“E’ ora di cambiare strada”. Intervista a Walter Veltroni

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In un clima sempre più pesante, sotto molti punti di vista, il Paese s’interroga sulle sue prospettive. Ne parliamo con l’ On. Walter Veltroni.

Onorevole Veltroni, la politica italiana sta vivendo momenti di fortissime tensioni. Le vicende pesanti del premier rischiano di tenere bloccato il Paese chissà per quanto tempo ancora. Le analisi di molti osservatori, dalla stampa internazionale alle ultime prese di posizione della Cei, non prospettano nulla di positivo. Addirittura, non senza ragione, c’è chi parla, come il Cardinale Bagnasco, di “disastro antropologico”. La crisi, quindi, è molto più profonda di quello che appare. Da dove ripartire per risalire la china?

Se si ragiona sulla base dell’interesse dell’Italia, la prima cosa da fare è molto semplice e molto chiara. Il presidente del Consiglio deve smettere di andare in televisione per attaccare la magistratura, la stampa, le opposizioni. E deve andare dai magistrati a chiarire la sua posizione, replicando al merito delle accuse, come è suo diritto di cittadino e suo dovere di uomo pubblico. Se non è in grado di farlo, non può nascondersi dietro le schermaglie procedurali e la cortina fumogena dello scontro mediatico. Deve fare un passo indietro, deve dimettersi.

Lo scontro politico è fortissimo. Tutti gli appelli alla “pacificazione” sono caduti nel vuoto. Non sono meglio le elezioni?

L’Italia ha bisogno di un governo che si occupi dei suoi problemi e non di quelli del presidente del Consiglio. Un governo di responsabilità nazionale che metta al centro le questioni economiche e sociali: un debito pubblico troppo alto e una crescita troppo bassa, che stanno strangolando il futuro dei giovani. E che proponga al parlamento un’agenda di riforme istituzionali, a cominciare dalla legge elettorale e dalla riforma federale. Un governo di tregua, che consenta poi di andare a votare in un clima di normalità democratica, con una competizione serrata e appassionata, ma corretta, rispettosa degli avversari, centrata sui problemi e sui programmi per affrontarli. Se questo non fosse possibile, se la maggioranza continuasse a dimostrarsi incapace di aprire una fase nuova, allora, piuttosto che andare avanti così, con un governo al tempo stesso inesistente e pericoloso, credo che le opposizioni, unite, dovrebbero chiedere le elezioni.

Parliamo del PD. Quello di sabato scorso, al Lingotto, è stato un evento significativo. Alcuni autorevoli commentatori hanno scritto, Eugenio Scalfari in particolare, che le sue parole hanno evocato un “sogno” (un progetto, una frontiera, ecc). Quali sono i punti fermi di questa frontiera?

E’ il sogno che accomuna i democratici in tutto il mondo. La crisi finanziaria e la grande recessione hanno segnato la fine del paradigma neo-conservatore, che aveva fatto dell’aumento delle disuguaglianze il motore della crescita. Davanti a noi si è aperta la possibilità di dar vita ad una fase nuova, che veda protagonisti i democratici, la loro cultura politica, la loro realistica utopia: coniugare in modo nuovo, nella democrazia, crescita economica, uguaglianza sociale e qualità ambientale. La vittoria di Obama e i grandi cambiamenti che sta producendo ci dicono che tutto questo è possibile, a condizione che guardiamo avanti e non indietro, che facciamo della parola “cambiare” e non di quella “difendere” il motto dei democratici, che senza mai perdere la memoria, impariamo a pensare le nostre speranze oltre e “fuori dal Novecento”, un secolo grande e tragico che da tempo è ormai alle nostre spalle. La sfida che è davanti a noi, il sogno che dobbiamo realizzare, è far vivere e vincere tutto questo in Europa e in Italia. Al Lingotto abbiamo cercato di spiegare come possiamo farlo.

Un altro aspetto che è emerso al Lingotto, che ha visto la partecipazione del Segretario Bersani e di altri leader del partito, è stato che si è ritrovata un minimo di unità. Durerà?

Al Lingotto abbiamo dimostrato come sia possibile fare delle nostre diversità un motivo di unità vera e quindi di forza per tutto il partito. Il Pd non deve temere il confronto tra le idee, perché è molto più attraente, sprigiona molta più energia far incontrare persone che vivono passioni forti, anche diverse tra loro, piuttosto che costruire fragili compromessi tra cordate di potere fini a se stesse.

