DALLE PAROLE AI FATTI. LE PRIORITA’ PER IL SINDACATO PER UNA NUOVA POLITICA INDUSTRIALE. INTERVISTA A GIUSEPPE SABELLA

Manifestazione dei lavoratrori Whirpool (LaPresse)

Oggi novemila lavoratrici e lavoratori riempiranno il Forum di Assago (Milano). Cgil, Cisl e Uil hanno infatti organizzato un’Assemblea nazionale di delegate e delegati dal titolo “Dalle parole ai fatti”. È un’iniziativa che dà seguito al percorso iniziato lo scorso gennaio con la definizione della piattaforma unitaria “Le priorità di Cgil, Cisl e Uil per il futuro del Paese”, e proseguito con le numerose mobilitazioni dei mesi scorsi. Ne parliamo con Giuseppe Sabella, direttore di Think-industry 4.0.

Lavoro, ambiente, giovani, fisco e pensioni: sono queste le priorità del Paese come sostengono Cgil, Cisl e Uil? O manca qualcos’altro?

Sono le giuste suggestioni da dare ad una politica sempre più priva di una visione di Paese e di prospettiva. Il sindacato pecca certamente di agilità, è un soggetto che non brilla nella comunicazione con l’esterno. Tuttavia, il confronto continuo che ha con il mondo datoriale, in particolare, lo tiene ancorato ai problemi dell’economia reale. Non è poca cosa, visto che lo sviluppo economico è – o, meglio, dovrebbe essere – il cuore di qualsiasi agenda politica. Usciamo da una stagione, quella del governo gialloverde, per cui non è stato così: quasi non si parlava di sviluppo economico. E i risultati si sono visti.

In particolare, a quali esiti si riferisce?

Siamo tornati in recessione economica dopo 14 mesi di economia col segno +. E poi, il capitolo delle crisi aziendali è sintomo di deboli iniziative che il governo prende rispetto a problemi che dovrebbero ricadere nella gestione ordinaria. E invece, da tempo continuano a esservi questi 150 casi – tra cui Whirlpool, Pernigotti, Embraco, Mercatone Uno, IIA, Comital per citarne alcuni… – che non trovano soluzione. Ma nemmeno risposte. Whirlpool poi è una vera patologia.

Cosa intende per patologia?

L’azienda ha naturalmente delle responsabilità, si tratta anzitutto di un investimento sbagliato: l’acquisizione di Indesit si è rivelata improduttiva per Whirlpool. Tuttavia, l’azienda non ha deciso di cedere il ramo d’azienda coinvolto, quello di Napoli, dalla sera alla mattina. Ad aprile aveva informato l’allora capo del Mise Luigi Di Maio, il quale ha preferito non rendere pubblica la vicenda per ragioni elettorali (a fine maggio vi erano le elezioni europee). Chiaro che se la gestione delle crisi aziendali viene subordinata a questioni di consenso elettorale, siamo in presenza di una politica che viene meno alla sua funzione di servizio alla persona. Ma c’è anche molto altro…

Ovvero?

Quando Di Maio si è insediato al Mise, è stato allontanato il dott. Castano che guidava quella divisione che aveva gestito con molta capacità le crisi aziendali negli anni più difficili. Un’intera task force rimossa senza alcun motivo. E i risultati non potevano che essere deficitari. Speriamo che il neo Ministro Patuanelli sia in grado di dare una svolta a questo problema.

Concretamente, cosa dovrebbe fare il governo in materia di lavoro?

Per tornare alle 5 priorità del sindacato, lavoro, fisco e ambiente – ma anche giovani – sono molto legate. Naturalmente, lavoro è sinonimo di impresa, industria. Ora: come fare per crescere impresa e lavoro? Bisogna essere consapevoli che impresa e lavoro crescono quando trovano le giuste condizioni per crescere: il fisco, per esempio, è una di queste. Sappiamo tutti quanto la pressione fiscale sia molto alta nel nostro paese, sia sull’impresa sia sul lavoro. E non a caso si parla di taglio del cuneo fiscale che può dare fiato ai redditi da lavoro più bassi. Inoltre, l’impresa trova condizioni migliori se la burocrazia viene semplificata, se l’energia costa meno, se le infrastrutture si sviluppano, e se i tribunali sono più efficaci e veloci nei loro tempi. Questa sarebbe una visione disviluppo economico, a cui si aggiunge il tema dell’ambiente. Il premier Conte ama parlare di green new deal e di sviluppo sostenibile, ma questo non si ottiene soltanto sensibilizzando e incentivando le imprese alla sostenibilità ambientale. In sintesi, il governo dovrebbe condividere con le rappresentanze di impresa e lavoro un programma di almeno 3 anni.

E poi vi è la questione giovani e occupazione giovanile…

Si. Questo è un punto molto dolente, per più di una ragione. In primis perché sono moltissimi i giovani che restano esclusi dal lavoro; in secondo luogo, un sistema poco capace di essere inclusivo per i giovani è un sistema che tiene ai margini i veri portatori di innovazione. Ma in questo caso vi sono responsabilità anche della nostra impresa.

Si spieghi meglio…

Il nostro sistema produttivo è molto eterogeneo. Certo, vi è un 35% delle nostre imprese che produce e compete sul mercato internazionale e distribuisce ricchezza. Sono imprese che hanno capito che il segreto per stare sul mercato è l’innovazione. E sono quelle imprese dove i giovani trovano spazio e, spesso, vengono valorizzati. Poi però abbiamo l’altro 65% di impresa che in parte lotta per la sopravvivenza in parte vive di rendita, fino a quando riesce però perché oggi è sempre più difficile. Qui i giovani faticano ad entrare, la maggior parte di queste aziende sono vecchie, non vi è stato ricambio. E, soprattutto, non vi è una visione di futuro. E laddove non vi è futuro, non possono esservi giovani.

Veniamo al tema pensioni. Secondo lei Quota 100 resterà in vigore?

Il tema delle pensioni è davvero indice di quanto l’Italia sia un paese ingessato. Sono 7 anni che litighiamo sulla riforma Fornero (2012) e chi si è proposto per il cambiamento, dopo averla contrastata da quando è nata, come soluzione ha voluto che si introducesse una via d’uscita per qualche privilegiato, Quota 100 appunto. Ora, premesso che la Fornero ritardava di due anni (e non di cinque) l’età pensionabile, ha senso che il tema pensioni occupi a tal punto l’agenda politica quando vi è qualche milione di lavoratori che non solo convive con la precarietà del lavoro oggi ma che non è nemmeno sicuro della pensione domani proprio in virtù del lavoro precario e della scarsa contribuzione versata? Una politica per il cambiamento è, anche, chiamata a qualche scelta complessa. Il consenso non può essere sempre l’unico criterio.

Un programma triennale condiviso con sindacati e rappresentanze di impresa. Ma nel breve periodo, cosa dovrebbe fare il governo per esempio con questa manovra?

Le risorse sono poche. Mi sembrerebbe buona cosa fermare Quota 100 e investire in taglio del cuneo fiscale e incentivi per l’industria 4.0. E poi bisognerebbe far ripartire davvero i cantieri.