Il “gran ballo” dell’Expo.
Intervista a Gianni Barbacetto

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Tra poco meno di un mese, il 1 maggio, a Milano aprirà i battenti l’Expo 2015. La grande manifestazione dedicata, in questa edizione, al tema dell’alimentazione: “Nutrire il Pianeta”. Un evento che è stato segnato, nella sua fase di allestimento, da gravi ritardi e da fenomeni di corruzione. In questa intervista a Gianni Barbacetto, giornalista d’inchiesta del “Fatto Quotidiano”, ne ripercorriamo la storia e i limiti. Barbacetto è autore, insieme a Marco Maroni, di un documentatissimo saggio, uscito per Chiarelettere, dal titolo: “Il gran ballo dell’Expo”.

 

Barbacetto, incominciamo con la storia dell’ideona (come la definisce, con ironia, nel suo libro): quando prende corpo il progetto? Quali gli ideatori?

 

Gianni Barbacetto (www.liquida.it)

L’idea di candidare Milano all’Expo 2015 è sostanzialmente di Letizia Moratti, che lo aveva già promesso nel suo programma elettorale, aveva promesso di candidare Milano a una qualche manifestazione internazionale dalle olimpiadi ad expo. Nel 2007 la candidatura prende forma, viene costituito un comitato di candidatura spinto da Letizia Moratti e presieduto dal suo braccio destro, che riuscirà a fare una campagna nei confronti dei paesi che aderiscono al BIE, che porterà nel marzo 2008 alla vittoria di Milano su Smirne, non c’è stata una gran partita. Non avevamo contro Los Angeles o Francoforte, né Lione, ma una media città turca. Comunque abbiamo vinto nel 2008, Milano così vince la candidatura ad Expo.

Diamo qualche numero. Quanto è costato finora e quanto ci costerà rispetto al progetto iniziale?

I numeri che vengono fatti all’inizio sono di una quindicina di miliardi, che vengono promessi come investimenti di Expo con la promessa che sarà un volano economico per far ripartire l’economia non solo a Milano, ma in Italia. Di questi 15 miliardi, 11 miliardi sono per le opere connesse ad Expo, e 4 per la realizzazione del sito di Expo. In realtà, in questi 11 miliardi di opere connesse c’è di tutto, tutti i progetti di strade, autostrade, metropolitane, bretelle, che già erano programmate, vengono buttate nel calderone di expo perché cos’ si spera di avere i finanziamenti. In realtà, nel 2007 comincia la crisi e si scopre che i soldi non ci sono, per cui le promesse mirabolanti di investimenti e occupazione non saranno rispettate. Per esempio, il sito non è costato quattro miliardi come si è detto, ma 1,3 miliardi per la realizzazione e forse 800 milioni per la gestione dei sei mesi di Expo. Però si sono attirate molte attenzioni, soprattutto dalla politica, perché attorno alla Moratti si posizionano tutti i partiti e tutte le correnti e Roberto Formigoni, perché la Moratti aveva questa idea di essere la “duchessa” di Milano e di gestire questa partita come fosse una partita che poteva realizzare lei e i suoi uomini, ma Formigoni, come tutti gli altri partiti dai berlusconiani ai ciellini alla Lega, le spiegano che non funziona così in Italia, che ciascuno deve avere la sua voce, i suoi uomini dentro la cabina di comando. Milano vince nel 2008, dal 2008 al 2011 non viene spostata una foglia, si perdono tre anni per litigare su chi deve comandare, soprattutto un litigio tra Formigoni e Moratti su come arrivare ad avere l’area di Expo. Quanto ci costerà alla fine si potrà dire soltanto a cose fatte, perché non sappiamo quanti biglietti saranno venduti. Non abbiamo i conti ancora di tutti gli sponsor, perché via via Expo è diventata una grossa fiera per le multinazionali, che avranno il loro padiglione, quindi la Mcdonald, la Coca Cola, le grandi multinazionali del cibo avranno la loro postazione interna e pagheranno. Quindi bisognerà capire quali saranno le entrate e capire quanto spenderemo per le opere. Raffaele Cantone, che è il presidente dell’autorità anticorruzione, sta esaminando le richieste delle aziende che lavorano per Expo, che stanno chiedendo il doppio dei soldi che hanno chiesto per vincere le gare. Per esempio, la preparazione dell’aerea doveva essere finita nel 2013 e doveva costare 58,5 milioni di euro, la cooperativa di Ravenna ha già chiesto il doppio e siamo già arrivati a 127 milioni di euro, quindi più del doppio di quanto era stato chiesto per vincere la gara.

