Spoon River di Arcore…

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Forse, il “forse” è d’obbligo, le recenti elezioni amministrative sono l’inizio della fine di un’epoca : quella berlusconiana.

E qualche osservatore cerca d’immaginare come sarà il “dopo” Berlusconi.

In questo tramonto interminabile qualcuno, tra i più bravi giornalisti italiani, prova così ad esercitare la sua fantasia per immaginare come sarà la fine.

E’ il caso di Marco Damilano, inviato politico per il settimanale L’Espresso, con questo libro, pubblicato da Aliberti, dal titolo: Spoon River di Arcore. Antologia di un impero al crepuscolo (pag. 189, € 15,00).

Sulla scia di Lee Master, il grande autore della bellissima, e malinconica, Antologia di Spoon River, Damilano delinea, con ironia tagliente, il quadro di un’epoca con i suoi allucinati protagonisti.

E il suo, come già detto, è un esercizio di “fantasia”, creando così uno sguardo che parte dalla fine. E’ “necessario, per districarsi, spostare il punto di osservazione in avanti, quando tutto sarà terminato, tra qualche decennio, tra più di un secolo, s’intende. E compiere uno sforzo di immaginazione. Raccontare la Fine, dopo che la fine è già avvenuta. Esercizio rassicurante, in fondo. La Fine da sollievo, in effetti. Toglie peso alle brutture del presente. Aiuta a pensare che ci sarà un Dopo, prima o poi, che tutto passa. E permette di non giudicare”.

Così il libro diventa una antologia del ventennio berlusconiano Gover da raccontare ai posteri. Per una volta il protagonista non è Lui, ma è tutta la sua corte: “Lasciamo Berlusconi solo nel suo mausoleo, tutto piramidi e neppure una croce cristiana, progettato e costruito per lui nel parco di Arcore (…), in cui un giorno troveranno posto gli amici più cari e fedeli, e chissà se ne rimarrà qualcuno”. Allora ecco scorrere i protagonisti, vere e proprie anime in pena (“ognuno ha il tormento che si merita, ognuno è prigioniero del suo destino e dei sogni che avrebbe voluto realizzare. Ognuno è restituito alla sua umanità, spesso meschina, sempre terribilmente viva”).

Così, nel libro, incontriamo: La Nipotina, Il Maestro (“venerabile”), Il Bibliofilo, Il Governante, Il Ragioniere (che aveva “assunto il colore dei soldi: nessun colore”.”Ero io la mano invisibile che fa ruotare la giostra”, “Denaro senza odore, tariffa senza dolore” ), Il Pirata, il Macellaio, La Vergine (“il miracolo di Papi: non farci crescere mai, custodirci come bambine, a giocare con Lui”), La Escort, il Direttore, Lo Squalo, La Crudelia (Daniela- Crudelia:”sbagliavate tutti a guardare al mio corpo. Non erano le tette, era l’anima che avevo siliconato, per renderla indistruttibile. Nessuno, riuscì a toccarmela, l’anima, intendo”), il Fratello (“Ero il Minore, del Maggiore continuai a fare il segnaposto, il prestanome”), l’Avvocato (“Quando arrivò la Fine fui ancora io l’unico a restargli fedele, per compiere il mio destino, la mia missione. Ciò per cui sono nato, ciò per cui hanno studiato i miei avi. Guadagnarli la prescrizione, non la redenzione”), Il Traditore (“Alzai il ditino, non lo abbassai più. Era diventato il mio abito, l’unica identità che avessi mai avuto, il mio colore”.), L’Alleato, L’Amico Inconfessato (“La crostata era buona, la mangiai tutta e mi ritrovai in una bicamerale a fare il padre della Patria”), Il Venduto.

Tanti altri “spettri” riempiono le pagine di questo libro, amaro ma divertente, una sorta di “metafisica del presente”. Forse è nelle parole dell’ultimo “protagonista” (Il Venduto) che c’è la chiave di lettura per capire il berlusconismo, ed è anche un monito questo: “Mi trovate ridicolo, ripugnante, vi feci sentire superiori, tutti migliori di me. E fingeste di non capire che nessuno di me vi rappresentativa tutti. Con i vostri piaceri piccoli e volgari, che Lui pensava a soddisfare, la vostra assenza di futuro, di passioni grandi, di sentimenti civili. Fui io, l’Onorevole Qualunque, il volto di questa Nazione in vendita. Io fui tutti voi, guardami con simpatia, visitatore ipocrita, fratello mio. Non Lui, siamo stati io e te, i protagonisti di questa storia.”.

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