavoro. Il lavoro da “principale” è diventato “conseguenziale” ” (pag. 4).

Ebbene è questa svolta, che porta in sé, molte conseguenze politiche, economiche e perfino “antropologiche” che Zagrebelsky mette in discussione con questo libro. Libro che si può configurare come una appassionata esegesi dell’articolo 1 della nostra Costituzione.

Zagrebelsky vuole riaffermare quel sano costituzionalismo democratico che ha fatto grande la cultura giuridica e politica del nostro Paese. In tempi  “neoliberisti” certe affermazioni possono sembrare connotate di una certa radicalità. In realtà altro non sono che la conseguente “applicazione” del principio personalista che sta alla base della Costituzione. Il lavoro è connesso strettamente al principio “personalista” in quanto diventa essenziale per lo sviluppo della persona umana. E in enunciaquesto Zagrebelsky si pone in continuità piena con il grande costituente Costantino Mortati. Il lavoro diventa per l’affermazione della personalità di ciascuno di noi. E da qui partono tutta una serie di principi costituzionali che sono in controtendenza rispetto al pensiero unico di questa società “neoliberista”. Tutelare il primato del lavoro vuol dire tutelare quindi la persona umana. Vuol dire applicare anche gli articoli 4, 35, 36 della Costituzione. Da cui seguono scelte importanti sul piano sociale ed economico.

L’autore, nella sua “radicalità costituzionale” (che altro non è che l’applicazione della “radice” profonda della nostra Costituzione), denuncia le dimenticanze, le omissioni che sono avvenute in questi anni, nel nostro Paese, nei confronti del  lavoro.

Si tratta di veri e propri “capovolgimenti” di principi costituzionali, Ovvero dell’algoritmo, così lo chiama e Zagrebelsky, delle tutele del lavoro. Alla base, tra l’altro, di questo   capovolgimento c’è l’odierno primato dell’economia finanziaria.Che dimentica l’economia reale a favore della speculazione: creare denaro dal denaro. E le conseguenze sono gravi, come si può vedere ormai quotidianamente, in questo ambito la finanza fine a se stessa diventa nemica della Costituzione in quanto si punta non ad esseri lae strumento dell’economia reale ma si rende autonoma dalla politica. Per questo la finanza, scrive l’autore, “è nemica della Costituzione, oltre che nemica dei popoli su cui si abbatte”.Con conseguenze devastanti. Le multinazionali rispondono ad altro, non al dettato costituzionale di responsabilità sociale dell’impresa. Se si comprende questo allora si intendono certe storture avvenute, anche nel nostro Paese, sul fronte della cultura del lavoro.  C’è un altro “capovolgimento” che l’autore denuncia. Si tratta della “destrutturazione” delle relazioni industriali. Ovvero dei due principi guida dell’unitarietà e della generalità. In questo “capovolgimento” è preso di mira il contratto nazionale di lavoro e la rappresentanza unitaria dei lavoratori. E questo è quello che è avvenuto con gli “accordi di prossimità” che possono “derogare” i contratti collettivi di lavoro. Il rischio è l’omologazione verso il basso della tutela del lavoro (e gli esempi si sprecano in questi anni).

Di fronte a queste “destrutturazioni” come reagire? Per Zagrebelsky il nodo resta l’equilibrio da ripristinare tra economia,  politica e cultura. In questo senso, forse, certi stravolgimenti avvenuti in questi anni non sono “inevitabili” ma, anzi, possono essere cambiati con un nuovo protagonismo sociale e politico.

Commenti

  1. Eh secondo me l articolo 1 sarebbe veramente un bell articolo, peccato però che ai tempi odierni sia mutata la parola FONDATA con la piccola variazione per un 2 lettere da aggiungere all inizio che la porta a AFFONDATA, a buon intenditore poche parole, provare ad avere un impresa con magari oltre 15 dipendenti e magari qualche Dr. ….compiacente. Comunque …forza Italia ! (non a sfondo politico naturalmente), ne abbiam proprio bisogno !!!.

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