ANTISEMITISMO IN EUROPA E STAMPA EUROPEA. INTERVISTA A UGO VOLLI

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Ugo Volli (Belen Sivori/LaPresse)

Ugo Volli (Belen Sivori/LaPresse)

Tira una brutta aria in Europa. L’ascesa dei movimenti populisti, anti UE e anti establishment, porta con se molteplici pericoli. Non solo sul piano della tenuta del “sogno Europeo”, ma anche di una probabile rinascita dell’antisemitismo. Quale ruolo gioca la stampa europea nella denuncia? E’ all’altezza? Ne parliamo con Ugo Volli. Volli è un Filosofo della Comunicazione ed esperto di Semiologia. Svolge una grande attività di collaborazione con diverse testate. Scrive di ebraismo e di medio oriente su Pagine Ebraiche, Moked e Informazione Corretta oltre a recensire libri su Bollettino della Comunità ebraica di Milano Mosaico. Sul Sito “Informazione Corretta” fa una attività di monitoraggio sulla stampa europea e italiana per assicurare una corretta informazione su Israele.

Professore Può farci un quadro europeo, ovvero dove, secondo lei, è maggiore il pericolo di questa rinascita?

Oggi quel che appare più pericoloso non è l’antisemitismo tradizionale, avvolto nella macabra liturgia nazista, e nemmeno il tradizionale antigiudaismo cristiano. Essi sopravvivono, ma in forma grottesca e senza presa politica. Quel che preoccupa davvero è l’antisemitismo di matrice islamista, quello che spesso si traveste da antisionismo e gode di appoggi anche all’estrema sinistra. I bambini uccisi a Tolosa, le stragi del museo ebraico di Bruxelles e del supermercato kasher di Parigi, le minacce e  le violenze subite dagli ebrei in Norvegia e in altri paesi nordici vengono tutti da questa direzione.

Lei denuncia l’antisemitismo di stampo islamista (ovvero il radicalismo islamista). Le chiedo: e nei partiti di estrema destra europei (ad esempio il Front National oppure il partito liberalnazionale austriaco) non vede questo pericolo? 

In certi casi il pericolo di una deriva antisemita da parte di partiti etichettati come “populisti” esiste; in altri no, come in Olanda dove la matrice del movimento di Theo Vang Gog, Ayaan Hirsi e oggi Geert Wilders è certamente liberale. In altri casi il dubbio è più legittimo. E’ interessante però che sia in Francia, sia in Austria sia in Germania i partiti di opposizione di destra che recentemente hanno avuto grande successo abbiano esplicitamente ripudiato le ideologie antidemocratiche e antisemite che stanno nel passato di alcuni loro dirigenti, spingendosi a dichiarare il loro appoggio per lo stato di Israele. Ci si può chiedere naturalmente se queste prese di posizione non siano dovute a calcoli elettorali; ma in Italia abbiamo conosciuto un caso del genere, con le dichiarazioni di Gianfranco Fini sulle persecuzioni razziali come “male assoluto”; Ormai è passata una dozzina d’anni, e né Fini né i suoi eredi sono tornati indietro rispetto a queste prese di posizioni. Ci sono ancora degli antisemiti di estrema destra, ma sono una sparuta minoranza. In generale si può dire che la nascita di movimenti di destra che dichiarano di rispettare la democrazia e di rifiutare l’ideologia nazifascista e l’antisemitismo costituisce un allargamento dell’area democratica, importante nel momento in cui vi è una forte domanda politica da parte dell’elettorato per posizioni che si oppongano all’immigrazione selvaggia e alla denazionalizzazione. Comunque la si pensi su questo tema, è chiaramente molto meglio se queste posizioni sono rappresentate da partiti che sentono l’obbligo di dichiararsi democratici e non razzisti. Personalmente credo che sia opportuna un’apertura di fiducia nei confronti di queste forze. Un’apertura critica , ma un’apertura

Per l’Italia vede questo rischio di rinascita dell’antisemitismo?

