Ritratti della legislatura. La “galleria” di Fabio Martini

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FABIO MARTINI (Contrasto)

La legislatura che si è appena conclusa, per certi versi caotica e per altri versi innovativa, ci ha consegnato personaggi che hanno segnato il suo destino. Fabio Martini, cronista parlamentare del quotidiano “La Stampa”, in questa sua “galleria, ricostruisce, con finezza, “l’anima” di questi protagonisti.

GENTILONI L’ansiolitico
Ci sono due modi per affrontare i problemi di una nazione: aggredendoli, magnificando i risultati ogni ora; oppure lavorare di bulino, in silenzio. Ci sono due modi per conquistare il consenso: alimentare la rabbia dei cittadini contro il resto del mondo, ovvero far leva sull’istinto alla pace, alla rassicurazione. Nel suo primo anno da presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni ha scelto sempre la stessa medicina: l’ansiolitico.

RENZI Ego
Le qualità politiche di Matteo Renzi – intuito, dinamismo, dna politico – sono difficilmente contestabili. Ma nel corso del 2017 è emersa senza più possibilità di smentita la sua coazione a ripetere: è un leader che tende a sopravvalutarsi. Aveva evitato la maggioranza qualificata sulle riforme costituzionali per potersi legittimare col referendum e lo ha perso. Ha chiesto la Commissione banche convinto di poterle cantare a Banca d’Italia e hanno “processato” il Giglio magico. Ha voluto una riforma elettorale, convinto che potesse convenirgli ma converrà ad altri. Un ego super è la delizia ma anche la croce di Matteo Renzi.

BOSCHI-LOTTI I biondi
I principali collaboratori di Matteo Renzi erano – e restano – due trentenni toscani diversissimi tra loro ma entrambi comparsi sulla scena nazionale con un piglio di freschezza, dinamismo,  novità. Erano e sono biondi tutti e due, un carattere che è solo somatico, ma durante l’ultimo anno le asperità del potere – senza mai illegittimità – è come se avesse opacizzato quella lucentezza. Il 2018, per entrambi, sarà l’anno della verità: disponendo probabilmente di meno potere, dovranno dispiegare le loro qualità politiche per restare sulla breccia.

D’ALEMA E BERSANI Inaffondabili
Due tra gli ultimi “figli del Pci” ancora sulla scena sembravano destinati ad inabissarsi politicamente e invece sono brillantemente riemersi. Il primo dopo aver subito l’ostracismo di Renzi (contraccambiato con egual moneta) ha azzeccato dal suo punto di vista due mosse strategiche: ha cavalcato con successo il No al referendum, ha capito che il modo per far più male a Renzi era la scissione dal Pd. Il secondo, dopo aver perso due battaglie campali (elezioni 2013 Quirinale) ed essersi dimesso da segretario Pd, ha puntato su Pietro Grasso come leader della nuova formazione di sinistra e la scelta sembra essersi dimostrata azzeccata.

FRANCESCHINI-CASINI Democristianità
Una delle tipicità della Dc era la certezza di vincere le successive elezioni e infatti, dal 1946 sino alla sua fine, è stata sempre il partito di maggioranza relativa. Tutti i suoi notabili sapevano che, perdendo un congresso, avrebbero potuto vincere il successivo. Questo ha consentito a quasi tutti i suoi “figli” – sicuramente e Franceschini e Casini – di disporre di un know how che gli consente di essere “sempre verdi” nel mutare delle condizioni politiche.

GIORGIO NAPOLITANO E ANDREA ORLANDO Miglioristi
Delle tre anime del Pci – togliattismo, ingraismo, amendolismo – Giorgio Napolitano e il Guardasigilli Andrea Orlando proseguono quella migliorista, a suo tempo incarnata da Giorgio Amendola, e che ha sempre avuto come mantra l’ostilità ad ogni ideologismo e il perseguimento della migliore soluzione possibile in quel dato momento storico e politico. Da questo punto di vista la riforma delle intercettazioni di fine 2017 è esemplare di un metodo: una lunghissima contrattazione con le “parti” del processo si è combinata al ripristino del principio costituzionale della privacy delle conversazioni private. Una riforma migliorista.

