Il Contratto è il nostro Patto di Fabbrica per Industry 4.0. Intervista a Marco Bentivogli

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bentivogli_marcoSabato scorso, dopo 13 mesi di una estenuante trattativa con Federmeccanica, i lavoratori del settore metalmeccanico hanno un contratto. L’intesa siglata dai sindacati di categoria, è stata definita, non senza ragioni, storica. Cerchiamo di capirne di più, in questa intervista, con un protagonista di questa trattaiva: Marco Bentivogli, Segretario Generale della FIM-Cisl.

Finalmente dopo 13 mesi, 1,6 milioni di lavoratori Metalmeccanici, hanno un contratto. Lei ha definito, il nuovo contratto, come il più difficile della storia. Perché? Non è un tantino enfatico?
Non era mai accaduto prima che si rinnovasse il contratto dei metalmeccanici in un contesto così complicato, in un settore che ha perso 300.000 posti di lavoro e con tante aziende ancora in crisi, in un quadro economico-finanziario contrassegnato dalla deflazione e con una controparte, Federmeccanica, che per oltre 10 mesi è rimasta marmorizzata sulla posizione di partenza, cioè di superare completamente il livello nazionale di contrattazione o comunque di arrivare a ridurre i livelli ad uno solo.
Siamo riusciti nell’impresa di convincere gli industriali che 1.600.000 metalmeccanici hanno bisogno di una cornice di regole e di strumenti che li tenga assieme e che contemporaneamente si diffonda la contrattazione di secondo livello e la partecipazione dei lavoratori nelle scelte strategiche delle imprese, attraverso i comitati consultivi di partecipazione.

Quali sono stati i momenti di maggior difficoltà? Quali erano i punti più problematici?
Senza dubbio la rigida posizione iniziale di Federmeccanica (di applicare il Contratto solo al 5% dei lavoratori e nella fase finale di riconoscere a tutti solo una quota (decrescente) dell’inflazione e sul sistema di inquadramento in particolare) è stata un grande ostacolo da superare, ma è servita per compattarci, anche se poi siamo riusciti ad andare oltre le divisioni e a fare importanti passi in avanti, insieme. Verso l’innovazione.

In cosa consiste la svolta, per così dire,  “culturale”  del nuovo contratto? 
Con questo contratto, si riapre la partita delle relazioni industriali del nostro Paese e può essere da stimolo anche per la discussione che si sta affrontando sul nuovo modello contrattuale.
E’ una svolta culturale che si affermi un’impostazione sindacale partecipativa ed autorevole nelle relazioni sindacali. Partecipazione è responsabilità reciproca, condivisione di scelte, anche organizzative, per valorizzare il contributo dei lavoratori e aumentare la produttività delle aziende.
Si superano tutte le ambiguità degli “anche” che dal ’93 avevano sovrapposto i due livelli contrattuali indebolendo entrambi. Lo dico anche per una categoria come la nostra che ha uno dei migliori gradi di copertura della contrattazione di secondo livello (il 37% delle aziende che occupano il 70% dei lavoratori della categoria). Ogni livello avrà un ruolo rinnovato e distinto.

Quali i punti più innovativi?
Oltre alla diffusione – già richiamata – della contrattazione di secondo livello e della partecipazione, i punti innovativi sono tanti e riguardano nuovi diritti o strumenti rinnovati e potenziati. La formazione diventa un diritto soggettivo del lavoratore, 24 ore nel triennio o un budget di 300 euro da spendere per aggiornare e rafforzare la propria professionalità; il welfare contrattuale diviene uno strumento importante per riconoscere risorse completamente detassate che potranno essere modulate a seconda dei bisogni dei lavoratori; inoltre costruiremo uno dei fondi di sanità integrativa più grandi d’Europa e abbiamo centrato l’obiettivo per per un nuovo sistema di inquadramento, quello attuale era fermo al 1973. Inoltre abbiamo rafforzato il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza e introdotto nuove modalità di conciliazione vita lavoro, con una attenzione particolare anche alle esigenze dei migranti.

