“Il voto segnerà un ‘sentiment’ trasversale anti establishment”. Intervista a Fabio Martini

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Siamo giunti, ormai, agli ultimi giorni della campagna elettorale. Ormai la tendenza è chiara. In questi giorni le forze politiche cercheranno il voto degli indecisi. L’aria che tira non è positiva per la politica. Quali i possibili scenari? Ne parliamo, in questa intervista, con Fabio Martini , cronista parlamentare del quotidiano torinese “La Stampa”.

 

Siamo giunti al “giro di boa” di una campagna elettorale che è stata segnata da eventi tragici come quello di Macerata. Prima partiamo dai programmi. L’impressione è che quasi tutti,  parliamo del lato economico,  siano irrealizzabili (per i costi stratosferici).  Ti chiedo quanto influirà l’economia sul voto o pensi, invece, che l’emotività dettata dalla questione dell’immigrazione prevarrà sulle scelte elettorali?

In base ad un calcolo de “La Stampa”, il costo delle promesse di tutti i partiti, ammonterebbe a circa mille miliardi. Un calcolo paradossale, ma che dimostra come gran parte delle promesse riguardano la vita quotidiana e anche da ciò si deduce che un certo, diffuso disagio per il vissuto economico, percepito e reale, è un elemento che peserà. Anche se nei diversi segmenti elettorali sono destinate a pesare spinte diverse, non tutte riconducibili ad economia e sicurezza. A cominciare da una diffusissima ostilità verso l’establishment.

Presente non soltanto tra tutti gli elettori dei Cinque Stelle, ma anche in quelli della Lega, in parte di quelli di Forza Italia, dei Fratelli d’Italia e dei Liberi Eguali. Un “sentiment” trasversale, che alla fine aiuta a capire perché non sarà per niente facile fare un governo: gli elettori indifferenti al tema sono tantissimi.

 

Parliamo ancora di Macerata. L’onda emotiva scatenata dal gesto criminale del Fascioleghista Luca Traini, un gesto che trova alimento nel   “brodo di cultura” fatto di xenofobia, razzismo, ideologia securitaria, nostalgie neofasciste, che purtroppo ha avvelenato il tessuto sociale italiano. A questa onda emotiva non si riesce a trovare un argine di razionalità democratica, l’impressione è  questa. Certo, vi sono state le manifestazioni antifasciste.  Basteranno?

Nella vicenda di Macerata hanno finito per sovrapporsi due fenomeni tra loro diversi: un certo,  eclatante ma circoscritto “protagonismo” neofascista e un diffuso sentimento di ostilità verso gli immigrati. Luca Traini, autore di un gesto isolato e non riconducibile ad alcuna sigla, ha momentaneamente riassunto le due pulsioni, collimanti ma diverse. Le manifestazioni, se ben argomentate, a qualcosa servono ma per modificare giudizi e pregiudizi serve tempo e una maturazione di lunga durata.

 

Veniamo ai partiti. Parliamo del PD, o meglio di Matteo Renzi. L’impressione è che sia sulla difensiva, non riesce più ad imporre l’agenda politica. La stessa idea di squadra fa fatica ad emergere. Insomma un leader in affanno e  assai confuso. Troppi errori? Ne è consapevole?

Certo che ne è consapevole. Ma, pur impostando una campagna elettorale priva di effetti speciali, non è riuscito a proporre un’offerta personale e politica nella sostanza diversa da quella precedente. Ma è altrettanto vero che l’idea di squadra, per quanto in modo casuale (endorsement di Prodi per Gentiloni), sta affiorando. E, girando per comizi ed assemblee del Pd, si ha conferma che esiste un “popolo renziano”, uno zoccolo duro che sarebbe in parte rimasto disorientato  da un’eventuale staffetta tra il leader del Pd e il presidente del Consiglio.