ENRICO LETTA L’auto-esiliato
Una volta disarcionato da palazzo Chigi ad opera di una democratica “intentona” ordita da Renzi d’intesa con tutti i notabili del partito, a cominciare da quelli poi usciti dal Pd, Enrico Letta si è auto-confinato a Parigi dove dirige una prestigiosa facoltà di Scienze Politiche. In vista delle prossime elezioni ha pensato che fosse prematuro un suo rientro in Italia. Scommette su una legislatura breve e rovinosa? Intanto è stato “riabilitato” da Paolo Gentiloni nella conferenza stampa di fine anno: il governo Letta – dopo anni di ostracismo – è stato indicato a modello, come uno di quelli dai quali trae alimento una sinistra di governo.

DEL RIO-MINNITI I riservisti
Se il Pd dovesse subire una debacle elettorale, i primi ad essere interpellati come possibili successori di Matteo Renzi sarebbero due tra i ministri più efficaci del governo Gentiloni, ma provenienti da tradizioni culturali diverse: l’ex “comunista” Marco Minniti e l’ex “democristiano di sinistra” Graziano Delrio.

GRASSO Il presidente
Incoronato leader dei Liberi ed eguali il presidente del Senato Pietro Grasso ha preferito restare al suo posto, scartando l’opzione di alcuni (non tutti) suoi predecessori (Saragat, Pertini) di dimettersi nel momento in cui cambiava la loro collocazione politica. Da parte di Grasso nessun obbligo costituzionale a farlo, ma soprattutto una scommessa: che l’aura da “Presidente” possa aiutarlo in campagna elettorale. I primi sondaggi sembrerebbero dargli ragione.

ALFANO La quaresima
Nel 2017 l’agrigentino Angelino Alfano ha raggiunto l’apice del suo potere: ministro degli Esteri dopo essere stato ministro dell’Interno. In Sicilia non è bastato: le sue truppe si sono assottigliate. Dopo un accumulo di potere, Alfano ha scelto di disintossicarsi: decidendo di non partecipare alle prossime elezioni politiche ha scelto una stagione di quaresima.

BERLUSCONI L’eterno
Dopo aver perso tre elezioni politiche, nel 2017 è tornato sulla breccia. Questa sua predisposizione all’eternità, sarà studiata dagli storici. La Dc, ma con una decina di grandi leader, è durata 47 anni, Benito Mussolini, per effetto di un regime autoritario, è restato al potere 21 anni, Berlusconi è sulla breccia da 23, con “vista” sui prossimi cinque.

SALVINI-MELONI I destri
Nel corso del 2017 si è consolidato uno scenario inedito: per la prima volta nella storia repubblicana hanno preso corpo due forze politiche parallele, due forze politiche di destra che si contenderanno lo stesso elettorato. La Lega, ammainato con la guida di Matteo Salvini, il vessillo nordista, si propone esplicitamente come forza nazionale, con valori della vecchia e della nuova destra. I Fratelli d’Italia, guidati da Giorgia Meloni, puntano essenzialmente sul vecchio elettorato missino e poi di An.

DI MAIO Tutti
Proprio nello scorcio finale del 2017 il capo dei Cinque Stelle Luigi Di Maio ha completato una metamorfosi non plateale ma significativa del suo Movimento: ha annunciato che, se avrà l’incarico dal presidente della Repubblica, i Cinque Stelle offriranno il proprio programma di governo a tutti. Dalla stagione del “Vaffa” rivolto contro tutti al programma di governo offerto a tutti, c’è il segno di un’evoluzione che potrebbe offrire molte sorprese nel dopo-elezioni.

(Gettyimages)

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