Nel contratto c’è una svolta partecipativa e  una maggiore attenzione alla contrattazione di secondo livello. Temi antichi per la Fim-Cisl. La Fiom di Maurizio Landini vi ha seguito su questo terreno. Insomma inizia una nuova storia per il sindacato italiano?
Per tutta la Cisl, fin dal consiglio generale di Ladispoli del 1953, la contrattazione di secondo livello è il nostro faro, perchè – come dicevo prima – solo contrattando nelle singole aziende si può fare vera innovazione nei processi organizzativi e partecipativi. La ricchezza si distribuisce laddove viene generata, cioè in azienda.
Sarà anche in discontinuità ma non ci interessano le dietrologie. Landini, in questa occasione, ha dimostrato lungimiranza e coraggio. Insieme abbiamo saputo scrivere una pagina nuova, di unità che guarda la realtà in avanti, non dallo specchietto retrovisore.

Torniamo al contratto. Sono presenti anche strumenti di Welfare e di previdenza integrativa? C’è attenzione per i giovani lavoratori?
Sì, certo. Da tempo la FIM sta spingendo perchè il tema delle pensioni sia vissuto, dai giovani in particolari, non solo come un tema che riguarda principalmente chi o è già in pensione o ci sta andando. Abbiamo realizzato anche una ricerca sulle future pensioni di 500 giovani metalmeccanici, oggi poco più che ventenni; senza fare allarmismo, la loro pensione rischia di arrivare dopo 50 anni di lavoro, con importi che possono arrivare, se il percorso professionale è stato discontinuo, anche alla metà dell’ultimo stipendio. Ecco perchè abbiamo chiesto di rafforzare la diffusione e l’informazione sulla previdenza complementare e di incrementare il versamento da parte delle aziende dall’1,6% al 2%.
Per quanto riguarda il welfare, sono stati previsti importi importanti (100 euro nel 2017, 150 nel 2018 e 200 euro nel 2019), completamente detassati. Ricordo che, se lo stesso importo fosse stato erogato sotto forma di salario, a causa della tassazione, ne sarebbero arrivati solo 58 euro nelle tasche dei lavoratori, 85 euro nel caso di contrattazione aziendale.
A queste cifre si sommano i 156 euro della sanità integrativa, strumento sempre più importante per le lavoratrici e i lavoratori, totalmente a carico dell’azienda e rivolta anche ai familiari o ai conviventi a carico dei metalmeccanici.

Come si svilupperà la “road map” per l’approvazione del contratto?
Giovedì 1 dicembre abbiamo convocato l’assemblea nazionale FIM-FIOM-UILM per approvare l’ipotesi di accordo che poi sarà sottoposta alle lavoratrici e ai lavoratori nelle fabbriche, tramite consultazione certificata, il 19-20-21 dicembre.

In che misura questo contratto riuscirà a rendere competitivo il settore industriale italiano?
Per essere competitivo, il nostro settore industriale – oltre che di riforme – ha bisogno di puntare sull’innovazione. In questo contratto sono tanti gli strumenti e le leve che vanno in questa direzione: non esiste reale e concreta innovazione che non tenga conto del contributo dei lavoratori nei processi di lavoro e organizzativi.

La partita per i rinnovi contrattuali non è terminata (vedi pubblico impiego), adesso c’è il referendum costituzionale. Avere una continuità governativa è interesse del Sindacato. Cosa dovrebbe fare Renzi se non riuscisse a vincere il referendum?
Ci sono ancora 10 milioni di lavoratrici e di lavoratori senza contratto, dai tessili ai ferrovieri, insegnanti, dipendenti pubblici, assicuratori, lavoratori della distribuzione. La FIM sarà al loro fianco per sostenere le loro richieste. Senza dubbio questo Paese avrebbe bisogno di stabilità, negli ultimi 70 anni si sono succeduti ben 63 Governi, a fronte dei 24 della Germania o dei 20 del Regno Unito ad esempio e questa instabilità ha reso impossibile fare quelle riforme che avrebbero sbloccato il Paese e rilanciato l’economia. Ma non voglio mescolare le carte, lo fanno già in tanti. Non voglio parlare di contratto e Referendum assieme perché sono due cose diverse e noi abbiamo trattato con Federmeccanica e Assistal, non con il Governo.
E in questa occasione i metalmeccanici, con idee e coraggio, hanno saputo superare le divisioni, facendo tutti un passo avanti, insieme.

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