Sono state segnalate minacce gravi, vi è stato qualche episodio concreto di attentati preparati, pestaggi, intimidazioni, tutti provenienti dalla matrice islamista. Oggi in Italia per fortuna tutte le sinagoghe, le scuole, i musei, le case di riposo sono vigilate dalle Forze dell’Ordine. Noi ebrei siamo grati allo Stato Italiano e ai militari che rischiano la vita per difenderci. Ma è normale che per andare a scuola, a pregare, a visitare un museo sia necessario superare scorte armate, metal detector, porte blindate? Già questo è un segno terribile della forza ancora attuale dell’antisemitismo omicida. Gli ebrei vivono in Italia da più di 2000 anni, hanno dato un contributo importante alla cultura nazionale, all’economia, all’arte e alla scienza. Hanno in genere un ottimo rapporto con l’Italia, che amano profondamente. Sanno di essere stati per lo più trattati da quel che sono, cittadini attivi e bene integrati. Ricordano però anche le eccezioni, il tradimento del ‘38, certe contestazioni violente da parte dell’estrema sinistra. E devono purtroppo pensare che nella situazione attuale  vi siano nuovi rischi, che vengono da movimenti e forze che non coincidono necessariamente coi carnefici del passato

Non sempre la stampa europea è all’altezza nella denuncia relativa al suddetto crescente antisemitismo. Quali testate si distinguono nel segnalare questo pericolo? 

La stampa europea in genere tende a occultare i rischi connessi all’immigrazione e l’antisemitismo. Spesso si mette alla testa della campagne contro Israele e attizza in maniera più o meno consapevole l’antisemitismo. Ricordo l’ignobile campagna del giornale svedese Aftonbladet che sostenne che l’esercito israeliano uccideva i palestinesi per far commercio dei loro organi. Non c’era nessuna prova, anzi la falsità era assoluta ed evidente, ma dietro si evocava la secolare calunnia del sangue per cui gli ebrei ucciderebbero i bambini cristiani per impastarvi il pane azzimo della Pasqua. E’ un caso estremo, ma non è isolato.

Come giudica la stampa italiana su questo fronte?

E’ come quella europea, certamente non migliore. Alla campagna contro Israele partecipano i giornali cattolici come Avvenire e Osservatore Romano, l’organo della confindustria Sole 24 ore e naturalmente i giornali di estrema sinistra come Il Manifesto. E’ molto difficile fare arrivare al pubblico notizie importanti che non rientrano nella linea anti-israeliana della stampa. Basta pensare all’abitudine di descrivere il governo israeliano come “di Tel Aviv”, anche se governo, parlamento, corte suprema, ministeri, partiti di Israele risiedono tutti a Gerusalemme, fin dal 1949. Al di là di qualunque dissenso sui confini di Israele, al di là di qualunque desiderio nobile o assassino,  di fatto le cose stanno  così, ma i giornali continuano a parlare di “governo di Tel Aviv”. E’ come se qualche clericale che non è d’accordo sulla fine dello Stato della Chiesa parlasse dell’Italia usando la locuzione “il governo di Firenze”

Il suo giudizio su Avvenire e Osservatore Romano, è duro. Francamente non posso condividerlo. Se penso al grande cammino della Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II, alle visite dei Papi alle Sinagoghe (Giovanni-Paolo II, Benedetto XVI e da ultimo Papa Francesco). Può spiegare le ragioni del suo giudizio?

Bisogna distinguere fra la posizione della Chiesa e in particolare dei grandi pontefici che lei ha citato, dal lavoro giornalistico di organi di stampa che pure sono di proprietà della Cei o del Vaticano. Purtroppo di fatto questi giornali perseguono su Israele un atteggiamento di evidente antipatia e spesso di informazione parziale e pregiudizievole, anche se l’atteggiamento verso la religione ebraica e i suoi esponenti è per lo più positivo. C’è un problema in questa differenza, che va attribuito da un lato a un’antica diffidenza teologica verso uno stato del popolo che si è conservato nei secoli proprio perché ha rifiutato la conversione che gli si chiedeva; dall’altro a un certo terzomondismo erede della teologia della liberazione che ha molto corso oggi nella chiesa; dall’altro ancora a un malinteso realismo politico. Fatto sta che la ricostruzione dei fatti che si legge sotto queste testate rispecchia quasi sempre posizioni filo-arabe e antisraeliane; il terrorismo palestinese è messo in secondo piano e le reazioni israeliane sono enfatizzate, mai si rileva che il solo stato di tutto il Medio Oriente in cui il culto cristiano è libero e senza pericolo e di conseguenza i fedeli sono in crescita è proprio Israele. Io spero che prima o poi gli intellettuali cattolici che si occupano di comunicazione si rendano conto che non solo vi deve essere una relazione naturale di amicizia, oggi finalmente sottratta ai risentimenti antichi, fra la Chiesa e gli ebrei, ma che lo stesso deve avvenire con lo Stato di Israele.