Le cronache dei mesi scorsi hanno portato “alla ribalta” gravissimi episodi di corruzioni, con arresti di politici e manager. Ovvero la “CUPOLA” dell’EXPO. Purtroppo si è ripetuto il malcostume italico che ogni qualvolta c’è una “grande opera”, questa diventa il moltiplicatore di appetiti criminali. E’ possibile quantificare, per dire così, “l’economia criminale” (Tangenti) del’Expo?

Anche qui il conto è difficile. C’è stato il primo tempo in cui si è deciso chi comandava. Gli anni successivi, dal 2012 al 2015, sono stati, da un lato, il farsi sotto dei poteri economici, che hanno tentato di strappare appalti Expo anche truccando le gare o con la forma più nuova di tangente, cioè con le consulenze e le promesse di carriera ai manager che dovevano decidere sulle gare; dall’altra, c’è stato il farsi sotto delle organizzazioni mafiose, perché in tutte le inchieste di mafia fatte a Milano in questi anni ci sono intercettazioni di boss mafiosi e gruppi imprenditoriali legati alla mafia che parlano di Expo, gli unici veramente pronti erano loro. Da questo punto di vista le barriere, gli allarmi che sono stati lanciati, qualche risultato l’hanno ottenuto, anche per il cambiamento del clima elettorale della giunta Pisapia, il quale ha subito fatto due commissioni antimafia, una di consiglieri comunali e una di esperti, tra cui Nando Dalla Chiesa. Un po’ di barriera è stata fatta. Un’altra cosa che è stata fatta sono le interdittive, ormai abbiamo superato le 70 interdittive: sono delle decisioni prese dalla prefettura di Milano che escludono dai cantieri aziende in qualche modo collegate o collegabili ai gruppi criminali, quindi ci sono state delle aziende cacciate dai cantieri. Quindi loro ci hanno provato, qualche barriera è stata messa e ha funzionato. Quella che non ha funzionato è stata la barriera alla corruzione. Ci sono quattro grossi appalti (rimozione delle interferenze, piazza, architettura di servizio e vie d’acqua), tutti per decine e decine di milioni, quello della piastra addirittura più di cento milioni di euro. Tutte queste quattro gare hanno avuto indagini della magistratura e in molti casi hanno prodotto arresti. Quanto hanno portato a casa? È difficile fare il conto, perché il gonfiamento dei costi è ampia materia su cui Cantone sta lavorando, bisogna vedere se questi casi di raddoppio dei soldi sono giustificati effettivamente dal doppio lavoro oppure se è il mal costume italiano di fare le gare al ribasso, anche superiore al 40%, e poi dopo si recupera con gli extra costi.

La vicenda dell’Expo, il suo allestimento, ha fatto registrare ritardi, alcuni veramente intollerabili. Quali sono stati, secondo lei, gli errori più clamorosi?

I tre anni persi hanno fatto partire tutta la macchina dei ritardi in tempo, quindi se parti in ritardo, parti in affanno. In alcune intercettazioni telefoniche quelli della “Cupola degli appalti” dicono che bisogna rallentare apposta perché così il ritardo potrà essere invocato per derogare alle regole sugli appalti. Nel caso dei padiglioni stranieri c’è uno che viene intercettato e dice di partire in ritardo perché così potremo dire alle aziende che lavorano in Expo che faranno loro i lavori, quindi un uso di ritardi per far lavorare gli amici.

