Manovra economica: “Stiamo diventando sempre meno credibili ed affidabili”. Intervista a Leonardo Becchetti

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Con il declassamento di Moody per l’Italia la situazione economica si fa ancora più pesante. Una settimana davvero nera per l’economia italiana. Di questo parliamo con il prof. Leonardo Becchetti, Ordinario di Economia politica all’Università “Tor Vergata” di Roma

Di fronte ad una stroncatura della “manovra” da parte  di tutti gli enti competenti, dalla Banca d’Italia fino alla Commissione Europea, gli esponenti politici continuano ad affermare che la manovra è “molto bella” (???). E tutto questo avviene con uno spread alto. Dove nasce questa “incoscienza politica”? Sono dei kamikaze contro l’Unione Europea?
La critica verte sul fatto che con un deficit al 2,4% e non all’1,6% come proponeva all’inizio il ministro Tria molto difficilmente il rapporto debito/PIL non crescerà. Il governo ha ipotizzato effetti moltiplicativi molto elevati che difficilmente si realizzeranno con una manovra che punta su trasferimenti più che su stimolo agli investimenti. Si poteva fare tutto con più prudenza nspalmando l’intervento in più anni ma si è voluto forzare la mano. E il rischio che la fiducia nei nostri titoli venga meno soprattutto dopo il confronto con l’Europa e il probabile declassamento da parte delle società di rating è elevato. Si gioca purtroppo sul fatto che le competenze economiche in questo paese sono molto basse. E che gli italiani preferiscono portare a casa qualcosa (cinque anni in meno di lavoro ad esempio con quota 100) senza preoccuparsi delle conseguenze. Paradossalmente se è così si può fondare un partito che promette le baby pensioni a tutti e vincere le prossime elezioni. La maggioranza di fronte ai pericoli verso cui stiamo andando incontro è pronta a scaricare le colpe su qualcun altro. A cercare un nemico esterno se i problemi aumentano. Il Venezuela è precipitato in condizioni disastrose ma Chavez prima e Maduro poi hanno mantenuto il potere facendo leva sulla solidarietà popolare contro i “nemici esterni”. L’Italia sarà più matura del Venezuela o dell’Argentina ? Questo alla fine sarà un test sulla maturità del popolo italiano. Vedremo

Ieri sera l’agenzia Moody ha declassato l’Italia. Quali effetti negativi per la nostra economia?
Il rischio è un’ulteriore risalita dello spread all’apertura dei mercati. Il governo ora parla di possibilità di tornare indietro sul deficit ma il giudizio di Moody resterà per molto e ci porta un solo gradino sopra il rating spazzatura. Non è detto che le conseguenze siano particolarmente negative perché il declassamento di un gradino era in qualche modo atteso. Quello che è più preoccupante è che si è innescato un trend di deterioramento e che presto il paese rischia di essere preda della speculazione che si avventa sulla preda solo quando la stessa comincia ad essere in difficoltà. E noi ci siamo messi in difficoltà da soli.

Lei pensa che il vero obiettivo sia il famigerato “piano B”?
Ad alcuni nella maggioranza non dispiace la tattica del kamikaze. Diamo la colpa dei nostri limiti ai vincoli europei quando non c’è un paese dei 27 in questa situazione macroeconomica per l’Europa che si trovi nella nostra tempesta iniziata con l’arrivo di questo governo. Ci facciamo saltare in aria o minacciamo di farlo perché così faremo saltare in aria l’UE. In realtà l’Ue si scanserà e salteremo in aria solo noi. Speriamo che la ragionevolezza prevalga. Ho idea che alcuni più smaliziati ed esperti nella maggioranza di governo capiscano il rischio e vogliano consapevolmente correrlo. Altri proprio non capiscono e non hanno gli elementi per capire.

Quali potrebbero essere i danni economicI del “sovranismo”? 
Intanto ci arriva un conto anticipato di 3 miliardi in più di spesa per interessi per ogni 100 punti di spread per il solo effetto di annuncio della manovra. Si sta avverando la profezia Tria quando il ministro affermava che se avremmo superato l’1,6% di deficit le turbolenze si sarebbero rimangiate con l’aumento dello spread e della spesa per interessi le risorse stanziate. Se continuiamo su questa strada l’errore di confidare nella possibilità dell’autarchia finanziaria può portare il sistema al disastro.

Parlando ancora della sfida “sovranista” alla Unione Europea, quale potrebbe essere l’arma più efficace per contrastare l’ideologia isolazionista?
Bisogna spiegare che ci sono infinite vie per migliorare le nostre condizioni molto più sicure di quella che stiamo scegliendo. E che in un’economia globale profondamente integrata le filiere produttive e il sistema finanziario non consentono una soluzione autarchica. A pagare le conseguenze del naufragio in una nuova crisi finanziaria sarebbero come al solito soprattutto gli ultimi.

