“Il Pd? E’ un grande forno”. Intervista ad Alessandro De Angelis

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Vuoi un titolo? Il grande forno, come diceva Marx a proposito della rivoluzione… In cui tutto brucia. Chissà se, per restare alla metafora, poi si rigenera”. Alessandro De Angelis, firma dell’Huffington Post, affida a questa immagine la sua analisi su quel che accade nel Pd.

Scusa, ma che cosa brucia, nel forno?
Mettiamo in fila gli elementi. Dopo la sconfitta del 4 dicembre, epocale, la più significativa degli ultimi vent’anni per la sinistra, che cosa succede? Prima Renzi dice “o governissimo o voto” e nasce il governo Gentiloni, poi “voto ad aprile” ed è chiaro che non ci sarà ad aprile, poi tenta l’asse con Grillo ma quello gli dice no, poi con Berlusconi sulle “coalizioni”. E se vuoi vado avanti. Si bruciano formule, politiche, la sinistra evoca la “scissione”, in un dibattito che si svolge sui giornali e nelle riunioni ma senza popolo. Ti pare normale?

Prosegui.
È tutto scomposto, sgrammaticato, perché a monte c’è la pretesa leaderista di soffocare il dibattito, senza un confronto. In un qualunque partito si sarebbe fatto un congresso. Credo non sbagli chi lo chiede. E invece Renzi, ancora una volta insegue un disegno di potere più che un disegno politico.

Perché andare al voto è un disegno di potere? Non è una cosa democratica, ridare il potere ai cittadini?
Calma, calma. Certo che il voto è democratico. Ed è ovvio che ci devi andare. Però ti chiedo io? Il problema è come ci vai. Perché Renzi vuole il voto anticipato?

Perché?
Primo: perché vuole evitare la manovra economica, che sarà dura e nella quale sarà impossibile fare spesa pubblica e distribuire bonus e mancette. Secondo: perché vuole evitare che le amministrative di primavera non abbiano il traino delle politiche, il cosiddetto election day. Terzo, perché vuole evitare il congresso del Pd. E allora punta al voto con l’obiettivo di portare in parlamento gruppi a lui fedeli e obbedienti. E magari tornare a palazzo Chigi con una coalizione larga. Domando: è un disegno politico o un disegno di potere? E che cosa racconta al paese? La favola dell’Italia felice su cui è stato sconfitto al referendum? Nei partiti normali si sarebbe fatta una discussione sulle ragioni della sconfitta, della leadership e poi il voto.

Dai ragione alla sinistra?
Mi pare una posizione sensata.

Poi c’è la questione della legge elettorale.
Con quella che è uscita dalla Consulta non vai al voto, vai al caos. A meno che uno non voglia illudersi che il Pd può prendere il 40 per cento. Mi pare complicato assai…

Una follia?
Diciamo un azzardo. Non ricordo chi ha dato a Renzi del pokerista, ma coglie un tratto caratteriale. Che fa un pokerista dopo che perde male una partita? Cerca subito una rivincita, un altro tavolo dove rigiocarsi tutto.

Come si comporterà Mattarella?
Mattarella non vuole il 2018 per principio. Vuole un percorso ordinato, con una logica. Se c’è un sistema elettorale logico, scioglie anche a giugno.

Tu hai intervistato Bersani, che ha parlato di scissione. È una minaccia tattica o il Pd si rompe davvero?
È una posizione politica. Bersani ha elencato tre punti su cui occorre discutere: legge elettorale, con l’abolizione dei “nominati”, funzione del governo, e un meccanismo di discussione democratica del Pd. E ha detto: se Renzi tira dritto, noi facciamo un’altra cosa. E, se Renzi tira dritto, la farà.

L’altro ha offerto le primarie.
Tu hai capito cosa ha offerto? Primarie vere o una gazebata? Si vedrà.

In tutto questo soffia in Europa un vento populista.
Soffia un vento anti-establishment. Nel no al referendum c’è anche questo, che evidenzia una frattura profonda tra elite e popolo, non solo una rivolta contro il governo e l’uomo solo al governo e la sua narrazione ottimistica che non ha incrociato la vita reale. E quella frattura è ancora tutta lì, da analizzare, discutere, mente la politica si è avvitata nella sua autoreferenzialità, rimuovendo la questione.

Porterà alla vittoria dei Cinque stelle?
Attenzione, la richiesta di stare con i piedi nella realtà vale anche per loro. Anzi, a maggior ragione per loro che hanno promesso una rivoluzione nel rapporto tra politica e cittadini e che a Roma invece costruito un sistema, e che sistema, con Marra e Romeo, opaco, ambiguo, senza trasparenza. Il tema del domani è ricostruire la politica nell’era del suo rifiuto. Solo la politica può farlo, non l’antipolitica.