Il sindacato nel nuovo scenario politico. Intervista a Giuseppe Sabella

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(ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Nel nuovo scenario politico, in cui la forza di Lega e M5S è decisiva, la politica economica e sociale pare al centro delle attenzioni. Il sindacato è, ovviamente, tutt’altro che disinteressato al rapporto con la politica.

Ne abbiamo parlato con Giuseppe Sabella, direttore di Think-in, think tank che domani in collaborazione con la Uilm a Milano – presente anche il segretario generale Rocco Palombella – promuove una tavola rotonda su Industria 4.0 presenti Confindustria (P. Albini), Cgil (F. Martini), Cisl (G. Petteni) e Uil (T. Bocchi).

SABELLA, la situazione politica pare molto complicata visto che nessuna forza politica ha la maggioranza. Come può finire questa situazione?

Ciò che appare è un continuo tiro alla fune tra Lega e M5S per la Presidenza del Consiglio. Ma non credo che nè Salvini e nè Di Maio saranno a capo del prossimo governo. Lega e M5S hanno reciprocamente bisogno l’uno dell’altro. E io credo che Salvini e Di Maio lo sanno bene. Dalla loro intesa hanno da guadagnare entrambi: la Lega può egemonizzare il centrodestra e il M5S può erodere voti al Pd. Gestire bene questa situazione significa presentarsi nel modo giusto alle prossime elezioni, che potrebbero non essere tra cinque anni ma prima.

Lega e M5S sono molto diversi nella loro base, il primo oltretutto è espressione di una visione autonomista del nord, il secondo del mezzogiorno. Come possono trovarsi d’accordo?

Sono molto diversi, è vero. Ma hanno anche molte cose in comune e soprattutto l’occasione che hanno davanti è troppo grande per farsela scappare. Possono trovarsi d’accordo innanzitutto sul nome del Presidente del Consiglio. Giuliano Ferrara ha fatto il nome di Gian Maria Flick: penso che sia un’ipotesi tutt’altro che remota. Un profilo di questa statura potrebbe metterli d’accordo, così da lavorare su un programma di massima. E, forse, è la volta buona che affrontiamo la questione meridionale: ciò vuol dire investire su industria e turismo per esempio, cosa che non credo dispiaccia nemmeno alla Lega di Salvini.

Il sindacato come si pone nei confronti della politica emergente? Sia Salvini che Di Maio, tra l’altro, spesso si sono lasciati andare a dichiarazioni tutt’altro che lusinghiere sul sindacato…

Al di là delle schermaglie, che anche il governo Renzi ha avuto col sindacato, non credo che si possa superare la rappresentanza sociale. Certo, un esecutivo deciso in materia di lavoro di lavoro può mettere in difficoltà le organizzazioni sindacali, le può stressare, ma non credo si possa pensare di azzerarne il potere. E che nessuno lo pensi… Detto questo, secondo me il sindacato ha chiaro che il governo che viene farà qualche manovra economica più espansiva di quelle che abbiamo visto sino ad oggi. Quindi, aspetta alla finestra. E senza pregiudizi…

Nemmeno la Cgil? E che cosa aspettarsi dal nuovo governo?

La Cgil è forse in questo momento quella che più vede opportunità in questo governo. È chiaro che il peso del M5S molto orienterà le scelte della politica economica in senso sociale. Lo stesso dicasi di ciò che Salvini vuole fare. Il possibile punto di incontro tra Lega e M5S è proprio su questo terreno e può trovare un buon consenso tra le parti.

Ci spieghi meglio…

Sia la Lega, con la FlatTax, che il M5S, con il di cittadinanza, si sono proposti anche per migliorare la condizione sociale di chi li ha votati. Ora, qualcuno obietterà che non ci sono i soldi per FlatTax e rdc. Vero, ma fino a un certo punto. Per esempio, si può rafforzare il già esistente reddito di inclusione e cambiargli il nome. E questo potrebbe essere ciò che il M5S restituirà alla sua base. Si può, e si deve io dico, fare una riforma fiscale: se non sarà FlatTax poco importa, ma le possibilità ci sono. Lo ha fatto anche Rajoy in Spagna nel 2014, il costo della riforma fiscale per le casse dello Stato in due anni viene ripagato da consumi e occupazione che crescono. L’Europa, come già successo nel caso della Spagna, ti permette di sforare anche il tetto del 3%: bisogna però impegnarsi con riforme strutturali e, soprattutto, controllo della spesa. Lo vorranno fare Salvini e Di Maio?

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