“Le accuse di Müller? Il Papa se la ride” . Intervista a Francesco Antonio Grana

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La clamorosa uscita, pubblicata ieri dal “Corriere della Sera”, del cardinale Müller, ex Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, che sferra un duro attacco a Papa Francesco sta facendo discutere l’opinione pubblica. Ne parliamo con Francesco Antonio Grana, vaticanista del ilfattoquotidiano.it, che ha appena pubblicato il libro dal titolo “Sedevacantisti”. Un libro importante per chi vuole saperne di più sull’attuale conflitto interno alla Chiesa Cattolica.

Francesco Grana, nel tuo libro, dal titolo assai forte “Sedevacantisti”, analizzi gli anni di pontificato di Papa Francesco. Anni in cui la rivoluzione evangelica di Bergoglio ha trovato molti ostacoli e anche una opposizione, minoritaria sicuramente, ma molto rumorosa. Il cardinale Müller, ex prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, attraverso un colloquio, uscito ieri,  con il Corriere della Sera, ha mandato un “pizzino” (così lo ha definito, esagerando, l’Huffington Post) al Papa. Müller afferma, tra l’altro, che un gruppo di vescovi conservatori e progressisti (una sorta di Grosse Koalition) lo vogliono alla guida di un gruppo contro il Papa. Ovviamente  Müller rifiuta tutto questo e rinnova fedeltà al Papa. Tu stesso ne parli nel tuo libro dei rapporti non idilliaci tra Müller e Bergoglio. Il porporato tedesco fa anche altre affermazioni, assai pesanti, ne parleremo subito dopo. Come va interpretata questa intervista di Müller? Dall’intervista traspare una grande amarezza per come è stato trattato dal Papa. Qual sono le ragioni di questo dissidio con il Papa?

Spero che questa intervista non sia davvero un “pizzino” di Müller al Papa. Sarebbe gettare fango sulla porpora che indossa e che gli ha dato proprio Francesco. Dire che un gruppo di tradizionalisti, ma anche di progressisti lo vuole a capo di una fronda anti Bergoglio è già scendere in campo e dichiarare la sua disponibilità a ricoprire un ruolo che finora aveva svolto, in maniera inefficace secondo i nemici del Papa, il cardinale Burke. Bisogna cambiare leader e trovarne uno più autorevole e credibile e Müller, agli occhi degli oppositori papali, ha il curriculum giusto. Con la sua intervista il porporato non fa che dimostrare che i nemici  del Papa hanno ragione e che hanno puntato sul cavallo giusto. Non si può parlare di unità nella Chiesa, di comunione col Papa, e poi puntargli il dito pubblicamente con una reprimenda durissima. Certamente nell’intervista traspare la grande amarezza di Müller per essere stato licenziato da Francesco dalla guida della Congregazione per la dottrina della fede, ma ciò non può giustificare o addirittura assolvere il comportamento del cardinale nei confronti del Papa. Quali sono le ragioni del dissidio? Conosciamo, per esempio, il durissimo attacco che Marie Collins, l’ex vittima irlandese della pedofilia del clero, ha fatto contro il porporato. La Collins, che era stata nominata da Francesco tra i membri della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, si è dimessa puntando il dito proprio contro Müller e accusandolo di aver continuato a insabbiare i casi di pedofilia dei sacerdoti. Il Papa solo sa se questo e altri motivi lo hanno spinto a non rinnovare l’incarico a Müller alla fine del quinquennio. Ciò che è sicuro è che il giudizio di Francesco sull’operato del cardinale è stato negativo, altrimenti non lo avrebbe licenziato.

C’è un’altra affermazione di Müller che colpisce ed è questa: “Le autorità della Chiesa, però, devono ascoltare chi ha delle domande serie o dei reclami giusti; non ignorarlo o, peggio, umiliarlo. Altrimenti, senza volerlo, può aumentare il rischio di una lenta separazione che potrebbe sfociare in uno scisma di una parte del mondo cattolico, disorientato e deluso. La storia dello scisma protestante di Martin Lutero di cinquecento anni fa dovrebbe insegnarci soprattutto quali sbagli evitare”. Sappiamo bene a cosa si riferisce il cardinale: ai famosi “dubia” sul documento “Amoris laetitia” e sulla sua apertura alla comunione, attraverso un percorso di discernimento, ai divorziati e risposati. Ti chiedo: ma davvero nella Chiesa c’è tutto questo disorientamento?