Veniamo alla “manovra”. Una manovra giocata tutta in deficit ,con la strabiliante promessa di favorire la crescita. Perché è fallacie il ragionamento? E’ una manovra alla Keynes o alla Cirino Pomicino?
Il cuore della manovra sono trasferimenti per pensioni e lotta alla povertà finanziati prevalentemente in deficit. Aumentando il carico fiscale sulle banche che sono l’anello più delicato e nevralgico del nostro paese. Per aspettarsi un alto moltiplicatore dalla manovra che stimolerebbe la crescita e consentirebbe di ripagare il deficit bisognava puntare di più sullo stimolo al sistema produttivo. Paghiamo una visione errata per la quale le banche sono nemiche del popolo mentre sono i nostri risparmi e le finanziatrici degli investimenti delle nostre imprese. In questa fase vivono una concorrenza molto dura, stanno riprendendosi dal problema dei prestiti in sofferenza e sono chiamate a requisiti di patrimonializzazione molto severi dai regolatori. Calcare la mano su di loro può essere pericoloso.

Come giudica il ritorno allo “statalismo”?
Il futuro va in un’altra direzione ed è quello della sussidiarietà e delle partnership pubblico-privato. Soprattutto in un paese come il nostro la strada migliore è un pubblico che fissa le regole e che stimola energie di privati e terzo settore. Pensiamo solo alla questione dei centri per l’impiego. Ci vorrà molto per renderli efficienti mentre l’incontro tra domanda ed offerta del mercato del lavoro è un’attività oggi svolta da molte società private. Maggiori sinergie con il privato profit e not for profit sarebbero importanti.

Però non bisogna dimenticare la realtà esplosiva dell’aumento della povertà e del disagio sociale. Su questo non si può chiudere gli occhi. Il governo risponde con il reddito di cittadinanza. Una misura che esiste in altri paesi d’Europa. Può bastare questo? Cosa si potrebbe fare per renderlo Efficace?  C’è una misura alternativa?
Il reddito di cittadinanza è una misura in vigore in molti paesi europei e auspicata anche da pensatori liberali come Hayek e Einaudi. Il problema è che per promuovere dignità e inclusione sociale bisogna essere molto efficienti nella selezione di chi è veramente bisognoso. E imporre condizionalità severe che fanno venir meno il beneficio in caso di mancata adesione al progetto di formazione o di rifiuto di offerte di lavoro. Molto importante anche la presa in carico da parte di realtà del territorio perché la povertà è anche un problema di carenza di relazioni. Sarebbe anche il caso di non ricominciare da capo solo per motivi ideologici rifacendo una cosa molto simile. Proseguire il REI del precedente governo rinforzandolo con più risorse sarebbe stata la via migliore.

Poi c’è la vicenda del condono fiscale. IL governo “dell’onestà “che promuove i condoni fiscali … Insopportabile questo…
Ogni condono nasce con la promessa non credibile che sarà l’ultimo e che d’ora in poi gli evasori saranno puniti. Poi arriva il condono successivo. Il problema dunque è duplice. Di equità verso chi ha pagato e di coerenza intertemporale. Molto meglio sarebbe mettere in pratica il principio “pagare meno pagare tutti” con una lotta severa all’evasione attraverso gli strumenti che oggi conosciamo (riduzione del contante, fattura elettronica anche per i consumatori con contrasto fiscale). Indirizzando automaticamente le risorse ricavate con la lotta all’evasione alla riduzione delle tasse. Se tutti pagassero le tasse ci sarebbe spazio per una loro riduzione circa del 20% .

Ultima domanda : E’ una manovra, da quello che si è capito, che non guarda al futuro. Le risorse sugli investimenti sono poche. Che Italia vuole “disegnare” la manovra?
Per fortuna alcune delle misure importanti del governo passato (superammortamento) restano. Ma lo stimolo agli investimenti è insufficiente. Anche se il governo si propone giustamente di semplificare le procedure per l’utlilizzo di quei 150 miliardi stanziati per investimenti pubblici e ancora bloccati. Sarebbe la parte migliore di questa manovra totalmente sovrastata nell’agenda della comunicazione da altre questioni. Anche questo contribuisce ad aggravare il quadro e a peggiorare la nostra reputazione sui mercati. Stiamo diventando sempre meno credibili ed affidabili man mano che il tempo passa ed è questa la questione più grave.

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