Vaticano, trasparenza finanziaria e piano anti-crisi da Brexit. Intervista ad Angelo Paletta

Spread the love

NIKKO, JAPAN - MAY 01: St. Peter's Basilica is displayed at Tobu World Square theme park on May 01, 2016 in Nikko, Japan. Tobu World Square contains over a hundred 1:25 scale models of famous buildings, including World Heritage Sites, complete with 140,000 1:25 miniature people and receives visitors from around the world. (Photo by Carl Court/Getty Images)

Come si sa una delle sfide che Papa Francesco sta affrontando, per la riforma della Curia romana, è quella della trasparenza finanziaria in Vaticano. Recentemente l’ AIF (AGENZIA DI INFORMAZIONE FINANZIARIA della Santa Sede) ha prodotto un rapporto sulla situazione odierna in Vaticano. Argomento, quello della trasparenza, che, in passato, ha suscitato nell’opinione pubblica molte polemiche. Ora una nuova stagione si è aperta. Inoltre quale potrebbe essere l’influenza della crisi economica da Brexit sulle istituzioni finanziarie cattoliche? Ne parliamo in questa intervista con il professor Angelo Paletta, docente di Management alla Pontificia Università della Santa Croce e autore del libro “Management per Ecclesiastici”.

Professore, per cominciare, come sta procedendo l’opera di trasparenza di Papa Francesco nei confronti delle finanze vaticane? Ci sono ancora tensioni nella Curia che ostacolano l’opera di Francesco?

È un dato inequivocabile che l’opera di trasparenza intrapresa da Papa Benedetto XVI e rafforzata da Papa Francesco stia procedendo speditamente. Infatti, con la costituzione dell’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF), del Comitato di Sicurezza Finanziaria (COSIFI), del Consiglio per l’Economia e della Segreteria per l’Economia, la Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano si sono dotati di sistemi di revisione contabile, di vigilanza prudenziale, di risk management e di risk assessment tra i più avanzati al mondo. Infatti, la governance dei controlli e l’efficacia con cui sono eseguiti consente di affermare che il processo di trasparenza e la capacità di intervento dell’autorità giudiziaria vaticana sono stati adeguatamente implementati.

Vogliamo spiegare, brevemente, ai nostri lettori quali sono gli organi vaticani che direttamente hanno a che fare con la finanza, e quali sono le dinamiche tra loro?

Gli organi vaticani che fino al 31 dicembre 2015 sono stati considerati come operanti in modo professionale un’attività di natura finanziaria erano l’Istituto per le Opere di Religione (IOR) e l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA). Tuttavia, l’AIF ha condotto ulteriori approfondimenti tecnici e giuridici, nonché un sopralluogo negli uffici dell’APSA, ispezioni che hanno chiarito che quest’ultimo organismo vaticano non è un’istituzione svolgente un’attività finanziaria professionale. Ciò ha significato che a partire da quest’anno la competenza nei controlli dell’APSA sia passata dall’AIF alla Segreteria per l’Economia, Dicastero della Curia Romana a cui è affidato il coordinamento degli affari economici ed amministrativi della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano.

Recentemente l’AIF (Autorità d’Informazione Finanziaria) ha presentato il rapporto annuale sulla sua attività di prevenzione, vigilanza e di contrasto al riciclaggio e alle operazioni sospette di finanziamento al terrorismo internazionale.  Quali risultati ci sono stati?
L’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF) della Santa Sede svolge la duplice funzione di vigilanza e regolamentazione e di intelligence finanziaria per contrastare i fenomeni di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo. L’AIF, di recente, ha pubblicato il IV rapporto annuale relativo all’anno 2015 che traccia delle novità positive. Infatti, il Direttore dell’AIF, Tommaso Di Ruzza, registra come l’anno appena trascorso abbia segnato «una chiave di volta» nell’attività di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. Questo intenso lavoro ha permesso alla Santa Sede e allo Stato della Città del Vaticano di essere promossi a tutti gli effetti, dal punto di vista sia dell’impianto normativo adottato sia del suo effettivo funzionamento. È un dato che in pochissimi anni l’AIF sia divenuta un’istituzione vaticana funzionante a pieno regime ed è accreditata a livello internazionale nel Gruppo Egmont.

Con “Moneyval” tutto è chiarito?