 

Premetto una cosa: Müller, almeno pubblicamente, ha sempre difeso l’Amoris laetitia affermando che rispetta pienamente il magistero della Chiesa. Forse pensava che bastasse questa difesa, per così dire, d’ufficio per garantirsi la fiducia del Papa. Ma si è dovuto ricredere. Francesco non ama gli adulatori. Le posizioni di Müller su tantissimi temi teologici stonano con le aperture che Bergoglio, dopo un cammino sinodale di due anni, fa nella sua esortazione. Mi sembra a dir poco ridicolo che si parli ancora dei “dubia”. Francesco risponde ogni giorno nelle omelie che pronuncia durante la sua messa mattutina nella cappella di Casa Santa Marta. Non di radio, infatti, il Papa attacca coloro che sono rigidi come i farisei nell’applicazione della legge e non conoscono la misericordia. Francesco ha indetto un Giubileo straordinario della misericordia che mi sembra la migliore risposta ai “dubia”. Se uno è sordo non è certo colpa di Bergoglio. Disorientamento nella Chiesa? Non credo. Chi cerca di alimentarlo è già fuori della Chiesa e lo fa solo per colpire il Papa. Si poteva dire lo stesso del pontificato di san Giovanni XXIII quando Roncalli annunciò la volontà di indire il Concilio Ecumenico Vaticano II. Ma senza quell’evento oggi la Chiesa cattolica molto probabilmente sarebbe quasi scomparsa.

Infine c’è un passaggio in cui Müller afferma che bisogna superare la visione della Chiesa come “ospedale da campo”. E auspica un magistero alla Steve Jobs, ovvero un magistero che sia capace di dare una visione forte alla società. Una critica non da poco sia a Francesco che ai suoi collaboratori. Non ti fa impressione tutto questo?

Lui afferma che “oggi avremmo bisogno più di una Silicon Valley della Chiesa. Dovremmo essere gli Steve Jobs della fede, e trasmettere una visione forte in termini di valori morali e culturali e di verità spirituali e teologiche”. Ho riso non poco leggendo questa metafora perché francamente non mi sembra appartenga tanto al lessico del cardinale Müller. Ovviamente mi sbaglio visto che l’ha pronunciata lui. Se il cardinale vuole la Chiesa del Sant’Uffizio con le scomuniche e i roghi ha sbagliato secolo. Credo che Francesco stia testimoniando al mondo, e non solo al cattolicesimo, i grandi valori morali e culturali e le grandi verità di fede di cui il cristianesimo è depositario da duemila anni. Pensiamo soltanto alla drammatica emergenza dei profughi e agli appelli costanti del Papa sempre accompagnati da gesti forti ed eloquenti.

Questo di Müller è certamente l’ultimo di una serie di episodi, e tu nel tuo libro ne parli approfonditamente, di critiche che in questi, ormai, quasi cinque anni di pontificato hanno investito Jorge Mario Bergoglio. Ti chiedo: dove sta la radice di tutta questa acredine? C’è chi lo giudica eretico, superficiale. Insomma siamo al ridicolo…

In “Sedevacantisti” tento di rispondere a tutte queste accuse che ormai si moltiplicano anche se francamente, per fortuna per il Papa, non provengono da nemici autorevoli. Dove sta la radice di tutto questo? Certamente Francesco è un Pontefice che pone seri interrogativi, che mette in discussione il “si è sempre fatto così”, che invita a superare la mentalità corrotta e collaudata della Curia romana e delle gerarchie ecclesiali. Tutto ciò non trova naturalmente accoglienza e disponibilità in tutti, bensì anche avversione in chi, pensando la Chiesa come una grande azienda, si vede distrutta una carriera che vedeva già assicurata. Promozioni e porpore con Francesco non sono più automatiche e scontate e quindi nei carrieristi nasce subito un sentimento di avversione nei confronti del Papa. Un’avversione che mette in moto alcune azioni tese a sabotare il pontificato e a costringere Bergoglio a dimettersi. I sedevacantisti vogliono soltanto accelerare il prossimo conclave.

 

La rivoluzione di Francesco divide e continua a dividere. Ti chiedo: resisterà Francesco? Le Conferenze Episcopali fanno resistenza (vedi quella USA)?

Francesco resisterà perché si sente parte di un disegno molto più grande di lui. È a guida della Chiesa per servire l’umanità e lo fa con una umiltà e una grandezza impressionanti. Che ci siano delle resistenze è più che normale, anche a livello di Conferenze Episcopali. Negli Stati Uniti Bergoglio può contare su pastori di sua totale fiducia che stanno applicando il suo magistero con grande attenzione. Ci possono essere delle diversità, ma non credo che quella degli Usa sia una Chiesa avversa al Papa. Ce ne sono altre, come quella polacca, più infastidite da certe posizioni di Francesco. E lo dicono apertamente.

Ultima domanda: Papa Francesco come vive tutto questo?

Ridendo. Credo che dopo essersi fatto una grande risata il Papa pensi alla sua agenda quotidiana che è abbastanza ricca. Francesco non si lascia turbare da nulla di tutto ciò. Va avanti spedito nella sua missione. Preferisce abbracciare un povero, un sofferente, un profugo piuttosto che perdere tempo con chi lo definisce eretico. E non si può non ammettere che fa proprio bene.

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