L’Italia delle P2. Intervista a Gianni Barbacetto

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Si allarga l’indagine sulla “P4″. L”Espresso da notizia che anche la Procura di Milano potrebbe indagare sulla rete del faccendiere Luigi Bisagni. Il mondo politico, quello di centrodestra, è in subbuglio. Su questo abbiamo intervistato Gianni Barbacetto, giornalista del “Fatto Quotidiano”
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Barbacetto, l’inchiesta sulla “P4” è agli inizi. La notizia che dà l’Espresso di questa settimana è che una parte, dopo Napoli e Roma, dell’inchiesta sulla rete del faccendiere piduista Bisignani è arrivata alla procura di Milano.  Si sa su cosa verterà questo filone d’indagine? Sarà un’altra “Mani Pulite”?

No, non sappiamo ancora, la fase di indagine è ancora molto iniziale, prendiamo atto che c’è stata questa informazione data dai colleghi dell’Espresso, però più di questo per ora non sappiamo. Sappiamo però che non è così strano che un’organizzazione capillare, come quella che attorno a Luigi Bisignani lavorava per condizionare il potere reale di questo paese, è chiaro che doveva avere una sua articolazione anche a Milano.

Quello che emerge getta un’altra ombra sulla classe politica di questo ventennio berlusconiano. Come è stato possibile che un pregiudicato piduista condannato, in via definitiva, per la maxi tangente Enimont avesse un ufficio a Palazzo Chigi? Come è stato possibile tollerare tutto questo?

La risposta che lui stesso darebbe, e che Palazzo Chigi darebbe  è che ciò non esiste, cioè non c’è mai stato un contatto ufficiale ed una presenza ufficiale di Bisignani a Palazzo Chigi, i contatti, i rapporti erano informali, cioè il rapporto fortissimo di Bisignani era direttamente con uno degli uomini più potenti di Berlusconi, cioè Gianni Letta. Certamente aveva una frequentazione con Letta, un’attività che faceva riferimento a Gianni Letta, però da un punto di vista formale non si ritrova un ruolo ufficiale per Bisignani. Bisagni non accetta ruoli ufficiali, lui sa benissimo che contano di più quelli reali.

Tina Anselmi, che è stata Presidente della  Commissione d’inchiesta sulla P2, nei suoi Diari un’appunto, dopo un’incontro  avvenuto nel 1982 con un banchiere (Orazio Bagnasco): “Le P2  non nascono a caso, ma occupano spazi lasciati vuoti, per insensibilità, e li occupano per creare la P3, la P4…”. E’ così?

Si la P2 è un’organizzazione, una forma anche più compiuta, completa ed istituzionalizzata, comparabilmente più presente e forte rispetto ai periodi successivi; però è nello stesso tempo anche una costante della storia italiana: il nostro paese ha, più di qualunque altro paese industrializzato al mondo, una forte presenza di livello occulto sotterraneo del potere. L’Italia è un paese a due velocità: quella del potere visibile, delle gerarchie formali, e quello invisibile, dei poteri sotterranei segreti. Si istituzionalizzava con la P2, ai tempi della guerra fredda, lo scontro dell’anticomunismo, dei circoli atlantici; oggi adotta altre forme che hanno avuto come nome giornalistico “P3, P4”. Le istituzioni non dovrebbero lasciare vuoti, quelli che lasciano vuoti sono gli uomini che occupano le istituzioni e le utilizzano non per fare gli interessi collettivi e soprattutto in modo trasparente e visibile, ma preferiscono agire nell’ombra sapendo che è più facile, remunerativo agire così e fare in modo che il loro potere non si mostri.

Lei vede una continuità con la P2 o ci sono differenze?

Le vicende storiche non si ripetono mai nella stessa maniera: la P2 è insostituibile e non duplicabile, perché quello era un momento storico particolare in cui c’era uno scontro tra due mondi; questo non sminuisce la portata di esperienze che sono meno pervasive anche proprio dal punto di vista dello scenario internazionale e geopolitico dell’Italia, ma che comunque hanno un forte impatto sugli affari e la politica interna.

In questa trama “infinita” fatta di “macchine del fango”, ricatti, affari qual è, o qual’era , il disegno politico?

I commenti sono stati finora quelli che mettevano in rilievo la contiguità tra questo gruppo di potere attorno a Bisignani e il governo Berlusconi. Io credo che bisogna capirne anche gli aspetti di contrasto, di contraddizione con il governo Berlusconi: Bisignani era servente al quadro politico, ma era anche autonomo, quindi pronto a costruire un’alternativa visto che il governo e il berlusconismo, come esperienza politica, sono in crisi e un personaggio potente come Bisignani, dopo averne viste tante, non è uno che si fa trascinare nel gorgo dalla crisi di un sistema, ne prepara le possibili svolte, tanto che potrebbe esserci il suo zampino anche in alcune manovre non a favore di Berlusconi ma addirittura contro Berlusconi. Il suo rapporto importante è sicuramente quello con Gianni Letta: io credo che Bisignani potesse star lavorando ad una successione e naturalmente una successione pro Gianni Letta contro l’altro asse costruito attorno a Tremonti.

Torniamo alle indagini come si svilupperà? Quali saranno i punti ancora da chiarire?

Trovo che questa indagine sia interessante dal punto di vista politico e giornalistico. Naturalmente le indagini giudiziarie devono ritrovare rilevanza penale in reati che sono compiuti, il lobbismo in sé non è un reato, ma se il lobbismo si fa con un’associazione a delinquere in cui vengono carpiti segreti dello Stato, vengono pagate tangenti, vengono commessi dei reati da codice penale, allora questo è quello che la magistratura deve perseguire. Ci sono quindi due livelli: quello della magistratura che sta perseguendo reati, poi l’altro aspetto, forse anche più interessante, e cioè il mostrare il sistema di potere ed un utilizzo occulto  delle istituzioni.

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