Tornando al quadro politico. Quello che emerge è che, nonostante la crisi conclamata del decadente berlusconismo, ci sia ancora la maggioranza relativa degli elettori è disposta ancora a dare fiducia a Berlusconi. Come se lo spiega?

Dobbiamo dirci la verità: il berlusconismo è fallito e ora mena all’impazzata gli ultimi colpi di coda, quelli più pericolosi. Ma gli italiani non credono ancora che da noi, dal Partito democratico, e più in generale dal centrosinistra, possa giungere la risposta ai problemi del paese. Lo dimostra il fatto che da mesi, al calo verticale di fiducia nei confronti di Berlusconi, non fa riscontro, come dovrebbe, una crescita di fiducia e di consenso per il Pd. Anche se, dopo il Lingotto, diversi sondaggi indicano una leggera inversione di tendenza . Se vogliamo tornare a crescere, a riconquistare le menti e i cuori degli italiani, dobbiamo riuscire a proporre loro una visione del futuro, un progetto coraggioso di cambiamento e una proposta di governo autorevole, credibile e affidabile per realizzarlo. Al Lingotto abbiamo parlato di un’Agenda 2020, un pacchetto organico e aperto di proposte per far uscire il paese dall’attuale pericolosa tendenza al declino: proposte per l’abbattimento del debito e il rilancio della crescita, per sostenere il reddito delle famiglie e per favorire il lavoro delle donne, per investire sulla cultura e sull’ambiente… Riforme profonde e coraggiose, che fanno leva su una visione lungimirante degli interessi del paese, sullo spirito di comunità e sul senso del dovere degli italiani, sulla capacità di pensarsi come un “noi” e non solo come la somma di tanti “io”.

Una parola sulle primarie. Le ultime hanno segnato una notevole partecipazione. Però su quelle napoletane c’è un’ombra di irregolarità. Qual è la sua posizione? Non è l’ennesima occasione persa per il PD?

La grande partecipazione dei cittadini dimostra che il problema non sono le primarie, ma la degenerazione del correntismo e perfino del circuito tra potere e consenso, che inquinano la vita dei partiti e in alcune realtà, non solo del Mezzogiorno, attraversano anche il Pd. Il rimedio, come hanno scritto in questi giorni Roberto Saviano e Raffaele Cantone, non può consistere nell’abolire le primarie, sta nel combattere in modo deciso e concreto le degenerazioni, con regole più chiare e con più rigore nei comportamenti. Così come si deve sradicare il voto di scambio, certo non abolire le elezioni. Sulla legalità e sulla moralità dei comportamenti, ben al di là di quanto prevedono le leggi, non ci possono essere mediazioni o compromessi.

Tornando alla vicenda di Mirafiori. Lei si è schierato, decisamente, sul “SI”. Una vicenda lacerante per il movimento sindacale italiano. Ma è stata anche lacerante per la società e la politica italiana. Dopo tante analisi, semplicistiche, sulla scomparsa degli operai, il Paese ha “riscoperto” quella classe. Oltre al “SI” c’è quel “NO” che pesa. Un “NO” che, per molti, ha significato la voglia di dignità. Il PD se ne farà carico?

Quando è in gioco un interesse fondamentale del paese, i riformisti devono dirlo in modo aperto e chiaro. Era ed è interesse fondamentale dell’Italia il rilancio e non la chiusura degli stabilimenti italiani di una grande impresa industriale come Fiat. Una grande impresa multinazionale, tanto più dopo il matrimonio con Chrysler, che deve restare fortemente radicata nel nostro paese. Bisognava dunque dire di si all’accordo, come hanno fatto i lavoratori sia di Pomigliano che di Mirafiori. Il loro si era necessario, pur con tutto il rispetto e l’ascolto delle ragioni di chi ha votato no, ma certo non è sufficiente. Ora tocca a Fiat mantenere gli impegni: di investimento, di nuovi modelli, di miglioramento dei salari dei lavoratori. E tocca alle forze sociali, a sindacati che devono ritrovare la via dell’unità e alla politica aprire una fase nuova nelle regole che presiedono alle relazioni sindacali: in una situazione caratterizzata da bassa produttività e bassi salari, c’è davvero poco da difendere e tanto da cambiare. Bisogna invertire questa spirale recessiva, con un nuovo patto tra produttori, per scambiare più produttività del lavoro con più salario e più partecipazione e per distribuire in modo più equilibrato sia la flessibilità che la sicurezza. Anche per questo serve un governo nuovo.