Parliamo dell’antisionismo, che a me pare l’altra faccia della medaglia,  ovvero una forma di antisemitismo occultato. In che misura la legittima critica delle scelte di qualunque governo d’Israele da parte di chicchessia diventa antisionismo?

E’ banale dirlo. La differenza sta fra l’opposizione al governo, certamente legittima e che nella democrazia israeliana ha largo spazio giornalistico e parlamentare, e la volontà di distruggere lo stato e magari il popolo ebraico. In concreto un celebre oppositore sovietico, fuggito a suo tempo in Israele, Natan Sharansky, ha proposto il criterio delle “tre D”. Sono antisioniste e quindi antisemite le posizioni che demonizzano Israele dandone un ritratto violentemente negativo, come fanno coloro che parlano di “nuovo nazismo” o di “Lager a cielo aperto” per Gaza; e ancora le posizioni  che delegittimano lo stato nazione del popolo ebraico, lasciando intendere che non dovrebbe esistere, essendo il frutto di un “peccato originale” da smontare o cose del genere. E infine le posizioni che applicano un doppio standard, condannando Israele per scelte che sono accettate altrove, come la difesa dal terrorismo o la richiesta a organizzazioni finanziate da governi stranieri di dichiararsi come tali.

Dove vede la  maggior concentrazione di antisionismo/antisemitismo in Italia?

Purtroppo oggi a sinistra. Vi sono personaggi come D’Alema, De Magistris e anche molti esponenti del movimento 5 stelle che non perdono occasione per esibire violenta antipatia nei confronti di Israele e solidarietà al terrorismo, e che spesso  estendono la loro inimicizia agli ebrei in genere. Un caso particolarmente doloroso è quello dell’Anpi, che negli ultimi anni ha escluso da molte manifestazioni per il 25 aprile la “Brigata ebraica” che combatté per liberare l’Italia dal nazismo, per non dispiacere ai filopalestinesi. Non è una posizione isolata in Europa. Vi sono posti, soprattutto nei paesi nordici, dove gli ebrei sono esclusi anche dalla celebrazione della memoria della Shoà, sempre in odio a Israele.

Quali strumenti possono essere usati per combattere l’antisionismo/antisemitismo ? 

Bisogna continuare a spiegare come stanno le cose, a smascherare le menzogne e i trucchi che si usano per combattere e delegittimare il mondo ebraico, come la recente delibera dell’Unesco che ha preteso di considerare il Monte del Tempio, lo spazio centrale della storia ebraica da tremila anni, e anche il luogo di molta predicazione di Gesù, come un monumento puramente musulmano da sempre e per sempre. Peccato che gli arabi abbiano conquistato con le armi e islamizzato a forza Gerusalemme solo sette secoli dopo la vita di Gesù e una ventina dopo le prime tracce ebraiche nella regione. Non bisogna rassegnarsi a subire le discriminazioni. Bisogna contrastare giorno per giorno una propaganda antisionista che è quotidiana. Io personalmente mi sforzo di farlo innanzitutto in rete, con una rubrica quotidiana sul sito “Informazione Corretta”.

La comunità ebraica si sente oggi sicura in Italia?

Come ho detto sopra, c’è una buona sicurezza, dovuta anche alla sorveglianza delle forze dell’ordine e alla solidarietà della popolazione. Ma i rischi non mancano. Gli ebrei ricordano non solo le deportazioni naziste del ‘43-45, ma anche gli attentati palestinesi, alcuni dei quali mortali, come quello al Tempio centrale di Roma e all’aeroporto di Fiumicino.

Lei, sulla sua pelle, o analogamente suoi amici ebrei, ha avuto  diretta esperienza di episodi antiebraici? 

Preferisco non parlare della mia esperienza per non personalizzare il discorso. Basti dire che non c’è ebreo in Italia che non debba fare i conti prima o poi con i problemi derivanti dalla sua identità. Per fortuna, lo ripeto, di questi tempi non è accaduto a noi niente di grave. Possiamo solo sperare che continui così.

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