HIT Show, la fiera italiana delle “armi comuni”. Intervista a Piergiulio Biatta

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Un minore a HIT Show maneggia le pistole in esposizione

 

Si è da poco concluso “HIT SHOW” (11-13 febbraio), la manifestazione dedicata alla caccia, al tiro sportivo e alla “individual protection” che da tre anni si tiene presso la fiera di Vicenza. I promotori dell’evento hanno comunicato i numeri del successo: quasi 40mila visitatori, buyers da 14 paesi, un aumento del 17% del numero di brand, superficie espositiva ampliata sino a 37.500 metri quadri. Ma a far notizia sono state soprattutto le polemiche riguardo all’ingresso dei minori, sulle armi esposte e le attività che si svolgono in fiera. Ne parliamo, in questa intervista, con Piergiulio Biatta, presidente dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di sicurezza e difesa (OPAL) di Brescia.

Già prima dell’apertura del salone fieristico vi sono state diverse critiche nei confronti di HIT Show: che cosa è successo?

La settimana prima dell’inizio dell’evento, il sito ufficiale di HIT Show riportava chiaramente il divieto di ingresso ai minori di 14 anni: divieto che era esplicitato anche nel “Regolamento del visitatore” e all’atto d’acquisto online dei biglietti. Una importante novità rispetto alle due edizioni precedenti nelle quali era invece possibile l’ingresso a tutti i minori purché accompagnati da un adulto. La novità non era certo frutto del caso: si presentava, infatti, come un parziale accoglimento delle proposte fatte da numerose associazioni nazionali e vicentine, tra cui il nostro Osservatorio e la Rete italiana per il disarmo, che negli anni scorsi avevano sottoposto all’attenzione dei promotori di HIT Show e all’Amministrazione comunale di Vicenza una serie di criticità riguardo alla manifestazione fieristica: tra l’altro, questa importante novità era stata comunicata anche all’Amministrazione comunale di Vicenza. Apriti cielo! E’ bastato quell’annuncio a scatenare le proteste di alcuni politici veneti e di qualche associazione di cacciatori e di “appassionati di armi” che hanno addirittura sventagliato l’idea di ritirare il loro stand dalla fiera e diffuso messaggi invitando a disertare la fiera. Ma ancor più incredibile è stata la riposta di HIT Show: nel giro di poche ore di un sabato sera, i promotori della fiera non solo hanno fatto marcia indietro ma, come se nulla fosse successo, hanno comunicato che quel divieto era da attribuirsi ad «un equivoco dovuto ad uno spiacevole refuso». Una spiegazione patetica ed inaccettabile per chi è a conoscenza dei fatti.

Quali sono le criticità che rilevate nella fiera HIT Show?

HIT Show si distingue nel panorama dei saloni espositivi di “armi comuni” che si tengono nei paesi dell’Unione europea – e ci limitiamo a questi perché credo che nessuno sia disposto ad accettare raffronti con le fiere di armi negli Stati Uniti o nei paesi extracomunitari – per alcune caratteristiche che lo rendono un evento peculiare e anomalo. Innanzitutto è l’unica manifestazione fieristica nell’UE in cui vengono esposti tutti i tipi di “armi comuni” (per la difesa personale, per forze dell’ordine e private securities, per il tiro sportivo, per le attività venatorie, per collezionismo, repliche di armi antiche, ecc., cioè di fatto tutte le armi tranne quelle propriamente definite “da guerra”) alla quale è consentito l’accesso ai minori. Una notevole differenza rispetto, ad esempio, al maggiore salone europeo “IWA Outdoor Classic” di Norimberga dove, seppur siano esposte le stesse tipologie di armi, l’accesso è permesso solo agli operatori accreditati ed è esplicitamente vietato ai minorenni. In alcune fiere dei paesi UE è permesso l’ingresso ai minori, purché accompagnati, ma si tratta di fiere tematiche (per la caccia, per il tiro sportivo, per attività ricreative, ecc.) che non espongono tutto l’armamentario che si può trovare a HIT Show. Non solo: a HIT Show non vi è alcun esplicito divieto per gli espositori a raccogliere firme per petizioni, campagne e raccolte fondi per ogni tipo di iniziativa: e, si noti, tra gli espositori figuravano anche alcune associazioni che promuovono campagne per modificare le leggi sulla legittima difesa, per ampliare le condizioni per il porto d’armi e che incoraggiano a detenere armi per la difesa personale. Ancor di più: vi è un “espresso divieto” ai minori di maneggiare le armi esposte, ma a dover vigilare sono gli accompagnatori e non c’è alcuna sanzione per le violazioni. Succede perciò – come hanno chiaramente mostrato le foto di alcuni giornali locali e le immagini di trasmissioni televisive nazionali, che i minori imbraccino armi di ogni tipo pressoché indisturbati.

E quindi qual è la vostra opinione riguardo a HIT Show?

