I vent’anni del Caimano. Intervista a Marco Travaglio

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imagesSono passati vent’anni dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi. Cosa resta del berlusconismo? Qual è la sua eredità? Ne parliamo con Marco Travaglio, vice direttore del “Fatto Quotidiano”.

Travaglio, in questi giorni si sono compiuti i vent’anni della “discesa in campo” di Berlusconi. Con la condanna definitiva della Cassazione per frode fiscale e la decadenza da senatore tutti, o quasi, lo davano per finito. Invece il Caimano è ancora in campo. Non è che si sta avverando la “profezia” di Berlusconi su stesso: ovvero “che l’unico che può cacciarmi è il becchino”?

Lui ha preso ancora quasi 7 milioni di voti quindi come terza forza in Parlamento dopo il Pd e il 5 stelle, e sulla legge elettorale i 5 stelle hanno deciso di fare da soli con il loro referendum online e quindi hanno lasciato spazio a Berlusconi che si è subito infilato in quella fessura visto che comunque Renzi vuole realizzare al più presto qualcosa da intestarsi e da poter vantare come risultato tangibile e quindi non potendo contare sulla sponda dei 5 stelle si è buttato su Berlusconi . Dall’altro lato è anche abbastanza difficile pensare che un signore che possiede tutti quei soldi, tutte quelle televisioni, tutti quei giornali e una presenza mediatica che è in grado non soltanto di farlo risaltare anche più di quel che conta ma è in grado anche di far sparire chi gli dà noia oppure di attaccare chi gli dà ombra, è una specie una presenza quasi “immortale”; è chiaro che l’unica immortalità che ancora non è riuscito ad inventarsi è quella anagrafica, biologica nonostante i tentativi il tempo passa anche per lui. D’altra parte chi gli ha dato spago ancora l’anno scorso facendogli eleggere un presidente della repubblica di 88 anni ha inevitabilmente accettato l’idea che un leader di 78 anni sia ancora un giovincello per la politica italiana .

“Sceso in campo” per fare la così detta “rivoluzione liberale”, tutto si è risolto in un inganno politico-mediatico. Qual è l’eredità più pesante?

Come riassunsi nel mio intervento a “Servizio pubblico” quando venne Berlusconi ospite da Santoro l’eredità è un coagulo di illegalità dichiarata, rivendicata, sdoganata un coagulo di corruzione, di conflitti di interesse, di strapotere mediatico diciamo di indifferenza per sfinimento poterla definire così rispetto a un signore che stava nella P2, aveva rapporti con la mafia, corrompeva i giudici, aveva un’azienda che corrompeva la Guardia di Finanza, pagava in nero i politici per farsi fare delle leggi di favore , diciamo che ha abolito non soltanto il comune senso del pudore e il rispetto della legge ma ha addirittura abolito l’ipocrisia , ha abolito la vergogna: ciò che prima si faceva di nascosto vergognandosene oggi molti fanno con grande orgoglio. Il livello di riprovazione sociale nei confronti dei comportamenti devianti che prima era abbastanza alto perfino in Italia adesso è bassissimo anche nel linguaggio. Chi non paga le tasse non passa per un ladro, quale è effettivamente, ma passa per un furbo e anche i giornali gli evasori li chiamano “furbi” in realtà sono ladri. Negli altri paesi finiscono regolarmente in galera , l’Italia è l’unico paese al mondo dove non si finisce in galera per evasione fiscale.

Con le sue televisioni ha diffuso il suo “verbo”: il berlusconismo. Lei pensa che sia ancora presente, nell’Italia della crisi, questo elemento?

L’incultura del berlusconismo è presentissima non soltanto nel suo campo ma è presente anche dall’altra parte. Adesso sento dire che Renzi è il berlusconismo del centrosinistra. Non lo so è troppo presto per dirlo sicuramente il berlusconismo è penetrato nel centrosinistra molto prima che arrivasse Renzi sono 20 anni che nel centrosinistra si cerca in qualche modo un accomodamento con il berlusconismo e lo si cerca oltre che con gli inciuci parlamentari delle bicamerali lo si cerca proprio sul terreno del comune sentire. In fondo anche a sinistra si è assunto che i potenti cioè i ricchi, i politici le aziende non devono essere soggetti alla legge . Il caso dell’Ilva è emblematico: la famiglia Riva pagava le campagne elettorali di Berlusconi quanto di Bersani, i rapporti affettuosi con i faccendieri dell’ilva li intratteneva anche Vendola come è dimostrato da quella imbarazzante telefonata intercettata . L’idea che la legge deve piegarsi rispetto all’interesse economico e politico è molto diffusa e questo spiega per quale ragione anche la propaganda fatta a favore di telecamera anche quando il centrosinistra è stato al governo non ha mai cancellato una sola legge vergogna tra le decine di leggi vergogna fatte da Berlusconi. Anzi a volte è capitato che il centrosinistra completasse le leggi vergogna che Berlusconi non aveva avuto il tempo e la possibilità di portare a termine. Diciamo che il berlusconismo ha infettato tutta cultura di tutti i grandi partiti e diciamo che oggi molte cose che vent’anni fa avremmo ritenuto inaccettabili sono diventate normali perché ci abbiamo fatto il callo. Se uno pensa a quanto poco bastava per indignarsi nel 1992 -93 e che oggi invece non ci fa più né caldo né freddo si rende conto come questa infezione, questo vaiolo, come lo chiamava Montanelli, sia entrato profondamente nel tessuto culturale, nel modo di pensare di sentire di milioni di italiani anche inconsapevolmente

Berlusconi è l’uomo della “grande ipnosi” collettiva. Secondo Lei gli italiani sono ancora sotto questo effetto? Come spiega il suo consistente consenso?

