Le Lobby del Vaticano. Intervista a Carlotta Zavattero

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In questi anni, spesso, si è parlato di Lobby del Vaticano. Si faceva, quasi sempre, riferimento a potenti gruppi come Opus Dei e Comunione e Liberazione.
Ora la Casa Editrice “Chiarelettere” pubblica un libro di Carlotta Zavattero, giornalista d’inchiesta collaboratrice del “Corriere della Sera, “Le Lobby del Vaticano. I gruppi integralisti che frenano la rivoluzione di Papa Francesco” (pagg. 186, € 13,00) allarga lo sguardo ad altri movimenti o congregazioni (tipo Legionari di Cristo, Sant’Egidio, Neocatecumenali, Focolarini e Rinnovamento nello Spirito). Il libro propone interviste e testimonianze. Come scrive Ferruccio Pinotti, nella sua Prefazione, il volume pone “domande forti e sostiene alcune tesi meritevoli di dibattito”. Insomma un libro che farà sicuramente discutere. Ne parliamo con l’autrice.


Il suo libro tratta dei movimenti  integralisti, definisce “Lobby” realtà diversissime. Cosa li accomuna?
La parola è usata impropriamente perché questi movimenti sono più di lobby. Etimologicamente il termine circoscrive “quei gruppi di persone che, senza appartenere a un corpo legislativo e senza incarichi di governo, si propongono di esercitare la loro influenza su chi ha facoltà di decisioni politiche, per ottenere l’emanazione di provvedimenti normativi, in proprio favore o dei loro clienti, riguardo a determinati problemi o interessi”. Abbiamo ministri di Comunione e liberazione come Maurizio Lupi e Mario Mauro; del Cammino neocatecumenale come Graziano Delrio. La prova che siamo oltre le lobby. I sette gruppi di cui tratto, Cammino neocatecumenale, Legionari di Cristo, Focolari, Comunione e liberazione, Opus Dei, Rinnovamento nello Spirito santo, Comunità di Sant’Egidio, come lei giustamente rileva sono realtà molto diverse fra loro: differenti nello stile, nelle modalità di penetrazione nella società, ma in comune hanno alcuni aspetti. Fra tutti è che per alcuni di loro il messaggio di Gesù è filtrato dai loro fondatori, Kiko, Chiara Lubich, don Giussani. Anche i francescani hanno un mediatore, san Francesco, ma il loro approccio è diverso. Le parole di un anziano frate francescano, sono state illuminanti: leggendo i Fioretti di san Francesco ha capito quello che non aveva compreso di Dio: san Francesco ha fatto da tramite, da medium, tra gli uomini e il divino. Quello che vuole fare papa Francesco, quando esorta la folla ad acclamare non lui, ma Gesù. Oltre a questo aspetto, ossia il culto per il leader carismatico, c’è la tendenza a “catturare” anime di giovani minorenni. Luigino Bruni, professore di Economia all’Università Bicocca di Milano è nel movimento dei Focolari da quando aveva 15 anni. Si avvicina alla cinquantina e si è sempre mosso nell’orbita di questa realtà. Un altro tratto riconoscibile del loro integralismo è la chiusura, che è particolare: spesso la base di un gruppo non conosce la base di altri (ossia un neocatecumenale non sa del numerario dell’Opus Dei), mentre ai vertici esiste uno scambio, un flusso di informazioni. Ed ecco che Salvatore Martinez del Rinnovamento nello Spirito Santo viene chiamato dai Legionari per un corso su come rendere le prediche più attraenti per i fedeli, o un Focolarino che tiene una conferenza in una università spagnola dell’Opus Dei. Tutti uniti però, quando si tratta di fare blocco contro gli altri cattolici.

Il libro prende anche in esame il delicato rapporto che alcune di queste realtà hanno con la politica (vedi Opus Dei, Legionari di Cristo e Comunione e Liberazione in particolare). Qual è la realtà più “spregiudicata”?
In Italia senza dubbio Comunione e liberazione, il cui potere è anche gonfiato dal fatto che nei principali media italiani, molti dei giornalisti o di chi sta ai vertici assecondano questo gruppo, il meno pericoloso fra tutti dal punto di vista strettamente religioso. Per capire Comunione e liberazione basta andare al Meeting dell’amicizia che si svolge ogni agosto a Rimini: una fiera, una babele, dove non c’è traccia di spiritualità. Con i Neocatecumenali invece il rischio di essere catturati è più insinuante. A me due catechisti hanno detto: “Se non entri, vuol dire che Dio non ti ha scelta”. Non mi sembra una frase piena di accoglienza o amore.

