“I ‘nuovi voucher’ sono una via per combattere il lavoro nero, ma non bastano”. Intervista a Marco Bentivogli

La manovra correttiva da 3,4 miliardi nel 2017 concordata con Bruxelles sarà votata, nel pomeriggio, alla Camera, che oggi darà il suo via libera votando la fiducia al maxiemendamento identico al testo licenziato dalla commissione Bilancio, si sono aggiunti alcune novità. A cominciare dal “nuovo voucher”  (PrestO). Il provvedimento è stato oggetto di forte polemica tra il governo e la Cgil. Ma anche tra Pd e i “bersaniani” . Cerchiamo di capire, in questa intervista,  con Marco Bentivogli, Segretario Nazionale della Fim-Cisl, la “natura”  e le criticità dei “nuovi voucher”

 

Bentivogli, ancora una volta i “voucher” sono la “pietra dello scandalo” nell’ambito della regolazione del lavoro occasionale. Il governo dopo averli aboliti, per evitare il Referendum Cgil, adesso li rimette, sotto altro nome (ora si chiamano “PrestO”). Non   le pare un po’ assurdo e, francamente, irritante il comportamento del governo. .Insomma la Cgil, questa volta, ha ragioni da vendere….

Il tema dei “voucher” è sicuramente importante, benché riguardi lo 0.3% sul totale delle ore lavorate nel 2015 in Italia. Ma di fronte ad una disoccupazione giovanile più alta d’Europa e al forte deficit infrastrutturale che pesa sul nostro paese, forse bisognerebbe concentrare gli sforzi  sulla risoluzione dei problemi con il dialogo sociale. Per questo ha ragione da vendere Sabino Cassese quando dice che i costi del tempo perduto sono oramai insostenibili. Come ho avuto già modo di dire sulla vicenda voucher, l’inventore del Gioco Dell’Oca – chissà chi è e chissà se ne ha mai avuto consapevolezza – è anche l’inventore di una straordinaria metafora della vita politica italiana: ogni 10 caselle si ritorna al punto di partenza. Sui voucher è stato fatto un gran pasticcio. La Cgil ha deciso di trasformare uno strumento buono e utile in un’arma di battaglia ideologica, per di più in un clima di campagna elettorale permanente: tutto questo sulla pelle dei lavoratori ed alle loro spalle. Sui “vecchi voucher” sarebbe bastato un provvedimento per riportarli  al loro scopo iniziale, prima che l’asse Alfano-Bersani-Casini, con la riforma del lavoro introdotta dal governo Monti, ne estendesse l’utilizzo agli impieghi non saltuari. Sarebbe stato sufficiente ripristinare le condizioni iniziali, vale a dire ricondurli ai lavori meramente occasionali, dunque ad arma di contrasto del sommerso. La Cgil ha deciso, invece ,di farne una battaglia ideologica, come spesso accade sui temi del lavoro nel nostro Paese. L’abolizione decisa dal governo al fine di scongiurare il referendum si è dimostrata un boomerang politico per il Pd  e Renzi perché in questo modo è stato confermato che a vincere in questo paese è sempre chi frena. Il Pd ha rinunciato a fare battaglia coraggiosa perché è mancato il radicamento tra i tanti italiani che vogliono il cambiamento, cui evidentemente si preferiscono con le élite di fantomatici innovatori. La morale è che i populisti non si inseguono, si sfidano.

Veniamo ai “PrestO”, ci sono novità (certamente la maggiore tracciabilità e trasparenza). Per lei qual è la più importante?

Il “nuovo voucher” PrestO”, dove la “O” maiuscola sta per occasionale, introduce diverse novità e limiti, come quello dell’utilizzo per le imprese solo fino a 5 dipendenti e l’introduzione di una  soglia di 5 mila euro per datori di lavoro e lavoratori e non più di 2500 dallo stesso datore di lavoro. Cambia anche il valore lordo, che passa da 10 a 12 euro orari (10 netti), e si introduce per le famiglie che volessero farvi ricorso per i lavori domestici ( baby sitting, assistenza agli anziani, lezioni, private ecc.) il cosiddetto “libretto famiglia”. Il libretto sarà  nominativo e prefinanziato, conterrà cioè prestazioni da 10 euro l’ora a cui la famiglia dovrà poi aggiungere due euro l’ora che verserà per i contributi Inps e Inail. Mentre per le imprese fino a cinque dipendenti  (escluse quelle edili e degli appalti) i vecchi buoni verranno sostituti da un “contratto di prestazione occasionale”. Per ogni ora di  lavoro il compenso sarà di 9 euro, cui poi si aggiungeranno i contributi Inps, pari al 33% del compenso, e quelli Inail, pari al 3.5%. Le aziende agricole potranno utilizzare per il lavoro occasionale solo pensionati, studenti e disoccupati. Inoltre “ PrestO” non sarà più acquistabile dal tabaccaio, ma dalle imprese potrà essere attivato esclusivamente sulla piattaforma  del’Inps e per cui totalmente tracciabile mentre le famiglie dovranno aprire il libretto sul sito Inps o presso gli uffici Postali.

