La corsa per il Quirinale. Intervista a Marco Damilano

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Questa, forse, è la settimana decisiva per la soluzione della battaglia per la Presidenza della Repubblica. Siamo in una situazione politica molto grave e molto ingarbugliata. Ne parliamo con Marco Damilano, cronista politico del settimanale “L’Espresso”.

Damilano, sono passati quaranta giorni dalle elezioni e la politica italiana vive un drammatico stallo. Chi soffre di più di questo stallo è il PD. Un partito che la “non vittoria” ha fatto ripiombare nel caos (renziani vs bersaniani). Secondo lei la “Balena rosa” (il PD) riuscirà ancora una volta ad avere il “colpo d’ala” per uscire da questa situazione?

«L’immagine della Balena rosa allude alla Balena bianca, come fu definita la Dc nella fase finale da Giampaolo Pansa (e da Beniamino Andreatta), gigantesca e immobile, paralizzata dalle sue mille divisioni interne. Servirebbe un colpo d’ala, appunto. Un cambio di gioco, un punto di vista diverso. A partire da un’analisi del voto, con il risultato deludente del partito: in due mesi e due direzioni ancora non si sono ascoltate parole di verità. La mancata vittoria del Pd è figlia di errori di comunicazione in campagna elettorale, ma anche di una strategia fallimentare di più lungo periodo: l’idea che la riproposizione del partito vecchia maniera potesse bastare per dare risposte a una società aggredita in modo drammatico dalla crisi economica».

Parliamo di Bersani. Quali sono stati gli errori principali in questa fase?

«La mancata analisi della “non vittoria”, prima di tutto. E la conseguente ostinazione a riproporre se stesso come candidato unico del Pd e del centrosinistra alla guida del governo. Dopo il 25 febbraio bisognava azzerare tutto, era chiaro che partiva una fase completamente nuova dopo un risultato così clamoroso e imprevisto. Se Bersani lo avesse fatto avrebbe avuto la possibilità di gestire da regista i passaggi successivi. Invece ha dato l’impressione di concedere a ognuno qualcosa pur di trovare quei maledetti voti che mancano al Senato: al Movimento 5 Stelle alcuni punti programmatici (non quelli più netti, però: l’abolizione dell’attuale sistema di finanziamento pubblico dei partiti) e il corteggiamento via streaming ridotto a farsa, al Pdl una non meglio precisata convenzione per le riforme costituzionali (come se condividere la riforma della Costituzione fosse meno stringente che fare un pezzo di strada insieme al governo) e la disponibilità a eleggere un presidente della Repubblica condiviso, in cambio di una non ostilità di Berlusconi a un governo guidato da lui. Troppe trattative e troppe furbizie che hanno portato a una somma zero. E ora la crisi riparte da dove l’abbiamo lasciata un mese e mezzo fa».

Negli ultimi giorni qualcuno ha parlato di una possibile ticket “Renzi-Barca”. E’ fattibile?

«Il ministro Fabrizio Barca esclude di essere l’anti-Renzi e al tempo stesso pone il problema del partito: vorrebbe partiti in grado di supportare politiche di governo nel senso del cambiamento, non credo che lascerebbe l’attuale Pd così com’è. Renzi, invece, agisce in una cultura politica tendenzialmente presidenzialista, in cui i partiti sono ridimensionati a comitati elettorali o a strumento diretto a selezionare la classe dirigente di governo. Mi sembra difficile che queste due concezioni di partito possano facilmente condividere, al di là della diversità dei due personaggi, lontani per origini, cultura, competenza».