Tutte le attività che ho segnalato non appartengono ad una fiera di tipo espositivo e commerciale che – come affermano gli stessi promotori – ha una propensione al “business to business”, cioè agli affari tra aziende, e che intende promuovere il business match tra aziende e operatori del settore. Sono chiaramente iniziative di propaganda non solo per alcune attività venatorie o sportive tradizionali, ma soprattutto a favore di leggi e norme e, pertanto, hanno una precisa connotazione e rilevanza culturale, sociale e anche politica. Per questo – come abbiamo scritto nel comunicato che abbiamo promosso insieme a Rete Disarmo e 26 associazioni vicentine – riteniamo che «in assenza di un’approfondita riflessione culturale e, soprattutto, di una precisa regolamentazione dell’evento fieristico, HIT Show si sta rendendo protagonista di un’operazione ideologico-culturale e, stando agli ultimi sviluppi, persino politica che è in atto nel nostro paese per incentivare la diffusione delle armi». Riteniamo che questa operazione non possa essere sottaciuta, ma anzi vada biasimata, soprattutto perché è sostenuta da Italian Exhibition Group, una società per azioni che annovera tra i suoi azionisti diversi enti pubblici tra cui il Comune e la Provincia di Vicenza e la Regione Emilia-Romagna. In proposito voglio ricordare che già da mesi abbiamo inviato all’Amministrazione comunale di Vicenza, su esplicita richiesta, una serie di proposte volte a definire un’effettiva assunzione di responsabilità etica e sociale della manifestazione fieristica e per regolamentare con precisione e trasparenza le attività che si svolgono in fiera. Siamo ancora in attesa di una risposta.

Ma a HIT Show erano esposte anche armi da guerra?

Dipende cosa si intende per armi da guerra. Se ci si riferisce alle armi di tipo militare che vengono prodotte per esclusivo impiego da parte delle forze armate, credo che – a parte qualche arma da collezione o qualche replica – non fossero esposte in fiera. Se, invece, con armi da guerra intendiamo le armi con cui di fatto si fanno le guerre credo che ce ne fosse più d’una. Le faccio un esempio. La Beretta ha presentato in anteprima nazionale proprio a HIT Show la pistola semiautomatica APX. Si tratta dell’arma progettata specificamente dall’azienda bresciana per l’esercito degli Stati Uniti. Dobbiamo considerarla un’arma da guerra o una semplice “arma comune” visto che come tale sarà venduta in Italia? Come vede lo spartiacque è alquanto sottile e ambiguo e spesso non dipende solamente dalle caratteristiche dell’arma ma dal mercato di destinazione di un’arma: mercato che, tra l’altro, non si differenzia solo tra militare e civile, ma comprende un ampio e variegato mondo fatto di forze di polizia, corpi di sicurezza e di private securites, tiratori scelti, vigilantes, ecc. Che spesso non sono dei militari, ma che come abbiamo visto nella storia recente anche dei Balcani, sono prontissimi a diventarlo e soprattutto ad ingaggiare azioni di guerra.

A proposito della Beretta APX: dopo 32 anni l’azienda ha perso il contratto per la fornitura di pistole all’esercito degli Stati Uniti. Alcuni commentatori lo hanno messo in relazione con le politiche di stampo protezionistico promosse dal neo presidente Trump. Lei cosa ne pensa?

Si tratta della gara che ha reso famosa in tutto il mondo l’azienda bresciana che nel 1985, con la FS 92 parabellum denominata M9, vinse appunto il contratto per la fornitura all’esercito. Contratto che venne ripetutamente rinnovato e che ha fatto da apripista per le forniture ai Marines, alla Guardia costiera e alle forze di polizia di diverse municipalità americane. La gara stavolta presentava caratteristiche tecniche molto precise e diversi competitors per un contratto di 580 milioni di dollari che, oltre alla fornitura di pistole, comprendeva anche gli accessori e le munizioni. E’ stato vinto dalla P320 prodotta dall’azienda della svizzero-tedesca Sig Sauer. Un brutto colpo per l’azienda bresciana che – a detta del presidente Franco Gussalli Beretta – aveva comunque preventivato la possibilità di un avvicendamento se non altro per una comprensibile logica di alternanza. Considerando che la P320 sarà prodotta nello stabilimento Sig Sauer nel New Hampshire qualcuno ha appunto parlato di “effetto Trump”. Difficile crederlo, sia perché anche la Beretta ha un suo stabilimento negli Stati Uniti, sia soprattutto perché la decisione è stata presa prima dell’insediamento di Trump. Ma, se proprio vogliamo metterla in politica, penso che si dovrebbe guardare con maggior attenzione all’amministrazione Obama a cui non hanno certo fatto piacere le esternazioni del patron Ugo Gussalli Beretta contro alcune iniziative, come quelle promosse qualche anno fa dal governatore del Maryland, per introdurre maggiori controlli sulla detenzione di armi. Controlli e leggi che Obama, a fronte delle numerose stragi di civili innocenti, ha cercato con ogni mezzo di sostenere. Trovandosi a sbattere contro il muro della potente lobby delle armi. A cui si ispirano alcune delle associazioni presenti a HIT Show.

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