C’è un’amministrazione comunale e un governo Renzi che non hanno partecipato alla decisione di fare l’Expo, ma hanno dovuto cercare di gestire una macchina che era già partita. Pisapia aveva cercato di minimizzare i rischi cercando di portare degli allarmi, proprio Pisapia diceva come fanno a fare i lavori con un ribasso così alto. Pisapia non si è preso la responsabilità di bloccare l’Expo, quindi ha cercato di gestirlo. Renzi anche più tardi è entrato in partita e non ha ancora messo tutti i soldi, c’è un ridimensionamento dell’impegno economico, per cui Renzi è arrivato tardi, ha accettato, ma ha anche il ruolo di essere un propagandista positivo dell’Expo per cui viene in visita al cantiere e fa un discorso in cui dice che è finita l’era della corruzione, l’Italia farà vedere le proprie capacità. Forse è stato un po’ incauto, perché la parola Expo è ormai legata non ad un’occasione di sviluppo, ma tutti ci ricorderemo di Farinetti, dei ristoranti, della corruzione, degli arresti. Expo da grande occasione è diventato Expo vetrina della corruzione italiana.

Il tema dell’Expo sarà il grande tema dell’alimentazione. Sarà, invece, una bella vetrina per i colossi della distribuzione alimentare. Lei ha messo, anche, in evidenza la debolezza dei contenuti tematici. Quali sono questi limiti?

Questa doveva essere l’Expo dedicata alla nutrizione, alla sostenibilità, alle culture del mondo, alle biodiversità, su questo non si è potuto sviluppare nulla, la stessa carta di Milano che verrà approvata come manifesto, la bozza è stata prodotta dall’ufficio studi della Barilla, che è un’altra multinazionale con base italiana. Altroché corretta nutrizione, ci sarà la Coca Cola e il Mcdonald. Ci saranno i dibattiti ecc, ma non sarà il cuore dell’Expo. Abbiamo perso un’occasione per discutere della fame nel mondo ecc., Faremo un Expo sui master chef, con quel piccolo scandalo che si è affidato ad Oscar Farinetti la gestione di uno dei punti più delicati di Expo: 8000 metri quadri di ristoranti, tutti scelti da Farinetti, che diventa il padrone di una cosa delicatissima. Niente di illegittimo, però viene da pensare perché Farinetti è un operatore economico che fa grossi food store in giro per il mondo, supermercati del cibo ad alta fascia e ad alti costi.

Ultima domanda: Quale sarà il destino dell’area Expo dopo Expo 2015?

Questo è il primo problema perché, per la prima volta, si è deciso di fare l’Expo, che è una manifestazione pubblica con soldi pubblici, su terreni privati. Questo è il peccato originale che peserà sull’area di Expo, perché sono stati spesi 160 milioni di euro di soldi pubblici, della Regione Lombardia e del Comune di Milano, per comprare l’area, spesi dalle banche che andranno poi dal Comune ovviamente. Bisogna rivendere quell’area ad un operatore commerciale che ci piazzi su centri commerciali, grattacieli ecc. Però la situazione del mercato immobiliare a Milano è in crisi e infatti hanno fatto andare deserta la gara che è stata fatta. A novembre è stata fatta questa gara in cui si vendeva a 314milioni di euro e non si è presentato nessuno. Bisognerà trovare il modo di ripagarli. Questo da un punto di vista finanziario. Da un punto di vista urbanistico, finito il 31 ottobre 2015, quest’area sarà lasciata nell’abbandono? Non si sa. Ora c’è il progetto di fare una città studi, la proposta è bellissima ma chi ci mette i soldi? E poi non è che puoi fare un campo universitario di tutti quei metri quadri, ne puoi usare metà e l’altra metà cosa ne facciamo? Resta un’incognita economica e cosa farci. Il rischio che quell’area venga abbandonata è molto alta. 

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