Parlando dei Legionari e del suo fondatore, una vera anima nera, che si è reso colpevole di gravissimi delitti sessuali e non solo mi ha colpito la protezione che ha goduto in Vaticano. E’ merito di Ratzinger averlo ridotto allo stato laicale. Ho trovato, però,  inaccettabile il giudizio che esprime su Wojtyla. Lei scrive: Maciel e Wojtyla “sono due uomini di Chiesa molto prestanti fisicamente, deboli in teologia, amanti dello sport e viaggiatori instancabili”. Wojtyla debole in teologia? Francamente non le pare di aver esagerato?
No, non ho esagerato e glielo dimostro. Come per lobby, termine che chiunque capisce, anche per teologia c’è una sorta di sovrapposizione di senso. Giovanni Paolo II è stato un politico. A suo nome sono firmate molte encicliche, ma prevalentemente era un viaggiatore. Non un uomo di studio come è davvero il papa emerito Benedetto XVI. Parlano i fatti: Wojtyla ha governato la Chiesa per 27 anni, lasso di tempo in cui sono fioriti questi gruppi da lui tutti approvati ad eccezione di uno. I Neocatecumenali che sono riusciti, penso per sfinimento, ad ottenere la firma di Benedetto XVI nel 2006. Durante il pontificato di Giovanni Paolo II si è radicato anche Berlusconi. La parola magica che li ha resi complici del degrado della Chiesa e dell’Italia era: anticomunismo. Bastava questo per andare d’accordo. E le cattive abitudini del vertice si sono ripercosse su tutta la struttura. L’Italia è marcia di corruzione e la Chiesa pure: le dimissioni di Benedetto XVI sono state determinate da lotte interne inimmaginabili. Vede, dare via libera ad un personaggio oscuro come Marcial Maciel Degollado, il fondatore dei Legionari di Cristo, di cui si sapevano le perversioni e i vizi dal lontano 1956, ha dato coraggio anche ad altri di fare altrettanto. Ma la Chiesa non è fatta solo di pedofili e preti corrotti. Eppure è passato solo questo. Invito chi non condivide questa mia affermazione a riflettere su questo. Pedro Miguel Jamet è stato il biografo di padre Pedro Arrupe, che nel 1965 è stato eletto padre generale della Compagnia di Gesù. Arrupe viene descritto ottimista per natura, gioviale e sorridente, impregnato di una permanente creatività. Aveva l’apertura sociale tipica dei gesuiti e i suoi gesti avevano più impatto delle sue parole. A Karol Wojtyla, che aveva già avuto degli attriti con i gesuiti nella sua diocesi, non piaceva. Pedro Arrupe domandò numerose volte udienza a Giovanni Paolo II. Ma il “papa bianco” non volle ricevere il “papa nero” se non due volte e solamente per brevi istanti. Nel 1981 padre Arrupe ebbe una trombosi: con la metà del corpo paralizzato, dovette reimparare in qualche modo a scrivere. L’uomo che parlava sette lingue aveva ormai solo l’udito e a stento poteva esprimersi in spagnolo. Aveva dimenticato tutti i nomi. Chi ebbe l’occasione di rendergli visita a Roma per preparare la sua biografia, nel luglio 1983, racconta che Arrupe si trovava in un angolo della sua spoglia stanza di ospedale, scavato, quasi trasparente, ma con un dolce sorriso sulle labbra, sostenuto da un coraggio interiore impressionante. Per un uomo simile Wojtyla non ha mai avuto simpatia: padre Giuseppe Pittau, uomo di fiducia del papa e delfino scelto per la successione a Pedro Arrupe, raccontò che Giovanni Paolo II non poteva sopportare di sentir citare in una conversazione il nome di Arrupe. «Questo lo rende subito nervoso» rivelò Pittau. L’avversione di Wojtyla per i gesuiti era palese, fisicamente incontrollabile. Mentre fino alla fine Giovanni Paolo è stato vicino a padre Maciel. Come non esistono foto che ritraggono Benedetto XVI con Marcial Maciel. Fotografie e il linguaggio del corpo mi sembrano sufficienti prove. Padre Arrupe si difendeva con frecciate di questo tipo: “Un basco ha fondato la Compagnia di Gesù, e un altro si è incaricato di distruggerla».

