Il PD e L’Europa. Intervista a Gianni Pittella

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Il Congresso del PD si sta svolgendo in un clima di polemica tra i candidati. Diversi sono i punti di discussione, tra questi quello della collocazione europea. Ne parliamo con il deputato europeo Gianni Pittella, uno dei quattro candidati per  la carica di Segretario Nazionale.

Onorevole Pittella, lei si candida alla primarie per la Segreteria del Pd perché, tra l’altro, vuole dare una dimensione europea al suo Partito.  Qui si tocca uno snodo fondamentale dell’identità del PD. Ha creato non pochi problemi, tra i cattolici del PD, l’affermazione di Il PD è nato per rimodernare anche la politica europea (ovvero di allargare il campo progressista europeo) Insomma non lo trova un autogol per il PD?

Allargare il campo progressista europeo non solo non è un autogol, ma è un obiettivo fondamentale per un partito che vuole cambiare la politica economica di Bruxelles e creare gli Stati Uniti d’Europa. Ciò sarà possibile scegliendo di aderire al PSE per allargare i confini includendo nuove sensibilità politiche. Conosco molti cattolici che aderiscono al Pd e che, a differenza di Fioroni, condividono e sostengono questa mia impostazione

Sull’Europa soffia una tempesta di antieuropeismo, dalla Francia all’Ungheria. Qual è stato l’errore più grande commesso dall’Unione Europea compiuto in questi anni?

L’errore più grande è stato quello di scegliere una politica economica basata su vincoli di bilancio che sono apparsi più congeniali a salvaguardare l’economia tedesca, piuttosto che quella europea. Questo ha rafforzato nei singoli Paesi spinte populiste e xenofobe, tese a rinchiudersi nei propri confini e ad invocare l’obiettivo disastroso del ritorno alle monete nazionali.

Se lei fosse eletto Segretario cosa metterebbe al primo posto nell’agenda europea del suo partito?

La mia prima mossa da segretario del Pd in campo europeo sarebbe quella di esplicitare una nuova idea di patto di stabilità che coniughi rigore e crescita, che aiuti i Paesi come il nostro ad utilizzare i fondi strutturali europei e che costruisca rapporti economici stabili tra il Sud Europa e gli altri Paesi del Mediterraneo.

Lei e Cuperlo venite dalla stessa area di riferimento, la sinistra storica, cosa la differenza da Cuperlo?

Quello che mi divide di più da Cuperlo è l’idea di un partito romanocentrico, balcanizzato dalle correnti dei vari capi-bastone, incapace di decidere.

E su quale punto strategico si differenza da Matteo Renzi e Pippo Civati?

Da Renzi mi divide l’idea che in nome di un’indistinta società civile si possa fare a meno di un partito profondamente rinnovato, capace di dare voce ai territori.  Da Civati mi divide la sua idea antica e novecentesca della politica, che pensa di affrontare le nuove sfide sociali facendo l’occhiolino al ribellismo grillino.

Romano Prodi ha affermato che non parteciperà alle “PrimariE”. Un gran brutto colpo per il suo partito. Non pensa che fintanto che non si risolve quella enorme ferita dei 101 franchi tiratori non ci sarà pace per il suo partito? Cosa intende fare per sanare questa ferita?

La vicenda dei 101 franco tiratori contro Prodi è stata il prodotto più evidente di un partito dilaniato da correnti personalistiche, chiuso nelle segrete stanze romane, incapace di parlare alla luce del sole agli elettori. Per sanare quella ferita ora occorre aprire porte e finestre, ascoltare con umiltà quello che dice il popolo.

Veniamo al governo delle “larghe intese”. Come giudica l’operato di questa esperienza?

Il Governo delle larghe intese è la conseguenza, mai più ripetibile, di una sconfitta politica e di una pessima legge elettorale. Io sono contrario alle larghe intese e penso che bisognerebbe lavorare con rapidità ad una nuova legge elettorale che salvaguardi il bipolarismo e restituisca ai cittadini la capacità di scegliere i propri rappresentanti, per ritornare ad una normale dialettica tra centrosinistra e centrodestra.

Ultima domanda: Ci sono stati episodi gravi, che riguarda la correttezza del tesseramento, che hanno provocato sconcerto nella base e negli elettori. Il Timore e che le primarie siano un flop. Per lei è reale questo timore?

Quanto è accaduto sul tesseramento in alcune zone del Paese rappresenta la conseguenza di fenomeni di degenerazione politica che vanno individuati e puniti. Auspico che la partecipazione ai congressi di circolo ed alle primarie dell’8 dicembre sia così ampia da contribuire a questa operazione di pulizia, necessaria per il Pd. Io non ho mai detto che Cuperlo è il responsabile del gonfiamento delle tessere, come qualche giornale ha scritto … ho detto che i candidati ritenuti più forti hanno sostenitori nei territori che lo hanno fatto e che loro avrebbero dovuto denunciare l’anomalia.

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