“Sta arrivando una nuova destra, e questo dibattito a sinistra è la certificazione di un fallimento”. Intervista ad Alessandro De Angelis

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Alessandro De Angelis

Appena gli domandi se tra Renzi e Pisapia il dialogo è possibile, Alessandro De Angelis è tranchant: “Ma dai, tutte queste chiacchiere ‘coalizione sì, coalizione no, coalizione forse’, fiumi di inchiostro per una storia che sta diventando marginale. Il problema è ben altro. Sta arrivando una nuova destra, e il dibattito a sinistra è solo la certificazione di un fallimento”. Firma di punta dell’HuffPost, Alessandro De Angelis segue con attenzione tutto ciò che è politica: “Perché ti sorprendi se dico che l’uscita è a destra”?

Cioè tu pensi che il Pd…

Ti fermo subito. Anzi, ti rigiro la domanda: mi dici quale messaggio hanno ricevuto gli italiani da Renzi dopo il 4 dicembre? Te lo dico io: nessuno. È mancata l’elaborazione del lutto, l’analisi della sconfitta e delle sue ragioni, ravvisabili evidentemente nelle politiche del suo governo e nel modo in cui ha interpretato la leadership.

Ha provato ad andare al voto.

Appunto, la fretta non è un programma politico. Non una idea di paese, non una discussione su un progetto, solo l’idea ossessiva di una rivincita per recuperare il potere perduto. Ed è arrivata la botta delle amministrative, segno che il rapporto tra Pd e paese è seriamente compromesso.

A Milano Renzi ha rilanciato sull’idea del Lingotto.

Quello nato al Lingotto era un partito inclusivo, che teneva assieme, o almeno ci provava, i lavoratori “ma anche” l’impresa, i cattolici ma anche i laici, etc, ma all’interno di un campo: il campo della sinistra di governo. Con Renzi in questi anni si compia la mutazione genetica del Pd: l’uscita dal campo. Un partito che sceglie la rottura a sinistra, nell’illusione di conquistare il voto moderato, e che accentua i tratti personalistici e leaderistici. Insomma, e a Milano si è capito bene, il Pd è destinato a diventare una “lista Renzi” che punta al centro e dopo il voto, se ci sono le condizioni, punta ad allearsi con Forza Italia.

E non dialogherà mai con Pisapia?

Ma quale dialogo… Ormai è irrealistico che Pisapia si smarchi da Bersani. La piazza di Santi Apostoli ha messo un punto fermo su questo. Ma la verità è che tutta la sinistra, avanti così è destinata alla sconfitta. Delle responsabilità di Renzi abbiamo parlato, ma se vogliamo andare a fondo, dobbiamo anche dire che Renzi è stato l’imprenditore politico di una crisi già in atto della sinistra. Non è che prima c’era l’età dell’oro. Vedo che si parla con nostalgia dell’Ulivo o del Pd che, di fronte al crollo del berlusconismo si affida ai tecnici favorendo l’esplosione dei Cinque Stelle e potrei continuare. In sintesi, il ciclo politico renziano si sta per chiudere, anche se magari Renzi non se ne rende conto, ma questo coinciderà, come frutto degli errori di questi anni, temo, con la sconfitta della sinistra nel suo insieme. Dunque, a ben vedere, il problema è ben più grande di Renzi.

Quale sarebbe secondo te il problema?

Non vedo consapevolezza del declino italiano, proposte, idea di paese. Vedo però che c’è un popolo di centrodestra che spinge verso il governo una classe politica neanche tanto brillante. Guarda che il risultato delle amministrative è indicativo. Attenzione: non è la destra liberista di Berlusconi e la Lega non è quella di Bossi. Si intravede una nuova destra, capace di coniugare sovranismo e capitalismo, e che propone una gestione securitaria dell’immigrazione. Non so chi sarà il leader ma il vento soffia in quella direzione.

Berlusconi però sembra muoversi su una prospettiva diversa. Chiede un centrodestra moderato per fare le larghe intese dopo?

Berlusconi è Berlusconi. È sempre quello che votò il governo per tirarlo giù dopo la decadenza urlando al colpo di Stato o che vota Napolitano per poi dargli del golpista. Berlusconi è moderato o estremista a seconda di come gli conviene a tutela dei suoi interessi. Oggi li tutela appoggiando di fatto Gentiloni, ma se sente odore di vittoria cambia schema in tre minuti.

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