Le novità quindi sono molte rispetto ai vecchi voucher, che erano uno strumento sicuramente più flessibile ma che si prestava ad alcuni abusi. Di positivo c’è sicuramente la reintroduzione della tracciabilità, che viene rafforzata. Le imprese dovranno comunicare almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione i dati sul lavoratore, il luogo di svolgimento della prestazione, l’oggetto, la durata e il compenso. Su quest’ultimo, la novità è che non potrà essere inferiore a 36 euro, il che significa che non saranno consentiti impieghi al di sotto delle 3 ore; così come non sarà possibile andare oltre le quattro ore consecutive. Un’altra rigidità della quale francamente si poteva fare a meno.

Ma è proprio questa la via migliore per combattere il lavoro nero?  

Sicuramente è una via, anche se va aggiustato il tiro su alcuni aspetti. Questa nuova versione dei voucher in effetti sana alcune criticità che contraddistinguevano la vecchia formula.  La cosa più importante è che ci dotiamo di uno strumento in grado di evitare che i lavoratori occasionali ripiombino nel nero, che divengano dei “fantasmi” per il fisco, che restino privi di tutele sul fronte previdenziale e assistenziale. Certo, anche se non voglio andare ad ingrossare le fila dei benaltristi, è evidente che bisogna agire pure su altri fronti: il primo che segnalo è quello dei controlli e dell semplificazione. Purtroppo negli ultimi venti anni tutti i governi hanno disinvestito dall’attività ispettiva, lasciando praterie aperte ai furbi. L’abolizione pura e semplice si è rivelata la solita scorciatoia delle “anime belle” che si vogliono mettere a posto la coscienza ignorando il problema.

La verità è che se la lotta al lavoro nero si vuole fare davvero, e necessario innanzi tutto favorirne l’emersione, con controlli che diano visibilità ai comportamenti devianti. Chi controlla, ad esempio, se quello che sulla carta figura come un part-time in realtà non va oltre l’orario stabilito, con pagamento in nero delle ore extra (sempre che vengano pagate)o non si configuri come un lavoro stagionale?

E’ deluso dal governo? Non sarebbe stato meglio coinvolgere il Sindacato?

Di certo sono deluso per come il governo ha gestito la fase precedente. Prima ha avviato un confronto sulle modifiche dei voucher, ha chiesto ai sindacati il loro parere, poi ha fatto dietrofront e ha stabilito l’abolizione. In questo modo ha penalizzato le posizioni più responsabili e riformiste, premiando invece, per un calcolo politico di corto respiro, quelle più massimaliste. Nessuno pensa che l’epoca della concertazione possa rivivere dopo 30 anni, ma mi chiedo se in questo modo non si finisca per portare l’acqua al mulino di chi, come i movimenti populisti, chiede di saltare ogni mediazione per rivolgersi direttamente alla “gente”. Anche il Pd è stato tentato dalla disintermediazione in un momento i cui si percepiva in posizione di forza. Non vorrei che cadesse nello stesso errore per la ragione opposta, cioè perché, dopo la sconfitta del 4 dicembre, si sente più debole. Credo invece che sia nell’interesse di tutti – anche del governo – valorizzare il dialogo con chi nel sindacato ha scelto la strada delle riforme. Lasciando da parte per un momento la questione dei voucher, vedo con preoccupazione la crisi di fiducia nella politica che attraversa le democrazie occidentali. E’ la crisi che l’ex direttore generale della Bbc Mark Thompson analizza nel suo ultimo libro, in cui viene messo in luce lo stravolgimento del linguaggio del dibattito pubblico che si è prodotto con l’irruzione dei social media. Una comunicazione in cui le notizie hanno vita sempre più breve e le emozioni prevalgono sui giudizi degli esperti spalanca praterie ai populisti e rende sempre più difficile formare l’opinione pubblica. Lo vediamo bene, purtroppo, quando al centro di un dibattito del genere finisce il lavoro. Leggo in queste ore che la manovra del Governo sul “lavoro occasionale”  è un “attacco alla democrazia”. Ormai a sentirli e’ un pericolo quasi quotidiano, penso che il più grande attacco sia delegittimare il senso delle parole con un loro utilizzo roboante che ha il solo effetto di abbassare la guardia da eventuali pericoli reali.

Ultima domanda : questa volta c’è l’ accordo sulla legge elettorale , per lei questo significa andare alle elezioni anticipate ? Oppure pensa che sia meglio concludere la legislatura ?

Non entro nel dibattito sulle elezioni anticipate. In linea di massima mi sembra evidente che una legge elettorale in grado di assicurare, quanto meno sul piano teorico, la possibilità di dotare il paese di un governo stabile vada fatta. Preferivo un sistema maggioritario ma credo che in Italia ci sia una nostalgia di proporzionale. Nel contesto in cui ci troviamo, con l’Europa che ci tiene sotto osservazione sui conti, il profilarsi, dopo le elezioni in Germania, di un rilancio dell’asse franco – tedesco e, non ultimo, la probabile uscita dal Quantitative Easing della Bce, l’instabilità è un rischio che non possiamo permetterci.