La tendenza a salire sul carro del vincitore perdura anche quando il vincitore non vince più e comunque mantiene quell’irresistibile fascino che purtroppo su una bella fetta di popolazione ha sempre esercitato il potente, il ricco ,l’uomo di successo e quindi la voglia, comunque, di partecipare ai suoi banchetti nella speranza di esservi ammessi o anche soltanto di raccogliere qualche briciola . Passando sopra naturalmente alla questione morale, alla questione della legalità, alla questione della giustizia e alla questione della dignità sono tendenze che riusciremo a rimuovere purtroppo in decine di anni. E quando non ci sarà più per molti anni avremo un berlusconismo senza Berlusconi mentre oggi abbiamo un berlusconismo con Berlusconi. Non più tardi di un anno fa il signore ha praticamente deciso l’elezione del Presidente della Repubblica e ha scelto il presidente del consiglio: Enrico Letta è stato scelto da Silvio Berlusconi come racconta Renzi nel suo libro.

Trova “affinità” tra Renzi e Berlusconi?
No non credo ci siano affinità tra Renzi e Berlusconi nel senso che Berlusconi rappresenta una storia che non può prescindere dai rapporti con la mafia , con la Loggia p2, con Craxi, con il malaffare, con tutte le centrali del malaffare che hanno inquinato l’Italia negli anni settanta e ottanta quando Renzi non era nemmeno nato. Insomma Renzi non ha alle spalle né la mafia, né la p2, né la malavita né possiede televisioni, né credo possegga un millesimo del patrimonio di Berlusconi quindi sono paragoni assolutamente assurdi . Sicuramente Renzi ha capito che in un momento di sfinimento del popolo italiano, di fronte a una classe politica inconcludente che parla parla e non fa nulla, c’è bisogno di un linguaggio diretto come quello che introdusse il Cavaliere con il suo linguaggio semplificato. Ha capito che piace insomma se non l’uomo forte almeno l’uomo che combina qualcosa, che fa qualcosa, che si mostra sempre indaffarato, sempre di corsa sempre attivo già di prima mattina sempre frenetico, impaziente ultimativo: ecco questo lo ha capito come lo aveva capito Berlusconi ma queste non sono affinità . L’efficientismo lo stile efficientista, il “faccio tutto io” è uno stile che hanno molti leader internazionali . Sarkozy aveva questo piglio decisionista rispetto ai lumaconi della vecchia politica dell’eterna mediazione del tirare a campare in questo senso nel linguaggio, nel modo di proporsi ci sono certamente delle similitudini, ma il berlusconismo e il renzismo sono due cose di due periodi nettamente diversi e soprattutto di due storie completamente diverse che non possono essere associate in maniera superficiale o propagandistica.
Avrà un erede il Caimano?

Mi pare che lui abbia passato tutti questi vent’anni a “sterminarli” tutti i suoi possibili eredi. Se uno pensa a Forza Italia del 94 c’erano delle personalità anche di prestigio, dei professori, dei professionisti, personaggi riconoscibili che stavano in piedi anche senza la presenza di Berlusconi. Avevano un mestiere una posizione nella società per la loro riconoscibilità brillavano di luce propria non di luce riflessa. Progressivamente lui li ha allontanati tutti o li ha cacciati o li ha messi in condizione di andarsene . Quindi adesso si è veramente circondato di personaggi imbarazzanti che si è inventato lui, tutte zucche che lui ha trasformato in carrozze . Il fatto stesso che si sia ridotto a pensare di designare qual suo delfino quel povero Toti è abbastanza emblematico o che appunto la sua posizione venga esternata dalla Pascale è abbastanza imbarazzante. Se si pensa che all’inizio aveva intorno gente come il Generale Calligaris , Urbani l’avvocato Della Valle e adesso è circondato da Toti e dalla Pascale è il segno del fatto che non è che non ha eredi perché non ne ha trovato, non ha eredi perché non ne ha mai voluti avere. Quindi credo che nonostante tutte le ricerche in realtà lui non ci abbia mai pensato, sta fuori dalla sua testa l’idea che ci sia qualcuno che può essere migliore di lui non lo concepisce. Quindi penso che l’unico erede sia lui stesso e che quando non ci sarà più non ci sarà più né Forza Italia né il centrodestra che abbiamo conosciuto in questi anni.

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