“Con il Giubileo della Misericordia Papa Francesco riorienta la Chiesa”. Intervista a Massimo Faggioli

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Il compimento del secondo anno di pontificato di Papa Francesco si è intrecciato con l’annuncio, a sorpresa, del Giubileo Straordinario sulla Misericordia. Come si inserisce questo evento nell’opera riformatrice di Papa Francesco? Ne parliamo con Massimo Faggioli, storico della Chiesa presso la University of St. Thomas negli USA

Udienza generale del mercoledì di Papa FrancescoPapa Francesco compie il suo secondo anno di pontificato con l’annuncio dell’indizione del Giubileo straordinario sulla Misericordia. Per alcuni osservatori, questo evento, segnerà una svolta nella Chiesa contemporanea. È d’accordo su questo?

Non lo sappiamo ancora, ma di certo e’ una sorpresa: un pontificato che Francesco dice sara’ breve, ma Francesco programma nel lungo periodo… Di certo e’ una decisione che spiazza buona parte della opposizione contro di lui: uno strumento vecchio come il giubileo ma usato per un riorientamento della chiesa.

L’ ecclesiologia che sta alla base dell’opera di Papa Francesco è quella del Concilio Vaticano II. Però,  a mio modo di vedere,  porta un arricchimento teologico rispetto al Concilio: ovvero la storia dei poveri e delle periferie “esistenziali”. In questo si comprende la “Chiesa ospedale da campo”. È  così?

Direi che Francesco recupera dei nuclei del concilio che non furono sviluppati e recepiti a sufficienza, come quello della chiesa dei poveri: i latinoamericani al concilio si aspettavano di più dal concilio su questo tema. Il primo papa latinoamericano attua il concilio facendo giustizia di alcune dimenticanze del concilio e del postconcilio.

Veniamo a questo biennio di pontificato. Un biennio intenso, dove la Chiesa è stata attraversata da una forte dialettica. Un grande sostegno popolare al Papa, ma anche resistenze forti da parte della Corte Curia le. Riuscirà il Papa a scardinare le resistenze? Dove si annidano le resistenze fuori dalla Curia?

La scelta di convocare il giubileo e’ geniale perché’ toglie alla Curia romana e alle elite ecclesiali in genere il potere di definire il successo del pontificato della misericordia. Il pontificato di Francesco e’ puntato su altro e non può’ essere preso ostaggio da piccoli gruppi di resistenza al cambiamento.

Oltre a Misericordia,  quali sono le altre “parole chiave”  di questo primo biennio di Pontificato? 

Poveri, gioia, periferie, idolatria.

In una intervista ad una emittente messicana,  il Papa parla della “durata”  del suo Pontificato definendolo “breve”. Quale è stata la sua reazione a queste parole?

Il Papa non vuole illuderci sulla durata del pontificato e non vuole creare aspettative irrealistiche. Certamente rispetto al pontificato di Giovanni Paolo II, che per molti è il paragone del pontificato post-conciliare, quello di Francesco sara’ più’ breve. Ma e’ anche un modo per gestire in modo accorto le resistenze contro di lui.

Lei è Italiano ma insegna negli Usa. Ed è molto addentro alla Chiesa italiana. Le chiedo  come stanno reagendo queste due Chiese all’opera di Francesco?

La chiesa italiana e’ molto più dominata dalle istituzioni ecclesiastiche (vescovi, clero) che in Italia mi sembra più risvegliata dall’effetto Francesco rispetto a quella americana, in cui la resistenza si annida in alcune cerchie accademiche e intellettuali neo-conservatrici o tradizionaliste – alcune delle quali arrivano persino ad accusarlo di eresia.

Ultima domanda : il Papa si batte contro i clericalismi. Com’è la situazione del laicato cattolico dopo due anni di Papa Francesco?

C’e’ qualche decennio da recuperare: il laicato si e’ in buona parte disabituato ad avere un ruolo attivo.

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