Il “made in Italy” della guerra e le possibili alternative di disarmo. Intervista a Francesco Vignarca

Guerra in Siria (GettyImages)

La folle guerra di Erdogan contro i curdi è fatta anche, purtroppo, con armi “made in Italy”. Quello siriano non è l’unico teatro di guerra dove sono “protagoniste” le armi italiane. Ne parliamo, in questa intervista, con Francesco Vignarca Coordinatore della Rete Disarmo.

Siamo nel pieno della folle offensiva di Erdogan contro i curdi. Il tradimento di Trump, l’ipocrisia dell’occidente sono vergognosi. E questa guerra si fa anche con il “made in in Italy”. E così Vignarca?

Assolutamente. Per anni il Governo di Ankara è stato uno dei maggiori destinatari delle produzioni militari italiane, basti pensare che negli ultimi quattro anni sono state rilasciate autorizzazioni per armamenti del controvalore di 890 milioni di euro, mentre 463 milioni sono state quelle consegnate. E solo nel 2018 le 70 autorizzazioni rilasciate ammontano a oltre 360 milioni di euro di vendite. Purtroppo la continua erosione della trasparenza nei dati della legge 185/90 (che regola l’export di armi) non ci permettono di conoscere i dettagli specifici, ma almeno sappiamo la categoria di queste armi: armi o sistemi d’arma di calibro superiore ai 19.7mm, munizioni, bombe, siluri, razzi, missili e accessori oltre ad apparecchiature per la direzione del tiro, aeromobili e software.

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