Veniamo alla battaglia per il Quirinale. In settimana si dovrebbe essere l’incontro tra Bersani e Berlusconi. Si parla di un “pacchetto” che Bersani proporrà al Cavaliere (monocolore Pd, Convenzione sulle riforme, e nome condiviso per il Quirinale). )Insomma quali sono i possibili scenari? E come giudica le aperture di Franceschini

«Un primo scenario è che l’accordo tra Berlusconi e Bersani si fa: favoriti sarebbero allora figure come Giuliano Amato, Franco Marini, Massimo D’Alema, Luciano Violante. In cambio, però, il Pd dovrebbe garantire al Pdl pieno riconoscimento politico e probabilmente un governo da fare insieme. Baciare il giaguaro, cioè. Un secondo scenario è che l’accordo salti, anche in presenza di un Parlamento difficilmente governabile. A quel punto potrebbero emergere personaggi considerati meno di Palazzo: Emma Bonino o Stefano Rodotà o un ex presidente della Corte costituzionale come Gustavo Zagrebelsky. Ma anche lo stesso Romano Prodi ha qualche possibilità, se il Movimento di Beppe Grillo sceglie di entrare in partita: è il fondatore dell’attuale centrosinistra, certo, ma anche un personaggio che da anni si tiene lontano dalle manovre romane e di indubbia competenza, onestà e credibilità internazionale».

Parliamo di Matteo Renzi. Quale sarà il suo ruolo nella corsa al Quirinale?
«Per ora non ha scoperto le carte, non sappiamo ancora se il consiglio regionale della Toscana lo nominerà Grande Elettore. Difficile che possa sostenere per il Quirinale uno di quei nomi che voleva rottamare perfino per un ruolo di dirigente di partito o di parlamentare. Proverà a interpretare, anche sulla ricerca di un nome per la presidenza della Repubblica, quel profilo di innovazione del sistema politico che lo caratterizza».

Berlusconi è sempre in campagna elettorale “permanente” (vedi gli otto punti) . Con questo spirito è difficile immaginare un accordo…

«Berlusconi è di lotta e di governo, un capolavoro di doppiezza. Con una mano tratta, con l’altra arma la piazza. Il risultato elettorale lo ha rimesso al centro di tutti i giochi, ma in questo doppio binario c’è anche la sua debolezza: le elezioni anticipate sono per lui una tentazione ma anche un rischio. Se ci fosse Renzi candidato del centrosinistra per il Pdl sarebbe una sfida durissima. Per questo, paradossalmente, Berlusconi potrebbe preferire un’alleanza con Bersani che tenga ibernato il sistema per un periodo abbastanza lungo, uno-due anni. Durante i quali sperare che Grillo si sgonfi, che Renzi si ridimensioni. E che i processi finiscano in gloria».

Veniamo al Movimento 5 Stelle. Grillo ha confermato tutte le chiusure nel dialogo con il PD. Come giocherà questa partita?

«Grillo chiude nettamente a un governo guidato da Bersani. Ma non è affatto detto che ci sia lo stesso atteggiamento sulla scelta del nuovo presidente. E uno scongelamento della forza parlamentare del Movimento 5 Stelle sarebbe il fatto nuovo che cambierebbe tutto».

Commenti

  1. Un Paese che deve rifare la Sua credibilità Internazionale avrebbe bisogno di una Personalità credibile e al di sopra di ogni sospetto ! Stiamo assistendo ad una nomenklatura di nomi da paura per il colle più alto; tutti personaggi pieni di scheletri top segreet negli armadi e negli Archi dei Segreti di Stato : da Amato , Marini Bonino, Cancellieri, Violante ,Prodi ,Grasso, Gianni Letta, Vietti, Franco Gallo ed infine pure la Severino ! Tutti codesti personaggi con ricca collezione di scheletri dell’Inciucio da Prima Repubblica !Haimè siamo condannati veramente dai poteri Massonici e Ndranghetistici basta vedere il curricula di Paola Severino, di chi l’ha voluta come Ministro e cosa ha fatto nel Suo percorso di Avvocato dei Poteri forti ! E . .con il pedigree che si ritrova figuriamoci se non la mettono al Colle considerando soprattutto i Processi importanti prossimi futuri , in attesa di Giudizio !

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