 

 

Su “Liberi e Uguali” pesa l’immagine di “nomenklatura”, la  stessa leadership di Grasso si sta rivelando, nonostante i suoi sforzi, debole ed appare, lui, pur con la sua storia personale importante, come “vecchio”. Un futuro poco sereno?

Se avrà un successo elettorale (dal 6 per cento in su), la Lista si trasformerà in una forza politica. In caso contrario è destinata a dividersi in due pezzi: l’ala pragmatica (D’Alema, Bersani) da una parte, quella radicale (Fratoianni, Vendola) dall’altra. Con due incognite: che ruolo giocheranno i due ex presidenti delle Camere? Quanti dei vecchi notabili rientreranno in Parlamento? Un risultato insoddisfacente potrebbe determinare qualche sorpresa, al momento ignorata nella discussione pubblica.

 

Solo un ‘ultima considerazione sulla sinistra  tutta (PD compreso). Da questa campagna elettorale emerge, come qualche osservatore ha detto, l’afonia della sinistra. Ovvero la sua incapacità di creare un legame sentimentale con il suo popolo e con l’elettorato più largo.  Secondo  te è vera questa osservazione?

Osservazione fondatissima. A sinistra, ma non solo a sinistra, i legami con la propria opinione pubblica, non sono più di carattere sentimentale. Prevalgono tra gli elettori altre pulsioni, presenti nel passato ma ora prevalenti: interesse, fedeltà, simpatia, antipatia, il tutto espresso talora in modo isterico. I sentimenti forti e le certezze non appartengono a questa stagione.

 

I cinquestelle sono attraversati da veleni che loro stessi hanno prodotto. La vicenda ultima creerà un clima di sospetti reciproci tra gli esponenti dell’Esperimento, come lo chiama Jacoboni. Per Di Maio non è il massimo per la sua scalata al potere…

Oramai viviamo in un’epoca di campagne elettorali permanenti e tutti i partiti, compreso il Movimento Cinque Stelle, sono arrivati stremati all’appuntamento: sembrano non avere più nulla da dire e, pur cercando tutti il colpo del ko, aspettano con ansia che la corrida finisca il prima possibile.

 

Parliamo del  Centrodestra. Qui la partita è tra Berlusconi e  Salvini.  Ovvero tra un Berlusconi-zelig e il sovranista Salvini. La domanda è: Quanto è credibile una coalizione così fatta?  

Se il centrodestra avrà la maggioranza, governerà. Se non la avrà, assisteremo ad un divorzio al ralenti, per consentire a Forza Italia di staccarsi dalla Lega. Se non ci sarà nessuna maggioranza, lo scontro tra le due ali avrebbe un nuovo round alle prossime, imminenti elezioni. Ma a quel punto, se sarà stato introdotto un sistema maggioritario, servirà un leader e i due segmenti dovrebbero trovare una sintesi.

 

Veniamo alla sorpresa: la lista Bonino-Tabacci . I  sondaggi danno la lista a più del 3% . Un  voto che sostituisce quello dato a  Renzi sul fronte, importante, dell’elettorato di opinione. Croce o delizia per Renzi? Per me croce..per te?

I Radicali hanno sempre avuto una vocazione minoritaria, poco interessati ad espandersi elettoralmente e invece concentrati a raggiungere obiettivi circoscritti. Senza tradimenti, ma non verranno meno al proprio spirito indipendente neppure stavolta.

 

L’ultima domanda riguarda Gentiloni. Risorsa importantissima per il PD, ma si ha l’impressione che qualcosa si è rotto tra Gentiloni e Renzi. Un possibile scenario?

Lo scenario lo stabiliranno i numeri. Se il Pd reggerà (con un risultato dal 25% in su) Renzi si riproporrà come presidente del Consiglio, se il Pd scenderà sotto quella soglia e ci sarà una maggioranza in Parlamento con Forza Italia e magari una parte di LeU, allora Gentiloni avrà ancora delle chances. Se il Pd dovesse subire una sconfitta storica, entrambi faticheranno a tenere il campo.

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