Dove va la nuova Germania? Intervista ad Angelo Bolaffi

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Tutta l’opinione pubblica europea si sta interrogando sulle conseguenze del voto tedesco di domenica scorsa. Un voto che ha visto il crollo di consensi elettorali dei due partiti storici: CDU e SPD. Angela Merkel,Cancelliera riconfermata dal voto, ora  inizierà una lunga trattativa per dare un governo alla Germania. Cerchiamo di capire, in questa intervista, con il filosofo della politica e grande studioso della cultura germanica, come si evolverà la situazione politica tedesca.

Professore, vorrei cominciare questa nostra Intervista citando una frase del suo libro, fatto insieme all’economista Pierluigi Ciocca, sulla Germania: “Il vero segreto dell’odierna leadership tedesca, quello che potremmo chiamare il fondamento della sua capacità egemonica, non è di natura economica, (…) ma è in primo luogo di natura spirituale e culturale (…) una sorta di miracolo etico-politico, un “miracolo democratico””. Le chiedo: dopo queste elezioni con tutto il loro portato di novità pesanti, la Germania avrà ancora questa leadership? Insomma che immagine di Germania esce fuori da queste elezioni?

La domanda è molto importante e interessante. Io penso che, proprio dopo queste elezioni, si vedrà se questo miracolo etico-politico è avvenuto e quindi la Germania sarà capace di affrontare questa nuova sfida oppure se, come certi critici sostengono, una sorta di “eterna” Germania riappare. Io sono convinto che la Germania occidentale, dopo la seconda guerra mondiale, ha fatto un vero e proprio rinnovamento spirituale, che l’ha portata ad essere una nazione assolutamente fondata sui valori occidentali e sui valori della democrazia liberale. Come tutti i paesi dell’occidente anche in Germania oggi assistiamo ad un ritorno a posizioni autarchiche ed identitarie, fondamentalmente reazionarie. Da questo punto di vista il voto di domenica indica che la Germania è diventata anch’essa un paese “normale” come tutti gli altri e anche lì c’è una destra, che secondo me non avrà futuro, ma certo è una grande sfida alla Germania democratica.

Parliamo delle elezioni. Come tutti, ormai, sappiamo che le elezioni hanno segnato sì la vittoria di Angela Merkel, ma con una perdita pesante di consenso, la sconfitta bruciante della SPD, l’avanzata paurosa del partito di estrema destra AFD, il buon risultato dei liberali, dei verdi e della Linke. Le chiedo qual è la causa “radicale” della perdita di consenso della Signora Merkel? Tutti gli analisti erano concordi che avrebbe avuto un gran risultato, frutto del buon governo. Invece qualcosa è andato storto. Cosa?

Intanto il risultato dimostra che quello che normalmente si dice, cioè che un buon governo (inteso come economia funzionante, disoccupazione al minimo, pochi scandali…) viene apprezzato dagli elettori, non è vero. Quello che gli elettori probabilmente hanno voluto esprimere (ovviamente non gli elettori di estrema destra, ma gli elettori che hanno protestato) è che in fondo il loro voto non contasse niente, che ormai la Merkel aveva vinto, che comunque non c’era alternativa. Questo ha provocato una “stizza” in una parte dell’elettorato, che oltretutto non ne poteva più della “grossa coalizione”, che normalmente tende a rafforzare le spinte alle ali estreme, tanto è vero che la Linke non ha perso e l’AFD all’Est ha avuto un successo oltre ogni previsione.

Veniamo alla SPD. I Socialdemocratici adesso andranno, salvo sorprese, all’opposizione. Questo anche per non lasciare all’AFD lo spazio dell’opposizione. Però quali sono le ragioni del crollo? Perché ha perso il suo radicamento?

A mio parere il vero fatto epocale di queste elezioni è la crisi della SPD. Tutti sono focalizzati sulla AFD, che non durerà, mentre il declino della SPD è un declino storico, epocale e rientra nel declino di tutta la sinistra socialdemocratica europea (in Francia, Spagna, abbiamo visto come è andata). Secondo me ci sono due motivi. Un primo motivo, che unisce tutte queste realtà, è che si sta avverando la profezia di Dahrendorf, che tanti anni fa aveva detto che è finito il secolo socialdemocratico, In più l’SPD aggiunge che si è dissanguata nella grossa coalizione, nel senso che ha portato acqua al mulino della Merkel senza sapersi differenziare, tanto è vero che appena Schultz è sceso in campo per un momento ci fu un aumento dei consensi, dalle indagini demoscopiche, immenso, e questo vuol dire che gli elettori stavano cercando qualcuno che desse vita alla democrazia tedesca.

Per rinascere alla socialdemocrazia basterà l’opposizione oppure dovrà passare anche attraverso un processo di rifondazione culturale?

Dovrà andare all’opposizione, “leccarsi le ferite”, ricostruire il suo personale politico, perché Schultz non ha nessun carisma come leader e dovrà fare una svolta simile a quella che fece nel lontano 1959 a Bad Godesberg, cioè dovrà reinventare una strategia socialdemocratica, altrimenti il declino è inevitabile.

 Parliamo dell’AFD. Partito di estrema destra razzista, neonazista, che ha raccolto il disagio della parte orientale della Germania. Pensa che possa costituire un pericolo per la democrazia tedesca?

Un pericolo no, un brutto segnale sì. È uno “sfregio” all’immagine della Germania. Non è bello per motivi storici e politici. D’altra parte la situazione è questa e anche la Germania subisce i contraccolpi culturali, economici e politici della globalizzazione.

Dicevamo, poc’anzi, del disagio socio-economico in Germania; disagio che si è rivelato pesante. Eppure dall’esterno, nell’opinione pubblica europea, lo si percepisce poco. Quali sono i fattori di crisi di un sistema che ha garantito, comunque, un certo benessere?

 Penso che sia meno legato a fattori economici – che sicuramente ci sono -, ma c’è una preponderanza di fattori culturali. Non è un caso che nelle regioni dell’est che sono sicuramente, dal punto di vista economico, sottosviluppate, ma dal punto di vista culturale e politico arretrate (vengono da una mancanza di esperienza democratica di cinquant’anni) vediamo che vanno bene la Linke e l’AFD.

Tra i fattori della perdita di consenso sicuramente c’è anche il fattore immigrazione. Lei pensa che il sistema tedesco ha avuto dei limiti?

Integrare un milione di persone di religione musulmana è molto complicato. A mio parere si è sottovalutato l’impatto psicologico di questo fattore su cui hanno giocato anche elementi eccezionali (attentati terroristici), e certamente questo ha giocato. D’altra parte il declino demografico della Germania non lascia alternative: ha bisogno degli immigrati. E di quelli che vengono in Europa sono per la maggior parte musulmani e questo è un problema.

Germania ed Europa. Come pensa che si svilupperà il rapporto?

Sicuramente avremo adesso un semestre bianco, perché bisogna aspettare le elezioni della Bassa Sassonia in Germania, poi la formazione del governo, poi ci sono le elezioni in Italia. Avremo un momento di riflessione. Sicuramente qui la vecchia metafora della bicicletta torna d’attualità: l’Europa non può fermarsi perché o va avanti o cade. Quindi la Germania non può essere che una Germania più europeista.

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