Superare il ‘900″, lo slogan del Lingotto, un’ambizione non da poco. Il ‘900 è stato il secolo dei totalitarismi e delle rivoluzioni. Questo primo decennio del XXI secolo è segnato dalla vittoria, almeno nel nostro Paese, del populismo mediatico. Che Democrazia sarà quella del nuovo millennio?

Quanto sta avvenendo nel mondo arabo e islamico, in particolare lungo la sponda sud del Mediterraneo, ci dice quanto sia potente e inarrestabile la spinta che muove i popoli verso la libertà e la democrazia. Obama ha dedicato a questo punto un passaggio chiave del suo discorso sullo Stato dell’Unione. Il nostro governo è invece apparso impacciato e disattento. E non solo perché distratto da altre faccende. C’è qualcosa di più serio, c’è come l’attrazione istintiva, prepolitica, verso modelli politici e istituzionali che sono definiti con un ossimoro: democrazia autoritaria. Si tratta di un avversario insidioso, perché fonda le sue fortune sull’idea che la democrazia è un ostacolo alla decisione veloce. E la velocità è una risorsa strategica del nostro tempo. A questa tendenza, i democratici devono saper opporre, ancora una volta, una strategia fondata sul cambiamento e non chiusa a difesa dell’esistente. Le istituzioni devono poter governare, devono poter decidere. Ed è al principio della democrazia partecipata e decidente che devono ispirarsi le necessarie riforme istituzionali ed elettorali che l’Italia attende da lungo tempo.

Ultima domanda: Siamo nel 150° dell’Unità nazionale. E’ fiducioso sull’Italia?

L’Italia oggi è un paese fermo, rassegnato e sfiduciato. E’ ora di cambiare strada. Lo dobbiamo a noi stessi. Lo dobbiamo agli italiani che soffrono di più, che fanno più fatica a lavorare e a vivere. E lo dobbiamo in particolare ai giovani, ai nostri figli, ai quali non possiamo lasciare in eredità pesi e vincoli, che rendono sempre più chiuso e buio il loro futuro. Io sono certo che c’è un’altra Italia, rispetto a quella violenta e volgare che sta andando in pagina o in onda su tutti i media del mondo. Sarebbe bello se questa Italia vera, profonda, laboriosa, solidale, si facesse vedere, si mostrasse a se stessa e al mondo. Per questo ho affidato oggi alle colonne di un grande quotidiano la proposta che in uno stesso giorno, in una stessa ora, in tutti gli ottomila comuni italiani, nessuno escluso, i cittadini si riuniscano nella piazza centrale, per dire “giriamo pagina, ritroviamo l’Italia”. Tutti insieme, senza bandiere o simboli di parte. Una manifestazione civile, di impegno e di speranza.

Commenti (2)

  1. Sono d’accordo con Veltroni, il PD deve prendere delle posizioni chiare e convincenti sui vari problemi del Paese anche se impopolari. I primi ad essere convinti di queste posizioni dovrebbero essere i Dirigenti nazionali altrimento come possono pretendere che noi cittadini ci crediamo???

    Abbiate coraggio e uscite fuori con proposte concrete che parlano al cuore della gente. Si è vero l’Italia mai come adesso ha bisogno di un sogno e soprattutto qualcuno che lo incarni. Credo che Veltroni abbia tutte le caratteristiche per incarnarlo, ma supportato ed appoggiato da tutto il Partito.
    Pertanto con un’alleanza a Sx (PD+IDV+SEL) vedrei un bel tandem Veltroni-Vendola che io prediligo per un ragionamento strategico (siamo nel Centro-Sinistra e facciamo un’alleanza di CSX). Altrimenti se si vuole preferire un’alleanza con il Terzo Polo il Prof. Mario Monti credo sia l’uomo ideale.
    Comunque vada solo i sogni accendono passioni e solo la passione ci dà quella carica in più che ci farà vincere.

  2. Da tempo il PD parla di progetto coraggioso di cambiamento ed una proposta di governo autorevole,credibile per realizzarlo.Bersani dice che ci stanno lavorando. Veltroni lo auspica,lo sogna.Per ora c’è solo la Bindi che con coraggio e limpida fermezza difende in tutte le sedi il pensiero ed il cuore della sinistra.
    Anche Berlusconi annuncia ogni giorno grandi progetti di governo. Ma di tutto questo gran parlare da parte di tutti resta solo per noi cittadini una grande tristezza di vuoto.

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