Torniamo alle Lobby: Spagna e Italia sono realtà simili per alcuni aspetti. La presenza dei Legionari di Cristo e dell’ Opus Dei in Spagna è molto maggiore che in Italia. Come riescono a condizionare la politica italiana e spagnola queste congregazioni?
Viaggiamo lungo un’asse orizzontale Woytjla-fascismi dell’America Latina-Berlusconi. E’ questa la fascia geografica di riferimento. E papa Francesco viene proprio da là. Anche gli oscuri inizi di Silvio Berlusconi sono coperti da nebbie che avvolgono la penisola iberica.

Nel libro parla del “cammino neocatecumenale”, ne mette in evidenza l’approccio totalizzante nei confronti delle persone. Questo è il limite più grande. Come spiega il successo di questo movimento?
Perché fra loro vige l’endogamia, ossia tendono a sposarsi fra adepti, magari anche di altri paesi. Conosco una neocatecumenale italiana sposata con un neocatecumenale belga. Sono prolifici: il ministro Delrio, con i suoi nove figli, non è affatto una eccezione.

Il libro parla anche di Cl e Comunità di Sant’Egidio. Non trova esagerato mettere S. Egidio in questa compagnia?
No. Cosa si sa in fondo della Comunità? Che fanno il cenone a Natale per i barboni di Roma, come se fossero solo loro a distribuire pasti a chi ha fame. La Comunità è sempre e solo associata al fondatore Andrea Riccardi. Anche questo è un gruppo autoreferenziale, che non pensa al bene collettivo del nostro paese. Le sembra normale che in un momento delicatissimo come quello che è stato la drammatica vigilia del voto di fiducia al governo, prima di una diretta da Fabio Fazio, il premier Enrico Letta ha trovato il tempo per presenziare all’incontro internazionale per la pace organizzato da Andrea Riccardi? Ho letto in questo gesto, e in entrambi (Letta e Riccardi) una mancanza di rispetto per tutti gli italiani che non appartengono ad alcuna combriccola e tirano questo carretto siciliano, ma non come cavalli, ma da somari, perché la miseria morale dei politici ci ha impoveriti economicamente e culturalmente. Sant’Egidio parla di pace e relazioni internazionali, ignorando questioni nevralgiche come l’immigrazione. Ci sono fatti di cronaca talmente gravi cui dovrebbe seguire un intervento politico radicale. L’esempio di quell’africano che a Milano ha ammazzato con l’accetta inermi cittadini e l’assenza di una revisione della legge sull’immigrazione, mostrano con quanta indifferenza trattiamo gli ultimi. Un’indifferenza simile a quella dei nazisti testimoniata da Primo Levi nel suo meraviglioso testo di storia, Se questo è un uomo. Dove era Riccardi quando ci sono state le decine di morti a Lampedusa? Vede, parlare con i capi delle altre religioni è un gusto. Relazionarsi quotidianamente con il povero, con chi ti sorride e non ha i denti è ben diverso.

Papa Francesco sta portando avanti un disegno diverso di Chiesa. Continueranno ad avere un ruolo in questa stagione della Chiesa oppure la loro rilevanza sarà diminuita?
Papa Francesco non ha tempo di pensare alle reazioni di queste conventicole interessate a difendere solo i propri interessi. Ha una visione globale, mondiale e vede un’umanità sofferente che ha perso l’orientamento e ha bisogno di una guida. Siamo di fronte a un leader politico di eccezionale valore. Al livello del Mahatma Gandhi. Oggi il faro è papa Francesco. Ed è l’ultima occasione per uscire dal buio di questo medioevo luccicante e tecnologico.

Commenti (2)

  1. Caro dr Mele, sarebbe interessante, oltre che eticamente serio, che prima,o durante, o dopo, di pubblicare simili interviste, deste la parola a qualcuno dei personaggi menzionati dalla signora che scrive il ‘libro’ (parola da usare sempre con cura). Io sono uno di questi. Se vi sembra intelligente e deontologicamente serio mandare in giro per il web questo materiale infamante, fate pure; se volete conoscere le realtà vere dei movimenti, parlateci, e leggeteli. Il resto è fumo, chiacchiere, voglia di creare casi a scopo di lucro (che poi neanche si fa, poiché alla gente queste faccende non interessano: lo diranno le vendite del “libro”). luigino bruni (prof ordinario di economia politica, lumsa, roma).

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