Il Comitato Moneyval, riunitosi lo scorso 8 dicembre in occasione della 49ma Assemblea Plenaria riunita a Strasburgo, aveva approvato il secondo Progress Report. Nel documento veniva elogiata la Santa Sede per aver colmato delle lacune tecniche, che erano state individuate sia nel Mutual Evaluation Report del 4 luglio 2012, sia nel primo Progress Report del 9 dicembre 2013. Già nel primo rapporto del 2012 si rilevava del resto come: «Le Autorità della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano hanno percorso molta strada in un periodo molto breve e gran parte dei pilastri del sistema di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo sono stati stabiliti». Su questi sforzi compiuti in poco tempo dalla Santa Sede e dallo Stato della Città del Vaticano, Mons. Antoine Camilleri, Sottosegretario per i Rapporti con gli Stati e Capo della Delegazione della Santa Sede alla Plenaria del Comitato Moneyval, ha dichiarato che «la Santa Sede ha istituito un sistema ben funzionante, efficace e sostenibile per prevenire e combattere i crimini finanziari». Quindi ritengo che Oltretevere abbiano effettuato dei progressi significativi ben oltre le stesse aspettative dei valutatori internazionali indipendenti.

Con lo Stato italiano è stato firmato un accordo, per la trasparenza. Quali risultati ha prodotto?

Il primo risultato è stato quello di rafforzare i rapporti tra Santa Sede e Stato italiano e di portare la trasparenza ai massimi livelli. Infatti, i cittadini italiani che in modo fraudolento volessero tentare in qualche modo di portare i loro capitali Oltretevere per sfuggire al fisco italiano avranno un’amara sorpresa. Deve essere chiaro a tutti che autorità vaticane e quelle italiane collaborano strettamente sia per contrastare il riciclaggio e l’autoriciclaggio del denaro, sia per meglio attuare le disposizioni per la lotta al finanziamento del terrorismo.
Professore, Lei ha scritto un libro dal titolo “Management per Ecclesiastici”. In passato ed anche recentemente non ci sono stati esempi luminosi di gestione dei beni ecclesiastici. Non è meglio delegare ai laici?
Sia nel libro sia nel mio corso universitario, il dispositivo canonico sulla diligenza del buon padre di famiglia trova una sua estensione applicativa nella corretta delega delle funzioni ai laici e nel controllo concomitante e successivo del loro operato. Ritengo un dato di fatto che la responsabilità legale e quella mediatica, in ultima istanza, restino sempre in capo agli ecclesiastici anche quando gli errori non siano direttamente dipesi da loro. Ciò determina che le religiose, i religiosi, i vescovi ed i presbiteri aventi incarichi gestionali debbano acquisire un minimo di formazione giuridica, economica e finanziaria per avere maggiore contezza sulle responsabilità e sui doveri a cui sono chiamati. Allo stesso tempo, obiettivo del libro e del mio corso non è quello di formare manager “in tonaca” o “col saio”, ma è quello di fornire ai chierici e ai religiosi le categorie concettuali per individuare quali attività gestionali siano doverose da organizzare e svolgere, quali competenze occorrano, a chi eventualmente delegare dei compiti e cosa controllare. Per tale motivo è ormai indispensabile, anche tra chi svolge la missione dell’evangelizzazione e dell’aiuto ai poveri, una formazione di base sul piano giuridico canonico e civile, economico e finanziario.

Ultima domanda: Guardiamo per un attimo alla crisi economica e sociale che ha colpito l’Italia e il continente europeo. Dopo il voto britannico, gli esperti intravedono all’orizzonte effetti domino su altri problemi irrisolti (debito sovrano greco, titoli derivati tossici, ecc.) che potrebbero generare altre gravi crisi sistemiche. Secondo lei, cosa dovrebbero fare le istituzioni cattoliche?

Lo scoppio di crisi finanziarie globali potrebbero avere sensibili impatti anche sulle finanze delle congregazioni religiose, delle diocesi e di molte altre istituzioni cattoliche presenti sui territori, che tanto operano per servire il prossimo. In buona parte, i danni potenziali sarebbero indiretti – ad esempio, fallimenti di banche depositarie in conseguenza del bail-in –. Ma gli effetti a catena che ne deriverebbero avrebbero delle significative ripercussioni sui programmi di evangelizzazione e sulle opere di carità verso i poveri, gli emarginati e i profughi, che in caso di nuove crisi e tensioni aumenterebbero a dismisura, con fenomeni da esodo biblico ancor più massicci rispetto a quelli già noti. Per questo, non sarebbe ardito pensare di predisporre un Piano di sicurezza finanziaria in caso di eventi catastrofali. Con una commissione di studio, si potrebbe ipotizzare l’utilità di un piano operativo con adesioni su base volontaria delle singole persone giuridiche canoniche pubbliche, che potrebbero essere meglio tutelate se seguissero delle procedure comuni e coordinate, che siano volte ad arginare i danni patrimoniali scaturenti dal verificarsi di effetti sistemici sui mercati finanziari

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *