La Chiesa estroversa di Papa Francesco. Una riflessione post-sinodale. Intervista a Francesco Antonio Grana.

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Quali problemi pongono alla Chiesa le conclusioni del Sinodo sulla famiglia? Come si svilupperà il dibattito nella comunità cristiana? Ne parliamo con Francesco Antonio Grana, vaticanista de Il fatto quotidiano

Francesco Grana, facciamo un breve bilancio dell’importante Sinodo sulla “famiglia” definito, giustamente, un “Sinodo-Concilio”. Che tipo di Chiesa ci consegna il Sinodo?

Una Chiesa in cammino, in uscita, aperta per usare tre immagini molto care a Papa Francesco. Un cammino, come ha sottolineato Bergoglio nel monumentale discorso con il quale ha chiuso i lavori del Sinodo, fatto anche di cadute, di incertezze e di tensioni. Questa è la sinodalità. Questa è la parresia, il parlare chiaro senza tabù che il Papa ha chiesto all’inizio dell’assemblea e che purtroppo a volte è stata esercitata fuori dall’aula sinodale con libri e interviste. È stato facile accusare noi giornalisti di aver creato dal nulla un “Sinodo dei media”, mentre invece siamo stati strumentalizzati da alcuni padri sinodali che non hanno avuto il coraggio di esprimere i loro pareri contrari alla presenza di Papa Francesco. Con un gesto molto significativo, al termine dell’assemblea, Bergoglio è venuto a salutare a uno a uno tutti i cronisti presenti fuori dall’aula e li ha ringraziati per il lavoro fatto nelle due settimane di discussioni. È molto significativo anche che il dibattito non finisce ma prosegue, proprio come in un vero concilio, con la terza tappa del Sinodo ordinario dei vescovi del 2015 sempre sul tema della famiglia.

Quali sono i punti fermi e quali quelli ancora da definire?

Il cammino è solo all’inizio e i punti fermi credo che siano molto pochi. Sicuramente c’è l’indissolubilità del matrimonio tra un uomo e una donna, il fine procreativo della coppia quindi il divieto dei metodi contraccettivi, la ferma opposizione all’equiparazione delle unioni gay al matrimonio. Da definire ci sono però due aspetti importantissimi che in questo Sinodo sono stati i temi più roventi del dibattito tra i vescovi: l’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati e una reale e maggiore accoglienza degli omosessuali nella Chiesa.

Nel Sinodo abbiamo assistito a una dialettica tra “conservatori” (quelli che Papa Francesco definisce “coloro che vogliono chiudere Dio nella lettera della legge”) e “riformatori”. Il risultato è stata la mediazione “alta” della “relatio” conclusiva. Resta in realtà che Papa Francesco è riuscito a vincere sugli isterismi “conservatori”. È così?

La mediazione del documento finale del Sinodo, la Relatio Synodi, è certamente al ribasso se prendiamo come punto di confronto la Relatio post disceptationem preparata dal relatore generale, il cardinale di Budapest Péter Erdö, sulla base della prima settimana di dibattito. Anche il messaggio finale è deludente da questo punto di vista: i toni sono molto freddi e duri e non compare mai la parola omosessuali. I “conservatori” hanno ostacolato un cammino che sembrava già abbastanza avanti e invece il dietrofront è molto evidente se si leggono i documenti sinodali senza nessuna miopia o pregiudiziale ideologica. I critici della linea Bergoglio si sono espressi con chiarezza nelle dieci relazioni dei circoli minori che hanno dato un forte stop alla relazione così “progressista” di Erdö. Papa Francesco, con il suo discorso conclusivo, ha segnato una tappa importante soprattutto quando ha sottolineato che il Pontefice e tutti i vescovi “hanno il compito e il dovere di custodire e di servire la Chiesa di Cristo non come padroni ma come servitori”. E in un altro passaggio altamente significativo Bergoglio ha affermato che il Papa “non è il signore supremo ma piuttosto il supremo servitore”, e che bisogna mettere da parte ogni “arbitrio personale, pur essendo, per volontà di Cristo stesso, il pastore e dottore supremo di tutti i fedeli e pur godendo della potestà ordinaria che è suprema, piena, immediata e universale nella Chiesa”. Tradotto vuol dire che alla fine decide il Papa perché il Sinodo, come lo ha voluto mezzo secolo fa il beato Paolo VI, è solo consultivo.

Quali sono stati i momenti di maggior tensione? È vero quello che riporta “Repubblica” che il fronte conservatore ha tentato di coinvolgere il Papa emerito contro Francesco?

Non amo rispondere degli scritti di altri colleghi. Posso solo dire che in ambienti vaticani non esiste riscontro di questa manovra. Certamente se ciò fosse avvenuto sarebbe molto grave per i cardinali e i vescovi che sono andati da Benedetto XVI con questo intento, ma Ratzinger è il primo “tifoso” di Papa Francesco. Certo i “sedevacantisti” o coloro che affermano che l’elezione di Bergoglio è “invalida e nulla” traggono molto ossigeno da queste ricostruzioni. Il rapporto affettuoso e leale tra Francesco e il “nonno saggio” Ratzinger è sotto gli occhi di tutti. La tensione si è respirata nell’aula del Sinodo soprattutto nella seconda e ultima settimana dopo la relazione del cardinale Erdö. Evidentemente a molti padri sinodali è mancato quel coraggio di fare un grande passo in avanti verso divorziati risposati e gay.

Come si svilupperà la dialettica “post-sinodale”?

Speriamo non in libreria come è avvenuto alla vigilia di questo Sinodo con una lotta a colpi di volumi scritti da autorevoli cardinali. Il documento finale, la Relatio Synodi, ora passerà al vaglio delle conferenze episcopali del mondo e poi, sempre a questo livello, sarà inviato dalla segreteria generale del Sinodo un nuovo questionario. A Roma il Papa vuole davvero capire cosa pensano i fedeli di tutto il mondo, vuole ascoltare le loro voci, le loro esperienze quotidiane, i loro problemi e le loro sofferenze per offrire risposte concrete e credibili nel tempo che stiamo vivendo, non in astratto.

Ultima domanda: in che misura l’opinione pubblica ha influenzato la maturazione del Sinodo?

Se il tema del Sinodo fosse stato diverso sicuramente non ci sarebbe stata l’immensa attenzione dell’opinione pubblica su temi che le stanno molto a cuore: unioni civili, divorziati risposati, omosessualità e contraccezione. Sono tematiche attuali e roventi che coinvolgono tutti gli uomini nella loro vita quotidiana ed è normale che le attese siano enormi. Ciò ha reso ancora più vivo e interessante il dibattito dei padri sinodali. Non è possibile parlare della sofferenza che vive una famiglia con un figlio disabile senza ascoltare direttamente i protagonisti. Non si possono creare teorie in laboratorio e poi pensare di farle applicare nella vita reale. Parliamo della vita, dei legami affettivi e del sesso. È fondamentale che l’opinione pubblica faccia sentire la propria voce e proprio per questo, con una decisione inedita, Papa Francesco ha voluto che prima del Sinodo fosse somministrato ai fedeli e non di tutto il mondo un questionario su questi temi. Bergoglio lo ha detto con estrema chiarezza: non bisogna cedere alla tentazione di trasformare il pane in pietra per scagliarla contro i peccatori, i deboli e i malati come un fardello insopportabile. “La Chiesa non ha paura di mangiare e di bere con le prostitute e i pubblicani. La Chiesa ha le porte spalancate per ricevere i bisognosi, i pentiti e non solo i giusti o coloro che credono di essere perfetti”.

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